Intervista esclusiva a Gaby Mudingayi: "Devo tutto al Torino. Bologna, è l’anno buono per l’Europa. Pioli rialzerà il Milan"

La nostra redazione ha intervistato l'ex centrocampista di Torino, Bologna e Lazio, Gaby Mudingayi, che dopo l'addio al calcio del 2017 sta studiando da agente. I legami speciali con Di Vaio e Pioli e la riconoscenza verso i tifosi granata. Ecco le sue parole.

Due sole sconfitte e terza miglior difesa del campionato. Sono questi alcuni numeri del Bologna rivelazione della Serie A, in piena zona Champions League a quattro giornate dalla fine del girone d’andata. Più ancora delle cifre a far sognare i tifosi rossoblù è il mix di efficacia e qualità che sa esprimere la squadra di Thiago Motta, capace di vincere dando spettacolo, ma pure di farlo soffrendo quando serve. Per approfondire il magic moment degli emiliani la redazione di SuperNews ha raggiunto Gaby Mudingayi, ex centrocampista dei rossoblù tra il 2008 e il 2012, oltre che di Lazio e Torino. Il belga conosce bene uno degli artefici dalla scrivania di questo Bologna, Marco Di Vaio, suo ex compagno di squadra.

Mudingayi, lei ha giocato in un Bologna molto diverso da quello attuale anche a livello societario. Cosa pensa della sorprendente marcia della squadra di Thiago Motta e del suo amico Di Vaio, braccio destro del ds Sartori? Ritiene che sia davvero l’anno buono per tornare in Europa?

Seguo con interesse il Bologna. La squadra sta facendo benissimo, ma va dato merito anche alla società. Sono stato a Casteldebole e posso dire che a livello di organizzazione e di infrastrutture il club è già di altissimo livello proprio grazie al gran lavoro del presidente e di tutti i suoi collaboratori a partire da Di Vaio. Conosco bene Marco: è un ragazzo eccezionale, lavora con professionalità, capisce di calcio e ha sempre dato l’anima per il Bologna, in campo e ora fuori. Come accade nelle grandi squadre i giocatori possono concentrarsi solo sul campo perché la società non fa mancare niente e questo è un grande vantaggio. La squadra è forte, l’allenatore preparato, i tifosi hanno entusiasmo: c’è davvero tutto per continuare a fare bene, credo che arrivare in Europa sia possibile già quest’anno.

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Molto diversa è la situazione che sta vivendo un’altra sua ex squadra, la Lazio. Vede analogie tra la stagione attuale e quella vissuta da lei nel 2007 in cui la Champions League tolse energie e qualche punto?

Sicuramente la Champions può aver distratto, ma penso che il problema della Lazio sia che la rosa è cambiata tanto sul mercato. Ci sono tanti giocatori nuovi ai quali va dato tempo di adattarsi a quello che richiede l’allenatore. Sappiamo che serve tempo per assimilare le direttive del gioco di Sarri e comunque quella di Milinkovic-Savic, che era un giocatore perfetto per l’allenatore, è stata una perdita pesante. Comunque la classifica è corta e il campionato ancora lungo, non sono partiti bene, ma il tempo per recuperare non manca. La Lazio deve stare sempre tra le prime.

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Tra i tanti allenatori che ha avuto in Italia ci sono stati anche Stefano Pioli a Bologna e Walter Mazzarri all’Inter. Entrambi, al Milan e al Napoli, non stanno vivendo momenti facili. Che ricordi ha di loro?

Con Pioli ho avuto e ho tuttora un grande rapporto. Ci sentiamo ancora, con lui quell’anno a Bologna facemmo tutti benissimo, ottenemmo 51 punti sfiorando la zona Europa in un campionato molto competitivo. Anche il Milan come la Lazio ha cambiato tanto e serve tempo perché i nuovi assimilino i meccanismi, ma Pioli al Milan ha sempre fatto bene. Durante una stagione può capitare di avere dei passaggi a vuoto, ma sono sicuro che saprà tirare fuori la squadra dal momento di difficoltà. Mazzarri l’ho avuto all’Inter, ma praticamente non sono mai stato a disposizione perché ero infortunato. Anche lui è un allenatore esperto e preparato. Conosce Napoli e la Serie A, è arrivato da poco ed è presto per giudicare il suo lavoro.

Le ultime due domande sono su di lei. Dopo il suo ritiro nel 2017 è uscito dal mondo del calcio, decidendo di restare a vivere in Italia. Ha in programma di tornare nell’ambiente e se sì in quale ruolo? E c’è qualche giocatore della Serie A attuale in cui si rivede per caratteristiche?

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Sto studiando per diventare agente, è un lavoro che mi affascina e per il quale mi sento portato. A diventare allenatore non penso, ritengo ci voglia la vocazione che non penso di avere. Quello che mi piace è cercare talenti e soprattutto consigliarli a fare le scelte migliori e per farlo mi piacerebbe sfruttare le tante conoscenze che ho in Italia e non solo. L’Italia ce l’ho nel cuore, mi permetta di approfittarne per mandare un saluto ai tifosi del Torino. Il Toro mi ha fatto amare il vostro paese, quando sono arrivato non conoscevo una parola d’italiano, ma in città sono stato accolto benissimo. In un anno e mezzo abbiamo fatto cose grandiose e ottenuto una promozione memorabile purtroppo vanificata da quello che sappiamo, ma ringrazierò sempre il Toro per la fiducia che mi ha dato. Oggi non vedo molti giocatori con le mie caratteristiche, ma anche perché il calcio è cambiato. Ai miei tempi andavano di moda mediani di fatica davanti alla difesa, penso a Gattuso e Makekele, oggi il ruolo è cambiato ed un centrocampista deve saper fare tutto: impostare, rifinire, inserirsi e segnare. È l’evoluzione del calcio…