Johan Bruyneel: “Il doping era una regola non scritta. L'Uci sapeva tutto

Johan Bruyneel torna a parlare del doping nel ciclismo nel periodo di Armstrong. Al riguardo, in un'intervista rilasciata a RTBF ha affermato: “Il doping era una regola non scritta. Quando passi professionista, entri in un mondo che ti mette presto davanti ad un dilemma: o ti adatti e ti dopi, oppure scompari. Il primo anno è difficile e rimani sospeso, ma poi durante il secondo anno realizzi che quelli che erano con te tra gli amatori, adesso ti staccano. All’improvviso vedi i ragazzi attorno a te diventare macchine al Tour de France. Bene, cosa fai? Puoi dire di no, ma dopo sai che dovrai dire no al tuo lavoro, la tua passione e getti via tutti gli anni di sofferenze e sacrifici per raggiungere il professionismo".
Johan Bruyneel, le dichiarazioni sul doping
Bruyneel ha poi proseguito su Armstrong: "Correvamo tutti il rischio che un giorno qualcuno avrebbe rotto il muro del silenzio. Non avrei mai pensato che ci sarebbe stato un accanimento senza fine contro me e Lance. A un certo punto c’è bisogno di una qualche celebrità da prendere come esempio e Armstrong era la vittima perfetta”.
Sull'Uci poi ha specificato: "Loro sapevano. Hanno fatto tutto quello che era in loro potere. Non c’era nessuna metodologia clinica per scoprire l’EPO, così si sono basati sulla regola del 50% di ematocrito. Questo dimostra che erano consapevoli che i prodotti dopanti stavano circolando”.
Sui tempi attuali ha chiosato: "Sto vedendo un cambio di mentalità. Con i giovani oggi non devi nemmeno parlarci di doping. Non entra nei loro ragionamenti, è completamente fuori dalla loro cultura. Anche le vitamine sono molto limitate”.