Lazio, Tare: “De Vrij non andrà alla Juventus. Il mio rimpianto? Pastore”

Pubblicato il autore: Gabriele Tufano Segui


Il Diettore Sportivo della Lazio, Igli Tare, si è raccontato in una lunga intervista rilasciata alla Gazetta dello Sport. Tra i temi affrontati dal dirigente biancoceleste c’è stato quello legato al suo metodo, capace di condurlo a concludere colpi di mercato interessanti, giocatori giunti alla Lazio da sconosciuti e, indubbiamente anche grazie ad un percorso di crescita preciso, diventati fenomeni cercati da mezz’Europa. Tra questi possiamo citare i vari Milinkovic-savic, Luis Alberto, De Vrij, Felipe Anderson, per un certo verso anche lo stesso Immobile, il quale prima di approdare alla Lazio, aveva intrapreso una fase calante della sua carriera, e tanti altri.

Dunque, sulla sua metodologia, Tare ha dichiarato: “Metodo Tare? Non c’è, e non ci sono osservatori: non amo lavorare in tanti. Ho un collaboratore per i dati, uno che mi prepara clip dei giocatori, uno per l’analisi degli avversari. E poi i report di tanti amici in giro per il mondo. Ma la cosa che fa davvero bravo un d.s. è capire prima come può diventare un giocatore sconosciuto. E vederlo non basta: ci devi parlare”.

Poi, interessante è stato il passaggio dedicato alla Juventus, prossimo avversario in campionato della Lazio: “Contro la Juve ho segnato e vinto una volta sola: 2-0 Brescia nel 2002, 7’ di recupero, mai visto. Mazzone urlò: “Che è ‘sta robba?” e il quarto uomo: “Mi vergogno, ma scrivo i minuti che mi dicono”. Il potere Juve lo avvertivi, come oggi avverti che hanno i mezzi per controllare il mercato italiano, la loro politica aggressiva sui giovani di prospettiva. Il contrasto politico Lotito-Agnelli è lampante, ma con Paratici zero problemi: neanche per Keita, Milinkovic o De Vrji, che non andrà alla Juve anche se il suo nome è passato sul loro tavolo. Li considero un esempio per mentalità, metodi di lavoro: il meglio del calcio italiano, sì”.

Non è mancato neanche un accenno sulla situazione che sta vivendo il portiere bianconero, Gianluigi Buffon: “Non vuole ritirarsi? Io ho smesso 10 anni fa e Buffon è sempre lì, ma non mi fa effetto: se arrivi a quell’età con certi obiettivi e ambizioni è perché li vivi meglio, e ogni giorno te lo godi più di vent’anni fa perché te lo sei meritato. Da suo dirigente non gli darei consigli: sa da solo che è meglio lasciare in un momento ancora alto della carriera, ricordato come un campione, ma anche che i propri desideri devono essere compatibili con la programmazione di un club. Secondo me un altro annetto ce l’ha dentro, ma molto dipenderà dalla Champions: provare a vincerla con la Juve dev’essere una specie di ossessione”.

Tare, ha chiarito anche il retroscena di  mercato legato al mancato passaggio di Milinkovic-Savic alla Fiorentina: “Milinkovic era al Vojvodina, lo seguii grazie a un amico. Alto come me, e quelle doti tecniche: un crack, ma non potevo garantirgli di giocare quanto gli serviva. Lo monitorai al Genk per mesi, poi andai a prenderlo. La Fiorentina aveva contattato suo padre e fu per rispetto a lui che Sergej andò a Firenze quel giorno, poi rispettò me e il rapporto creato con i suoi agenti”. 

Il direttore sportivo della Lazio, poiha fatto chiarezza sulle voci di mercato degli ultimi giorni che vogliono Simone Inzaghi come prossmo allenatore della Juventus: “Inzaghi alla Juve? Non mi dà fastidio sentirlo: si cresce, ma devono ancora succedere cose e passare un paio di anni”. Infine il suo grande rimpianto continua ad essere, Javier Pastore: “In carriera ho fatto il classico passso falso da gavetta, il mancato acquisto di Pastore. Simonian mi fece avere il suo dvd, dissi “Top”, ma due agenti mi fecero credere che lui non c’entrasse con il ragazzo. C’entrava eccome, da allora diffido di certi agenti”.

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