Intervista esclusiva a Francesco Repice: "Allegri al livello di Ancelotti. Mourinho? Sbagliato cacciarlo, ma De Rossi non sarà parafulmine"

La nostra redazione ha intervistato il popolare radiocronista Rai, voce della nazionale. Il suo parere ai nostri microfoni sui temi calcistici del momento: dalla recente svolta sulla panchina della Roma al duello per lo scudetto tra Inter e Juventus.

Mercato, turni di Coppa Italia, la Final Four di Supercoppa italiana e un campionato che va avanti a ritmi serrati. Per il calcio italiano l’inizio del 2024 è stato intensissimo, ma purtroppo parlare solo di cose di campo sembra impossibile. Tra caos Var e tristi fenomeni di ritorno, come il razzismo negli stadi, è sempre tempo di polemiche. A poche ore dalla scomparsa di Gigi Riva, mito eterno di un calcio che non c’è più, la nostra redazione ha intervistato Francesco Repice, noto e amatissimo radiocronista Rai nonché voce della nazionale italiana, per conoscere il suo punto di vista sui temi del momento.

Repice, non possiamo che partire dalla scomparsa di Gigi Riva. Lei è da anni al seguito della Nazionale e avrà di sicuro tanti ricordi e aneddoti delle giornate passate insieme ad uno dei miti più amati e trasversali del calcio italiano.

Raccontare ricordi personali potrebbe far sembrare di voler diventare più importanti del personaggio in questione. E con Gigi Riva non si può correre questo rischio. Lasciamo che vegli su di noi e facciamoci guidare dal suo esempio, come giocatore, come dirigente e come uomo. Mi limito a dire che in un solo pomeriggio ha fatto molto di più e lasciato un segno molto maggiore di quanto avrebbero potuto fare 1000 parole.

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Passando al calcio giocato, è stata la settimana della Supercoppa. L’Inter ha vinto ribadendo la propria forza, ma nel frattempo le cose si sono complicate in campionato, tra il sorpasso della Juventus e il difficile calendario che attenderà i nerazzurri. Secondo lei l’orizzonte della squadra di Inzaghi resta sereno o ci sarà davvero un testa a testa per lo scudetto?

È difficile pensare di poter vincere senza avere un’antagonista all’altezza. Lo scorso anno è accaduto al Napoli, ma è stata un’eccezione. L’Inter ha trovato un avversario molto solido, ma secondo la mia opinione resta la squadra più forte e più completa.

Ritiene sorprendente la marcia della Juventus? Ed è d’accordo con chi sostiene che Allegri sia il vero top player dei bianconeri a fronte di un organico buono, ma non eccezionale o comunque non da scudetto?

Il cammino della Juventus mi sta sorprendendo. Ritengo che quello che sta facendo la squadra sia conseguenza diretta anche del gran lavoro svolto a livello di settore giovanile. La Juve ha mostrato di avere un progetto, di vedere il proprio vivaio in un modo differente rispetto alle altre squadre e ora si vedono i frutti. L’artefice di tutto questo è Allegri che sta facendo rendere al meglio una squadra che a livello di organico in particolare in difesa e a centrocampo non è all’altezza non solo dell’Inter, ma anche di almeno altre due avversarie. Vero è che quest’anno la Juventus può allenarsi in maniera più continua e che in questo senso non avere le coppe è un vantaggio, ma a livello di gestione del gruppo Allegri è ormai al livello di allenatori come Ancelotti e Mourinho.

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A proposito di Mourinho non posso non chiedere a Francesco Repice un parere sul ribaltone sulla panchina della Roma e sulle prime mosse di De Rossi, che ha subito rivoltato la squadra anche dal punto di vista tattico presentando la difesa a quattro e una squadra più propositiva. Si aspettava un approccio così autoritario?

Secondo me abbiamo la tendenza a dare troppa importanza all’aspetto tattico in Serie A. Per un giocatore per stare ad alti livelli non può fare troppa differenza difendere a tre o a quattro. Detto questo la Roma non ha una rosa di così alto spessore tecnico in difesa e a centrocampo. L’attacco è il punto di forza, il reparto dove si concentrano i giocatori migliori e quindi va sfruttato. Non si può puntare a certi obiettivi se il livello dei giocatori non è eccelso e qui mi ricollego a Mourinho. Quando arrivò a Roma disse ‘Non sono io che devo scendere al livello dei giocatori, ma loro che devono salire al mio’. È successo perché in due anni ha raggiunto due finali di Coppa, vincendone una e perdendo l’altra in modo ingiusto, dopo aver eliminato in Europa League squadre come Bayer Leverkusen, Salisburgo e Feyenoord. Per riuscirsi ha dovuto alzare il livello mentale dei giocatori. Ritengo che la decisione di esonerarlo non sia stata giusta, ma anche che prendere De Rossi sia stato giusto. Sono però sicuro che Daniele non sarà un parafulmine. Quando sarà il momento avanzerà alla società le stesse richieste fatte da Mourinho per rinforzare la rosa e fare in modo di raggiungere gli obiettivi che una tifoseria come quella della Roma merita.

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Una battuta finale sui brutti fatti di Udine. Come spesso accade in questi casi hanno parlato tutti e in tanti hanno cercato di proporre soluzioni. La realtà è che 19 anni dopo il caso Zoro in Messina-Inter sembra non essere cambiato nulla.

La verità è che a quei personaggi non interessano punizioni o possibili squalifiche. L’importante è non minimizzare, non dire ‘non è razzismo, è solo ignoranza’. L’ignoranza è razzismo. Qualsiasi provvedimento in casi come questi rischia di essere inutile perché parliamo di soggetti che non sono neppure in grado di capire le punizioni. Il concetto di rischio non risulta intercettabile per loro. È come l’acqua che scorre sull’impermeabile: non la senti. Vanno sicuramente individuati uno ad uno, ma meritano solo di essere umiliati e di venire messi davanti ad uno specchio. Di certo questa non è una rappresentazione del mondo ultras, che è molto di più e che anzi viene inquinato da questi individui.