Danilo Di Luca: la nuova vita dopo la squalifica per doping

Pubblicato il autore: Vincenzo Palumbo Segui

Danilo Di Luca non sembra avere rimpianti dopo la squalifica a vita (unico ciclista insieme a Lance Armstrong ad aver avuto una simile condanna – ndr). Uno dei più grandi talenti italiani dopo l’era Pantani, maglia rosa finale al Giro d’Italia 2007, non sembra pentito di aver collezionato 3 squalifiche in 6 anni: “Sarebbe ipocrita, all’epoca tutti facevano quello che bisognava fare per vincere. Nel mio ciclismo era impossibile riuscirci senza doping: se volevi risultati, dovevi adeguarti o mollare tutto. E io volevo vincere, a qualunque costo, fin da bambino. Triste, tristissimo ma era così. Oggi è cambiato tutto, per fortuna. Non posso dire che l’Epo facesse bene, ma c’era modo e modo di assumerla: se ti facevi il giusto, non rischiavi. Chi esagerava o faceva le trasfusioni da solo si giocava la vita: di esempi ce ne sono fin troppi”.

Leggi anche:  Johan Bruyneel tuona: "Il ciclismo è pieno di ipocriti. Lance Armstrong era meno dopato di gente come Basso e Ullrich"

Adesso Danilo Di Luca vende bici d’elitè

Raggiunto nel suo negozio di bici nel centro di Pescara, l’ex ciclista dichiara al Corriere della Sera: “Mi sono fatto male, però oggi faccio il mestiere che mi piace. Non essere più nel ciclismo mi dispiace ma non ho bisogno di quel mondo per vivere”.
Ad ogni modo Danilo Di Luca che faceva infiammare i tifosi con i suoi scatti rudi e la sua pedalata forte e vincente, ci tiene a precisare: “Vincevo perché ero il più forte. Se nessuno di noi si fosse dopato, avrei vinto lo stesso come avrebbe vinto Pantani, un fenomeno molto più forte di me: bastava vederlo pedalare per capire”.

  •   
  •  
  •  
  •