Napoli, l'addio di Sarri per cominciare a vincere

Il Napoli in questo finale di stagione è alle prese con il testa a testa scudetto con la Juventus, ma il presidente Aurelio De Laurentiis sta giocando fuori dal campo un'altra partita altrettanto importante per l'imminente futuro, ovvero la questione rinnovo dell'allenatore Maurizio Sarri. Tutti in Europa ormai riconoscono le doti tecnico-tattiche dell'allenatore partenopeo che ha incassato anche i complimenti di Pep Guardiola del Manchester City e di Mauricio Pochettino del Tottenham, due tecnici di primissimo rango. Il presidente partenopeo vorrebbe il rinnovo della sua guida tecnica, ed ha presentato un'offerta da 3 milioni a stagione, l'allenatore però vorrebbe un milione in più rispetto a quelli offerti dal patron. Lo stesso Sarri dichiarò un anno fa, nella conferenza stampa prima della gara col Torino:" Fino ad ora con il calcio non mi sono arricchito, con il prossimo contratto invece mi vorrei arricchire. Lo sento come un obbligo nei confronti della mia famiglia".
L'allenatore è consapevole del fatto di essere entrato a far parte dell'elite degli allenatori europei, che ci sono club importanti pronti a pagare la clausola da 8 milioni per strapparlo agli azzurri ed offrirgli un contratto faraonico (l'ultima proposta in ordine temporale è arrivata ieri dal presidente del Monaco) ed una campagna acquisti superiore a quella che può permettersi un club come il Napoli. Sarri è altrettanto consapevole che questo è il punto più alto della sua carriera da allenatore e vorrebbe cercare di sfruttarlo per ottenere un contratto molto ricco, per questo motivo non ha ancora accettato la proposta di rinnovo fattagli dal patron azzurro dicendo di voler aspettare la fine del campionato. Dal canto suo, De Laurentiis, che non andrà oltre una certa offerta, ha iniziato a guardarsi intorno per l'eventuale dopo Sarri, giusto per non farsi trovare impreparato. Tanti sono i nomi sul tavolo: quello più alla portata è rappresentato da Marco Giampaolo della Sampdoria che permetterebbe di continuare il discorso tecnico iniziato da Sarri, un pò più dietro c'è l'allenatore della Lazio Simone Inzaghi ed infine l'ipotesi molto fantascientifica Luis Enrique. Ma siamo sicuri che l'addio di Maurizio Sarri farebbe tanto male al Napoli?
L'allenatore del Napoli durante il suo triennio alla guida degli azzurri ha portato la squadra ad un livello di prestazioni mai raggiunto fino ad ora. Il Napoli di oggi gioca il calcio più bello d'Italia ed uno dei più belli in Europa per stessa ammissione di altri tecnici, i singoli hanno avuto una crescita esponenziale del loro valore di mercato: Jorginho, vero metronomo del Napoli di Sarri che con Benitez vedeva molte partite dalla panchina è diventato un calciatore di livello internazionale cercato dal Manchester United, Ghoulam era uno dei terzini sinistri migliori nel panorama europeo e nonostante l'infortunio è ancora oggetto del desiderio delle big europee, Hysaj è nel mirino di Arsenal e Bayern Monaco, Mertens dopo la sua trasformazione ad attaccante puro ha visto le sue valutazioni impennarsi nonostante i 30 anni, per non parlare di calciatori come Allan e Zielinski nonostante quest'ultimo debba ancora migliorarsi.
Ma quello che fa riflettere è che la squadra di Sarri in 3 anni non abbia vinto nulla. E' vero che la Juventus domina in campo nazionale ma questo non può rappresentare una giustificazione. Nella due stagioni concluse il Napoli ha ottenuto un secondo e un terzo posto in campionato, in Coppa Italia è stato eliminato una volta ai quarti per mano dell'Inter e una volta in semifinale dalla Juventus, in campo internazionale le cose non vanno di certo meglio: eliminati dal Villareal ai sedicesimi di Europa League e l'anno successivo fatti fuori dalla Champions League agli ottavi per mano dei campioni d'Europa del Real Madrid. Questo doveva essere l'anno della consacrazione e dei titoli ma fino ad ora la situazione non è andata benissimo: fuori ai quarti di Coppa Italia con l'Atalanta, fuori dalla Champions in un girone non proprio di ferro, fuori dall'Europa League per mano di un Lipsia tutt'altro che imbattibile come dimostrato nella gara di ritorno e in campionato dopo aver occupato la testa per molto tempo ora si ritrova a -4 dalla Juventus con uno scontro diretto da giocare a Torino ed in un momento di forma non eccelso.
Fatti tutti i complimenti all'allenatore c'è da prendere atto di alcuni suoi errori nella gestione dei calciatori che a tratti è sembrata scellerata: rinunciare ad un'alternanza lungimirante dei calciatori e puntare sempre sugli stessi 11/12 non è sembrata una scelta vincente, schierare alcune riserve in Champions League contro lo Shakhtar perdendo 2-1 una partita che si è rivelata cruciale per il destino europeo del Napoli per poi la domenica successiva vincere in maniera larga in casa col Benevento con gli undici titolari è una scelta quantomeno discutibile.
Un altro aspetto da non sottovalutare è la mancanza di soluzioni alternative al classico gioco del Napoli, gli avversari hanno capito il modo di giocare degli azzurri e adottano delle contromisure che portano i partenopei ad avere grandi difficoltà a sbloccare le partite, sprecare un grande quantitativo di energie e a volte anche a passi falsi come contro il Chievo, la Fiorentina o il Sassuolo. C'è anche da prendere atto che il gruppo sta rendendo al massimo e forse meglio di così non può proprio fare, a meno di 4/5 innesti nel mercato estivo pronti per essere valide alternative ai titolari o addirittura insediare la loro titolarità.
Ed ultimo, ma non per importanza l'incapacità da parte di Maurizio Sarri di dare la scossa nelle partite bloccate, quelle in cui bisogna portare a casa il risultato che sembra in bilico per larghi tratti, al di là del gioco: a parere mio esistono due tipologie di allenatori capaci in modi diversi di fare ciò, i tecnici che hanno un carattere forte e che sanno trasmettere alla squadra la scossa emotivamente (si pensi all'ex tecnico della nazionale Antonio Conte capace di fare un mezzo miracolo agli ultimi Europei con una rosa di bassissimo livello) e i tecnici tatticamente superiori, che sanno leggere i momenti della partita e stravolgerla con i cambi (in ciò l'indiscusso maestro è Massimiliano Allegri, si pensi al 3-1 dello Stadium fra Juventus e Milan). Purtroppo Sarri non è in nessuna delle due categorie.
Ecco quindi che per questa lunga serie di motivi un cambio di guida tecnica al termine della stagione potrebbe rappresentare una svolta positiva per il Napoli. La novità potrebbe essere rappresentata da Simone Inzaghi, tecnico di una Lazio che sta facendo vedere grandi cose in campionato ma soprattutto in Europa League, tutti abbiamo ancora davanti agli occhi la prestazione straordinaria per quantità, qualità e intensità sfoderata contro il Salisburgo.Il cambio di allenatore infonderebbe motivazioni nuove all'ambiente e il cambio di modulo con il passaggio alla difesa a 3 potrebbe rappresentare una rottura col passato, potrebbe far conseguire al Napoli maggiore solidità, caratteristica imprescindibile se si vuole contrastare e porre fine ad un dominio, quello juventino, che sembra destinato a rinnovarsi anche questa stagione.