Baggio: 16 anni fa l’addio al calcio tra le lacrime.

Pubblicato il autore: Demetrio Segui

16 maggio 2004. Milan-Brescia, ultima gara di campionato, il Milan è oramai matematicamente Campione d’Italia dopo un testa a testa contro la Roma, ma nonostante non ci sia più nulla da dire per il campionato, questa partita rimarrà per sempre nella memoria degli sportivi e degli appassionati di calcio: la leggenda Roberto Baggio saluta quel mondo che per tanti anni è stato casa sua.

La carriera di Baggio

Roberto Baggio ha rappresentato per tanti anni il calcio italiano. Campione universale amato da tutti i tifosi per quel suo carattere tranquillo e per la poesia che sapeva trasmettere con la palla tra i piedi. “Da quando Baggio non gioca più, non è più domenica” canta Cesare Cremonini e penso che questo suo pensiero sia condiviso dalla maggior parte delle persone che hanno ammirato il Divin Codino durante la sua lunga carriera. Dal Vicenza al Brescia passando per la profonda storia d’amore vissuta con la Fiorentina che causò, forse, la più grande ribellione da parte di una tifoseria nel momento in cui fu venduto agli acerrimi rivali della Juventus. Successivamente Milan, Inter, Bologna prima dell’incontro che gli ha allungato la carriera con l’allenatore Carlo Mazzone. Probabilmente non tutti sanno che dietro la famosa corsa di Mazzone sotto la curva dell’Atalanta c’è un gol proprio del numero 10. Una carriera fatta di gioie, come la coppa uefa 1992-1993 vinta con la Juventus da capitano, e di tormenti. Tormenti per quelle ginocchia che non gli hanno dato tregua, ma forse hanno contribuito a renderlo ancora più un’icona del calcio italiano e mondiale, perchè tornare dopo il primo infortunio è roba che possono fare tutti, tornare dopo il secondo grave infortunio patito all’altro ginocchio è impresa più ardua, non da tutti: devi avere il calcio che ti scorre nelle vene. 220 gol in 490 presenze nei campionati con i club. E poi la nazionale: già la nazionale che lo ha consacrato in occasioni delle notti magiche di Italia 90 e anche nei successivi mondiali di Usa 94, con quella doppietta alla Nigeria da vero trascinatore. Ma si sa il destino, a volte sa essere avverso e allora capita che sia il numero 10 a sbagliare il rigore nella lotteria della finale contro il Brasile, mai un penalty è passato così tanto alla storia, e capita ancora che nei mondiali di quattro anni dopo, in territorio francese, sia proprio lui ad andare vicino al golden-gol durante i quarti contro i padroni di casa che poi ci sconfissero ai rigori. Di Baggio si ricordano gol fantastici come quello a Napoli con la maglia della Fiorentina, una cavalcata trionfale ripetuta poco tempo dopo con la stessa maglia davanti al pubblico rossonero di San Siro. Baggio è stato anche la doppietta con cui ha trascinato l’Inter in Champions, nello spareggio contro il Parma, mentre lui aveva le valigie in mano a causa del dissidio con Lippi. Baggio è stato tutto questo e anche di più: è stato anche quello sguardo composto quando nel 1993 ricevette il premio forse più importante della propria carriere: il Pallone D’Oro che terrà conservato nella sua casa e, ogni volta che lo guarda, si ricorda quello che è stato quando indossava le scarpe con i tacchetti.

16 maggio 2004: Minuto 85.

E’ per tutto quello che è stato Roberto Baggio che, quando Mazzone al minuto 85 di Milan-Brescia lo chiama in panchina per la meritata standing-ovation, tutto San Siro si alza in piedi a rendere omaggio al campione Roberto Baggio. Lui saluta visibilmente commosso, in lacrime. Se ne va in silenzio portandosi dietro e dentro di sè un pezzo di storia del calcio italiano.

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