Intervista esclusiva a Carmine Gautieri: "Bari è il mio rimpianto. Playoff di C? Occhio a Casertana e Taranto. L'Atalanta è un modello"

La nostra redazione ha intervistato l'ex giocatore, tra le altre, di Bari, Roma e Napoli, oggi allenatore, per avere un punto di vista qualificato sulla crisi che attanaglia i pugliesi, a rischio retrocessione in Serie C. L'ex giallorosso elogia De Rossi e il club bergamasco.

Un anno fa di questi tempi a Bari stava sfumando il sogno della promozione diretta in Serie A, cullato per buona parte del campionato. A malincuore la piazza accettò l’idea di giocarsi ai playoff il salto di categoria, poi beffardamente sfumato. Meno di dodici mesi dopo i tifosi biancorossi temono il ritorno in Serie C, spauracchio concreto quasi al termine di una stagione da incubo. Per inquadrare il momento dei biancorossi reduci dal terzo allenatore esonerato, Beppe Iachini, la nostra redazione ha raggiunto un grande ex, nonché cuore biancorosso, come Carmine Gautieri. All’ex giocatore, tra le altre, di Roma e Atalanta abbiamo chiesto un parere anche sul “fenomeno De Rossi”, oltre che sul quasi imminente inizio dei playoff di Serie C che decreteranno la quarta promozione in B.

Gautieri, grazie per aver accettato il nostro invito. Non possiamo che partire dalla situazione venutasi a creare a Bari dopo il terzo esonero della stagione. Lei conosce bene la piazza, ma anche Iachini, che ha avuto a Piacenza. Sembrava il profilo giusto per tirare fuori la squadra dai guai, invece non è scattato il feeling con la squadra. Il parallelismo con Napoli viene spontaneo, trattandosi della stessa proprietà. Quando si cambia tanto il sospetto è che le colpe maggiori siano della società, più che dei tecnici…

Purtroppo noi allenatori dipendiamo dai risultati e quando non arrivano il primo a pagare è sempre chi sta in panchina. Non voglio credere alla voce secondo la quale sarebbero stati i giocatori a chiedere l’allontanamento di Iachini. Non sarebbe stato corretto nei confronti dell’uomo e del professionista, prima ancora che di un tecnico che per la categoria è una certezza. In effetti le situazioni di Bari e Napoli hanno punti in comune. Non era facile ripetere due annate così belle, con la Serie A sfumata per 30 secondi e con lo scudetto vinto, ma quanto è successo era impensabile. Purtroppo adesso il Bari rischia davvero grosso, ma spero e penso che possa salvarsi. Non immagino neppure una piazza così di nuovo in Serie C.

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Lei ha lasciato grandi ricordi a Bari, con la promozione in A e l’ottima annata successiva, quella del suo debutto in massima serie. Da allenatore purtroppo è andato solo ad un passo dalla panchina biancorossa, nel 2013. È stato di nuovo vicino in seguito a guidare il Bari? Avrebbe accettato un’eventuale chiamata quest’anno?

Non essere ancora riuscito ad allenare il Bari è il più grande rammarico della mia carriera di allenatore. È un grosso rimpianto e ancora oggi non me lo perdono. Mi fa soffrire il fatto di essere ricordato dalla gente di Bari come colui che si è dimesso prima dell'inizio del campionato e non per quanto ho dato da giocatore. Eppure dimettendomi ho rinunciato a un contratto importante anche sul piano economico. Purtroppo da quell’anno non sono più stato contattato. Quest'anno avrei accettato al volo la chiamata del Bari per cercare di salvarlo perché sono ancora molto legato alla piazza. Pago quella scelta sbagliata, ma la speranza di tornare in qualsiasi veste c’è ancora.

Un’altra squadra in cui ha lasciato il segno nel cuore dei tifosi è la Roma. De Rossi sta facendo un grande lavoro e di queste ore è la notizia della sua riconferma. A volte, tuttavia, dà l’impressione di voler strafare dal punto di vista tattico, come nelle formazioni presentate a Firenze e Udine…

De Rossi sta facendo cose straordinarie, sta incidendo sotto tutti gli aspetti. A mio avviso fa bene anche a cambiare assetto e uomini quando lo ritiene opportuno. Non tutte le partite sono uguali. Nel primo tempo contro l’Udinese non abbiamo visto la Roma che ci aspettavamo, ma giocando ogni tre giorni ed avendo a disposizione una rosa forte è giusto fare turnover. È anche un modo per dare importanza a tutti. Se non gioca Dybala c’è Baldanzi, se non c’è Lukaku c’è Abraham… Poi, certo, mi faccia dire che se non si fosse chiamato De Rossi e non avesse avuto il passato che ha probabilmente la società non l’avrebbe chiamato e oggi sarebbe un allenatore disoccupato come ce ne sono tanti. Questo è però un problema legato alla mentalità che c’è in Italia, dove se un tecnico sbaglia un anno o due viene dimenticato. Per fortuna c’è qualche eccezione. Penso alla Juve Stabia, che ha vinto il campionato di C affidandosi ad un tecnico preparato che ha avuto un percorso “normale”. O al Mantova, che ha fatto lo stesso dopo il ripescaggio puntando su giocatori che venivano da annate non esaltanti. Non dare opportunità a chi è reduce da una o due stagioni sfortunate è un errore. Il resto lo fanno i social, dove si legge di tutto non appena arriva un profilo non gradito…

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Questa considerazione si adatta bene al suo amico Eusebio Di Francesco, che a Frosinone si sta rilanciando dopo qualche annata difficile. Dopo un ottimo inizio, tuttavia, i ciociari sono stati risucchiati in zona retrocessione. Come vede la corsa alla salvezza che coinvolge un’altra squadra alla quale è legato come l’Empoli? L’abitudine di queste squadre a lottare sul fondo può risultare decisiva rispetto a formazioni come Sassuolo e Udinese che avevano altri obiettivi?

Ritengo la rosa del Frosinone competitiva per raggiungere l’obiettivo della salvezza. Senza dimenticare la presenza di un bravo allenatore che fa giocare bene la squadra e pure di un dirigente top come Guido Angelozzi, che nei momenti di difficoltà ha difeso Di Francesco così come aveva fatto allo Spezia con Italiano. Il Frosinone dovrà giocare tre scontri diretti quindi può salvarsi, così come l’Empoli. Penso che si deciderà tutto all’ultima giornata perché anche Sassuolo, Udinese e Verona sono squadre attrezzate. Poi, certo, l’abitudine a lottare per questi obiettivi può dare qualcosa in più.

Triestina e Avellino sono state due delle sue ultime esperienze da allenatore. Come vede queste squadre nei playoff di Serie C? Pensa si possa ripetere un exploit come quello del Lecco dello scorso anno o la quarta promossa uscirà tra le big della categoria che disputeranno la post season?

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Penso che anche quest’anno assisteremo a playoff molto incerti e spettacolari. Sulla carta Padova, Vicenza, Triestina e Avellino hanno qualcosa in più, senza dimenticare il Benevento, ma consiglio di prestare attenzione a due possibili mine vaganti. Mi riferisco alla Casertana e soprattutto al Taranto. I pugliesi hanno una squadra forte. Capuano ha fatto un buon lavoro, ma non concordo quando dice che la qualificazione ai playoff è stata un’impresa. La rosa è competitiva con diversi giocatori navigati che conoscono la categoria. Magari dal punto di vista tecnico ci sono squadre più forti, ma chi vorrà vincere i playoff dovrà fare i conti con Casertana e Taranto.

L’ultima domanda la faccio sull’Atalanta. Lei ha giocato a Bergamo in un’epoca molto diversa da quella di oggi, nella quale la squadra faceva l’ascensore tra la Serie A e la B. C’è chi pensa che per suggellare l’era Gasperini serva mettere le mani su un trofeo e chi ritiene che notti come quella di Anfield valgano come, se non di più, rispetto alla conquista di un titolo. Lei da che parte sta?

Non esagero se dico che l’Atalanta oggi è tra i tre o quattro club più importanti d’Italia. Sono spesso a Bergamo per vedere le partite e frequento anche Zingonia. Posso garantire che è davvero un altro mondo. Stiamo parlando di una società forte e all’avanguardia, che sa programmare e investire, anche nel settore giovanile. Vincere la Coppa Italia o l’Europa League è una possibilità, ma una notte come quella di Liverpool è già un evento storico, per il risultato e per come questo è arrivato. L’Atalanta è un valore aggiunto per il calcio italiano e vince ogni anno, a prescindere dai titoli, perché la società sa migliorarsi di continuo grazie al lavoro dei dirigenti. Gasperini è bravissimo, ma questa non è una notizia. Semmai non dobbiamo dimenticarci come tutto sia partito. Dalla difesa che la società fece del tecnico il primo anno nonostante il pessimo avvio di stagione.