The Guardian celebra Nibali: “Pochi hanno regalato emozioni come lui. Le folle lo acclameranno”

Pubblicato il autore: Margot Grossi


Nella giornata di ieri, il The Guardian, storico quotidiano britannico, ha celebrato lo squalo siciliano: “Il corridore della vecchia scuola Vincenzo Nibali si prepara per quello che potrebbe essere il suo ultimo Giro d’Italia”. Dalla prossima settimana partirà quella che è la corsa più attesa dell’anno. Il campione messinese, correrà nella quinta tappa nella sua città natale, dove ci saranno numerosi tifosi ad aspettarlo.

L’attacco del pezzo dello scrittore sportivo Jonathan Liew non è dei più incentivanti: “Venerdì inizia il Giro d’Italia e Vincenzo Nibali non lo vincerà. Probabilmente dovremmo essere chiari su questo all’inizio. Nibali l’ha vinto due volte in precedenza, nel 2013 e nel 2016, ma quello era un uomo più giovane e più affamato”. Come affrontato proprio da lui due giorni fa nella lunga chiacchierata-intervista con il Direttore di Tuttobiciweb Pier Augusto Stagi, il ciclista italiano sa bene cosa gli aspetta e quali sono i suoi limiti fisici. Per questo motivo, arriva alla corsa rosa con i riflettori spenti, anziché accesi.

Il giornalista ha continuato: “Ora ha 37 anni, non vince una gara di prestigio da tre anni e ha perso gran parte del tempo di allenamento dopo aver preso il Covid all’inizio dell’anno. Quando Nibali dice che i suoi obiettivi principali sono correre per il suo compagno di squadra dell’Astana-Qazaqstan Team Miguel Ángel López e, si spera, fare un paio di tappe, non sta bluffando”. Lo stesso Vincenzo Nibali, ha ammesso che avrà un ruolo importante al fianco del proprio capitano, ma che arriverà al Giro a fari spenti.
Difficile dunque, aspettarsi un suo colpaccio, piuttosto, potrebbe cercare di giocarsi un successo di tappa.

The Guardian: “Vincenzo Nibali non vincerà ma…”

Qualche anno fa, quando a Nibali fu chiesto il perché non vincesse più, lui risposte in modo secco e deciso: “Essere battuti non è lo stesso che fallire”. Una frase che racconta tanto sulla competitività che avvolge la sua personalità.

L’editorialista ha poi continuato: “Forse nessuno sport impartisce quella lezione in modo più bello del ciclismo, uno sport di lavoro di squadra e sacrifici disinteressati, di attacchi andati ed eroismo condannato, in cui la prima persona oltre il traguardo è spesso il dettaglio più casuale di tutti. Mentre si avvicina a quello che potrebbe essere il suo Gran Tour in casa, pochi corridori hanno incarnato questa massima come Nibali, un uomo che per tutto ha vinto negli anni: tutti e tre i Grand Tour, 15 tappe, due Giri di Lombardia, Milano-Sanremo. Sarà ricordato soprattutto per come ha fatto sentire le persone”. Sono infatti tante, troppe, le emozioni che Vincenzo ha fatto provare a tutti gli appassionati di ciclismo in questi lunghi anni.

Jonathan Liew ha affermato: “Quest’anno il Giro tornerà in Sicilia e nella città natale di Nibali, Messina. Nonostante tutto il pedigree italiano in questo sport, la Sicilia non è mai stata davvero un territorio per il ciclismo. In effetti, le opportunità quando Nibali cresceva lì erano limitate che, a 14 anni, fu costretto a lasciare la casa e trasferirsi in Toscana per provare a farcela da professionista. E quindi queste strade e pendii familiari hanno ora per lui un duplice significato: un ricordo non solo nella vita che ha creato per se stesso, ma della vita che ha lasciato alle spalle. Dopo aver vinto il Giro di Sicilia lo scorso ottobre è crollato tra le braccia dei compagni e ha pianto come un bambino. Quell’emozione non è mai stata lontana dalla superficie, in bici o fuori di essa”.

“…le folle saranno lì ad aspettarlo e ad acclamarlo”

Liew ha evidenziato come questo sia uno sport molto complesso: “Forse è per questo che le folle, e in particolare quelle italiane, rispondono a Nibali in un modo che poche folle di ciclisti fanno comunque. Questo è uno sport pieno di lividi e lividi, uno i cui eroi sono sommariamente bruciati e disonorati, in cui nessuno è mai abbastanza sicuro di ciò che stanno vedendo e quindi nessuno è mai abbastanza sicuro di come sentirsi. Ma sia nella vittoria che nella sconfitta, le persone provano cose su Nibali. Vogliono salutarlo ed esaltarlo. Vogliono correre su per le montagne e catturare le gocce di sudore dalla sua faccia. Vogliono credere”.

L’articolista della stampa britannica ha fatto una riflessione sul duro momento che il ciclismo italiano sta vivendo: “Per il pubblico italiano rappresenta anche un’altra cosa. Dall’ultima vittoria di Nibali al Giro nel 2016 nessun altro italiano ha vinto la gara, né la versione maschile né quella femminile. Un sesto vincitore straniero consecutivo costituirebbe la più lunga siccità della storia del paese. La lingua dominante del gruppo è ora l’inglese. Il travolgente flusso di denaro nello sport proviene da paesi extraeuropei: Bahrain, Israele, Emirati Arabi Uniti, Stati Uniti. L’Italia non ha una propria squadra di livello WorldTour da sei anni e nonostante la sua ricca eredità quella sensazione di declino – di uno sport che un tempo dominava ma che ora appartiene a tutti gli altri – è difficile da sfuggire. Nibali, da parte sua, non è mai stato un tipo di cavaliere ai miei tempi. Anche così, quando i rivali più giovani iniziano a superarlo, mentre lo sport inizia a professionalizzare e compartimentare, di tanto in tanto si rileva un pizzico di nostalgia lì. Spesso ha lamentato la tirannia dei dati, il modo in cui alcune persone cercano di ridurre questo panorama di tattiche e intuizioni a un gioco di wattaggi e curva di potenza. Per Nibali, il primo e miglior guadagno marginale è sempre stato il racecraft: l’istinto non solo di soffrire e vincere, ma di onorare e divertire”.

Jonathan Liew a Nibali: “Essere battuti vedi, non è lo stesso che fallire”

E probabilmente, se Nibali ha vinto la metà delle gare che avrebbe potuto vincere, c’è un motivo. “Oggi se i ciclisti si dopano, saranno beccati”,aveva dichiarato qualche tempo fa. Jonathan Liew si è espresso in proposito: “Questo, forse, è il modo in cui Nibali ha vinto così spesso gare che non aveva alcun interesse a vincere. In salita o in discesa, sul selciato o in strada, nell’arco di sei ore o tre settimane: Nibali ha sempre confidato nella sua capacità di leggere una gara, di tracciarne i colpi di scena e le interazioni, la sua “voglia di attaccare, di prova senza calcolare”, come disse una volta. Milano-Sanremo potrebbe non essere proprio la classica per velocisti di una volta, ma la vittoria di Nibali nel 2018, scomparendo in cima al Poggio e mantenendo il vantaggio fino al traguardo, conta ancora come uno dei suoi shock più clamorosi. Le vittorie hanno iniziato a prosciugarsi negli ultimi due anni. Tuttavia, a un certo punto durante il Giro di quest’anno puoi essere certo che Nibali lancerà un attacco e puoi essere altrettanto sicuro che l’accoglienza che lo accoglierà sarà uguale a qualsiasi cosa sentita nelle prossime tre settimane. Forse sarà anche alle pendici dell’Etna, le piste che percorse da solo da bambino, ma che ora si animano con la vista delle bici, una rivoluzione a cui in gran parte ha ispirato. Essere battuti vedi, non è lo stesso che fallire”. Liews ha concluso così l’editoriale che ha introdotto il ciclista siciliano alla corsa della Gazzetta, quella stessa corsa che Vincenzo Nibali ha sempre sognato da bambino.

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