Coronavirus, Bassetti: “Genoa? La Waterloo dei tamponi”

Pubblicato il autore: Mario Nuvoletto Segui


L’intero mondo continua a lottare contro la pandemia da Coronavirus. Mentre si combatte contro il tempo per evitare che i contagi aumentino e si rischi un nuovo lockdown, il calcio italiano è partito con tutti i protocolli sanitari per evitare il contagio e riprendere la propria attività. Però questo non è bastato. Sì, perché nelle scorse settimane ci sono stati continui contagi all’interno delle squadre di Serie A che non ha fermato l’inizio della stagione, attivando tutti i protocolli contro il Coronavirus. Ieri, però, la svolta, con la società Genoa che ha fatto sapere la positività di 14 tesserati, di cui 8 giocatori, scatenando un probabile maxi focolaio all’interno della massima competizione italiana di calcio. La squadra nella giornata di domenica aveva sfidato il Napoli nel match valevole per la seconda giornata di Serie A. Ora il campionato è a rischio, con probabile rinvio della partita del Genoa contro il Torino e del big match Juventus-Napoli, con i partenopei in attesa del responso dei tamponi eseguiti subito dopo la notizia della positività di 8 giocatori della squadra ligure.

A proposito del nuovo focolaio da Coronavirus è intervenuto tramite un post su Facebook il professor Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive dell’ospedale San Martino di Genova: “Quello che sta accadendo al Genoa potrebbe rappresentare la Waterloo dei tamponi“. Con questa frase inizia il proprio post il professor Bassetti che poi continua: “Dopo poche ore dall’esito di tamponi negativi per tutta la squadra si è assistito a numerose positività con probabili conseguenze importanti sul futuro del campionato di serie A. I tamponi possono dare, da una parte una falsa patente di negatività e di liberi tutti e dall’altra produrre un esercito di positivi asintomatici. Rischiamo di far circolare soggetti negativi al tampone ma in fase di incubazione che trasmettono il virus e chiudere in casa altri con tampone positivo che non trasmettono a nessuno“. Il virologo poi conclude: “Occorre rimettere al centro la clinica fatta di segni e sintomi, che unita alla virologia, rimane lo strumento migliore per la gestione della pandemia da Coronavirus”.

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