Valentino Sciotti a SuperNews: “Lo sponsor è sempre un punto di riferimento per gli atleti. Froome? Il suo gesto, per me ha un valore che va molto oltre il risultato”

Pubblicato il autore: Annamaria Sabiu

Valentino Sciotti
Supernews ha avuto il piacere di intervistare in esclusiva Valentino Sciotti, fondatore e Ceo di Fantini, main sponsor del team di ciclismo Israel- Premier Tech di cui fa parte anche Chris Froome. Sciotti ha raccontato la sua attività, l’avvicinamento al ciclismo e ha espresso il suo punto di vista sul Tour de France, conclusosi da pochi giorni.

Valentino Sciotti, fondatore e Ceo di Fantini, ci racconta come è nata questa sua passione e i primi passi dell’azienda?
Vivendo in un territorio dove il vigneto rappresenta quasi l’unica coltura, inevitabilmente ci si sente attratti dal mondo dei vini. Io che sono sempre stato un sognatore, ho sempre creduto che ci fosse una carenza grave nel processo di approccio al mercato.  Proprio partendo da questa convinzione, ho voluto inseguire il sogno di realizzare una azienda vinicola di successo, partendo senza vigneto, cantina e linea di imbottigliamento. Per dare credibilità al mio sogno,  ho pensato che tantissimi ristoranti che vincono la stessa Michelin, sono gestiti da grandi Chef che non hanno la proprietà di nulla ma hanno l’arte nella trasformazione di grandi ingredienti, in grandi piatti. A quanto pare, la cosa ha funzionato e ha aperto la strada a tantissimi giovani che oggi sanno che con un ottimo progetto, possono evitare di lasciare la loro terra.

Cosa si nasconde dietro un buon calice di vino?
Dentro ogni calice di vino, ci sono storie di sacrifici, passione e di esperienza. Il vino nasce da un lavoro in vigna lungo 12 mesi, che è solo l’inizio del ciclo al quale deve seguire un processo di trasformazione che deve avere come obiettivo finale la realizzazione di un prodotto perfetto da ogni punto di vista!.

Fantini è approdata anche in Sardegna, con la linea Atzei. Ci racconta il progetto? Perchè proprio la Sardegna?
Il mio primo lavoro da commerciale è stato proprio in Sardegna. Malgrado fossi poco più che un ragazzino e vendessi macchine industriali o agricole, ero attratto dalle grandi distese di vigneti che vedevo ed alle quali, non faceva seguito altrettanta notorietà dei vini.
La zona in cui avevo un concessionario, era quella di Sanluri, proprio vicino a Mogoro. Qui, oggi è nato un progetto/sogno tenuto in cassetto per quasi 40 anni. La mia missione per il futuro, è quella di far conoscere sempre di più i vini sardi nel mondo, per poter aiutare a far continuare a vivere tanti vigneti che altrimenti, sarebbero a rischio estirpazione.

Che impatto ha avuto il Covid per la sua azienda?

Il Covid non ha inciso in termini di fatturato, ma ha messo alla prova la nostra capacità di reinventarci sempre. Siamo passati infatti dall’avere il 70% di distribuzione nei ristoranti, ad avere lo stesso volume, nei supermercati. Oggi il vero lavoro, sarà quello di riconquistare lo spazio perso nella ristorazione di tutto il mondo.

Come si è avvicinato al mondo del ciclismo e c’è un ciclista in particolare che l’ha fatta innamorare di questo sport?
Mi sono avvicinato al mondo del ciclismo fin da ragazzino, quando sognavo di poter diventare un campione ma ho presto capito che forse non avevo le qualità per riuscirci. Allora ho fatto tesoro di quanto imparato dal ciclismo. Ho usato la stessa predisposizione al sacrificio, che avevo negli allenamenti, applicandolo al mondo del lavoro. Così ho scoperto che il ciclismo lo avrei potuto vivere lo stesso ai massimi livelli, ma da un’altra posizione.

Valentino Sciotti, lei è il main sponsor del team Israel. Che tipo di rapporto si viene a creare durante la stagione ciclistica tra sponsor e la squadra?
Lo sponsor è sempre un riferimento per gli atleti, in quanto loro vedono in noi persone che hanno raggiunto il successo e così, diventiamo fonte di spirazione per gli atleti. Spesso ci si sente per sapere come procede il nostro lavoro e noi chiediamo come procede il loro. Parliamo di obiettivi e strategie perchè, dietro ogni successo c’è sempre l’esatta individuazione degli obiettivi e la realizzazione della giusta strategia.

In questo Tour de France, abbiamo visto un Chris Froome in crescita dopo anni di buio a causa di un brutto infortunio. Secondo lei può ancora rivestire un ruolo da protagonista nelle grandi corse?
In tutta onestà, non credo che Froome possa tornare ad essere ciò che è stato, forse proprio perchè sente il peso delle aspettative e questo gli toglie la serenità necessaria per tornare a splendere. Al Tour ci ha mostrato che un grande atleta sa compensare quello che potrebbe mancare nelle gambe, con la voglia di raggiungere l’obiettivo. Il suo gesto, per me ha un valore che va molto oltre il risultato.

Ha seguito la sfida tra Pogacar e Vingegaard al Tour de France? Se Valentino Sciotti dovesse stilare un bilancio anche della sua squadra, cosa gli è rimasto impresso di questa Grande Boucle?
Ho seguito ogni tappa e sono rimasto entusiasmato dalla sfida tra due giganti come Pogacar e Vingegaard. Non hanno avuto paura ad attaccarsi ripetutamente ma, come sempre nel ciclismo, alla fine hanno vinto tattica e fortuna. Parlando della Israel, credo che due vittorie di tappa siano un bottino che va oltre ogni aspettativa. La vittoria del canadese Houle, è stato un momento molto toccante, vista la storia del fratello morto giovanissimo in bici, per il quale voleva vincere una grande gara.

  •   
  •  
  •  
  •