Gianmarco Tamberi a SuperNews: “Stupito positivamente dal mio debutto stagionale. Radermi la barba a metà? E’ nato tutto per gioco…”

Pubblicato il autore: Francesca.Capone. Segui


Il campione italiano di salto in alto Gianmarco Tamberi è stato intervistato dalla redazione di SuperNews. L’altista di Civitanova Marche ha commentato la prestazione della recente competizione “Bruno Zauli”, dopo che l’emergenza CoVid19 lo ha costretto a stare lontano dai campi sportivi per circa quattro mesi. Tamberi si è raccontato ai nostri microfoni, svelandoci i suoi nuovi progetti e il retroscena della sua caratteristica barba a metà. Vittima del disastroso infortunio alla caviglia sinistra che nel 2016 gli impedì di partecipare alle olimpiadi di Rio, Gimbo, come spesso viene chiamato, ha saputo reagire e prefissarsi nuovi obiettivi, come quello di Tokyo 2021.

Come ti sei allenato in questo periodo di stop? Questa stasi prolungata ti ha dato maggiore motivazione o ci sono stati momenti di sconforto, vista la crisi che ha coinvolto anche il mondo dello sport?
Abbiamo avuto la fortuna di prevedere lo stop degli allenamenti, siamo riusciti ad organizzarci e a portare a casa tutti gli strumenti fondamentali per mantenerci in attività: l’80% dell’allenamento sono riuscito a portarlo a termine, mentre il 20% non completamente, dal momento che avevo bisogno del campo sportivo per allenarmi. Per ciò che riguarda la parte motivazionale, inizialmente è scesa tanto: stavamo preparando un’Olimpiade, e la notizia del suo rinvio ci ha destabilizzato. C’è stato un po’ di sconforto. Tuttavia, dopo aver metabolizzato la situazione d’emergenza, ci siamo rimboccati le maniche e abbiamo cercato di guardare avanti, lavorando e migliorando le prestazioni.

Nella competizione del “Bruno Zauli”,  dopo quasi 4 mesi di stop, hai raggiunto i 2.25 al primo tentativo e sfiorato i 2.30 al terzo. Sono dei risultati prestabiliti, ti aspettavi di far meglio o sei sorpreso tu stesso del risultato?
La risposta esatta è l’ultima. Sinceramente, non mi aspettavo di esprimermi in questo modo, soprattutto perché la mia rincorsa non è stata quella totale, ma è stata più breve, quindi saltare 2.25 al primo tentativo e sbagliare di poco i 2.30 è già un risultato di livello. In questo momento particolare, il fatto di non gareggiare contro avversari, di non avere un pubblico ad assistere sono fattori che influenzano la prestazione in negativo. Per questa ragione, riuscire a fare 2.25 alla prima e fallire di poco i 2.30 credo sia stata la prova di una buona prestazione. Per essere il mio debutto stagionale, devo dire di essere sorpreso in positivo.

Il 25 giugno gareggerai in una competizione inedita: quattro campi sportivi da diverse parti del mondo saranno uniti virtualmente tra di loro in un’unica manifestazione (Ancona, Giaveno, Germania e Le Bahamas) in una sorta di “Italia contro il resto del mondo”, con te e Sottile a rappresentarci. Cosa ti aspetti da questa competizione e dai tuoi avversari?
Sicuramente, sarà un format completamente nuovo, dal momento che si tratterà di una gara in cui saremo tutti davanti ad uno schermo: io da Ancona e Stefano da Torino, un atleta tedesco dalla Germania e un ragazzo delle Bahamas, che gareggerà dall’altra parte del mondo. Sarà un contesto particolare, come tutte le novità divertente, e avremo modo di capire se sarà un tipo di competizione riproponibile anche in futuro. Abbiamo cercato di rivedere la stessa idea di “gara” per rimodularla sottoforma di competizione a squadre, “Italia contro il resto del mondo”: ci sarà un punteggio che verrà attribuito a seconda del salto, a seconda del tentativo e del risultato. Tutti i dettagli verranno spiegati prossimamente. Speriamo che, grazie a questa iniziativa, riusciremo a tirarci sù a vicenda e a trovare nuovi stimoli, l’uno dall’altro.

Ti vedremo competere con la barba rasata a metà?
Per forza. Altrimenti non sarei io. (Ride).

Come è nata l’idea di raderti la barba per metà?
E’ nata un po’ per gioco, nel 2011, prima di una gara che mi presentava come favorito. In realtà, mi lasciavo alle spalle un infortunio importante, e avevo paura di deludere le aspettative, di non essere all’altezza di quello che la gente potesse immaginare. Ero molto teso e, per stemperare la tensione, decisi di tagliarmi la barba a metà. Ho fatto una cazzata. (Ride). In quella gara, però, raggiunsi un ottimo risultato, che mi portò a vincere con grande distacco. Mi stupii di quanto riuscii a saltare, e associai quel risultato al particolare taglio della barba. Da allora, è diventato il mio personale rito scaramantico.

Quali tra i tuoi tanti successi ha un valore particolare?
I campionati italiani del 2016 disputati ad Ancona. Nonostante si tratti di una competizione meno prestigiosa rispetto ad altre, in quel momento ero davanti al pubblico di casa, davanti ai miei parenti. Riuscii a saltare i 2.36, mi avvicinai tantissimo anche ai 2.40, misura che contraddistingue i buoni saltatori dai saltatori che hanno fatto la storia. Fare tutto questo davanti ai miei familiari, ai miei amici, alla mia città è stato bellissimo.

L’infortunio alla caviglia sinistra subìto nel 2016 ti tolse la possibilità di partecipare alle Olimpiadi di Rio, dopo aver stabilito a Montecarlo il nuovo primato italiano del salto in alto: 2.39. Cosa passa nella mente di un atleta, di un campione del tuo calibro, in una situazione così delicata e difficile? Quali sono i punti di riferimento a cui aggrapparsi per potersi rialzare?
Inizialmente, la sensazione è quella di aver perso l’unica cosa a cui si tiene di più al mondo, la cosa che si pratica da anni, il sogno che si coltiva da sempre: conquistare la medaglio d’oro alle Olimpiadi. Procedeva tutto in maniera perfetta, avevo stabilito il nuovo record italiano a venti giorni dalle Olimpiadi. Ero in una condizione stratosferica. Con quell’infortunio, ho perso tutto in uno soffio. E’ stato un dramma, vedevo tutto nero. Per una settimana, ho fatto realmente fatica a fare qualcosa di diverso dal piangere. Poi, fortunatamente, sono riuscito a reagire, a rimboccarmi le maniche, a darmi un’altra opportunità, forse anche più grande: un’eventuale vittoria alle Olimpiadi di Tokyo varrebbe mille delle medaglie di Rio.

Hai conosciuto nella tua carriera un atleta, anche avversario, da cui hai imparato a livello tecnico e/o dal punto di punta umano?
Più di uno. Nella mia disciplina il primo avversario siamo noi stessi, poiché dobbiamo superare record fatti in passato o raggiungerne di nuovi. Il primo obiettivo è superare noi stessi, gli avversari hanno un ruolo differente rispetto, per esempio, al tennis. Nel salto in alto, se entrambi gli atleti fanno il personale, entrambi torneranno a casa soddisfatti e contenti, nonostante si sancisca ugualmente un vinto e vincitore. Ciò permette di coltivare anche dei rapporti personali differenti, più forti. Noi siamo tutti molto amici, ci diamo dei consigli e ci aiutiamo a vicenda. Il campione del mondo in carica Barshim è stato per me un punto di riferimento importante, mi è sempre stato vicino, anche nel momento drammatico dell’infortunio. Abbiamo instaurato un’amicizia così profonda tanto da essere stato invitato al suo matrimonio due anni fa, in Svezia.
Si creano davvero delle grandi amicizie, si va oltre lo sport.

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