Luca Mezzano a SuperNews: “La mancanza di un vice Brozovic il problema dei nerazzurri. Torino-Inter? Clamoroso errore arbitrale, impossibile non pensare male”

Pubblicato il autore: Francesca.Capone.

Il match di domenica scorsa Torino-Inter, terminato 1 a 1, è ancora un tema caldissimo, e SuperNews ha colto l’occasione per intervistare Luca Mezzano, ex giocatore di entrambe le squadre. L’ex difensore, che con la maglia nerazzurra ha vinto la Coppa Uefa nel 1997-1998 e che ha totalizzato più di 100 presenze con la maglia del Torino, la sua squadra del cuore, ha analizzato nel dettaglio la partita, rintracciando luci e ombre, punti di forza e punti di debolezza dell’Inter di Inzaghi e della formazione di Juric. Inoltre, Mezzano si è espresso sulla lotta scudetto e ci ha parlato dei suoi ricordi calcistici più emozionanti.

Luca, Torino-Inter è terminata 1 a 1. Parto con il chiederti se il risultato, secondo te, è un risultato giusto.
Se ragioniamo in base alle occasioni avute da entrambe le squadre, direi di sì: l’Inter è una grande squadra, ma il Toro ha fatto una grande partita. Sono contento perché ho rivisto il Torino di inizio stagione, che quando è in questa condizione riesce a giocarsela con tutti i club, anche quelli di primissima fascia. Tuttavia, non si può far finta di niente: il risultato è stato condizionato da un errore clamoroso, che non ha alcuna spiegazione e che fa venire una gran rabbia ai tifosi del Toro e a chi ama questo sport. Ci si chiede come sia possibile che il VAR non intervenga o che veda immagini fuorvianti. Questo fa alimentare ancora di più la malafede, perché bastava far vedere l’immagine più eclatante, e non quella ripresa da dietro. Non si può non pensare male. Questo dispiace per il calcio, per i tifosi, perché si tratta di un’ingiustizia enorme.

Perché il Torino riesce sempre a mettere in difficoltà le grandi?
Perché quest’anno il Toro ha trovato un’identità ben precisa con Juric. Inoltre, ha trovato una grande convinzione, supportata da una buona struttura di base e da tanti ottimi innesti come Brekalo, Pobega, Mandragora, Ricci. Sono tanto cresciuti anche Lukic e Vojvoda. Inoltre, Juric sa farsi seguire in tutto dai suoi giocatori, e quando la squadra ha una condizione fisica importante è un po’ come l’Atalanta di questi anni. Certo, al Torino manca ancora quella qualità, soprattutto nei ricambi, ma riesce ad essere una squadra che non ti fa giocare, che non ti fa respirare, che toglie energie a qualsiasi avversario e che quando ha palla ha sempre quei tre riferimenti davanti, quindi le occasioni le crea. 

Quanto è cresciuto Bremer? Alla luce del suo incredibile exploit, secondo te, potrebbe lasciare il club granata per approdare in una big italiana o estera?
Bremer ha avuto una crescita esponenziale. Già lo scorso anno ha fatto un campionato di altissimo livello e quest’anno, cosa più difficile, lo sta confermando, sia dal punto di vista difensivo che dal punto di vista dei gol segnati. Io credo che il brasiliano sia pronto a qualsiasi palcoscenico, perché è bravo sull’uomo, a campo aperto, di testa, ha personalità e segna. E’ ancora un difensore relativamente giovane, con ancora margini di crescita, ma ad oggi ha un profilo di altissimo livello. Sta facendo benissimo da centrale di una difesa a tre, e avrà da lavorare un po’ sulle dinamiche diverse di una difesa a quattro per completare il suo bagaglio da difensore, ma per quanto mi riguarda Bremer è prontissimo per qualsiasi squadra top, in Italia o all’estero. Da tifoso del Toro, mi auguro che possa rimanere almeno un altro anno con la maglia granata perché, avendo il Torino una buona base, con qualche innesto e con un giocatore di questa qualità può sognare di lottare per un posto in Europa.

Contro il Torino i nerazzurri hanno guadagnato un punto pareggiando in extremis. Qual è l’attuale problema di questa Inter? Quanto pesa la mancanza di un reale sostituto di Brozovic?
Il limite più importante dell’Inter è proprio la mancanza di un sostituto di Brozovic. Con un centrocampo a tre il regista è un giocatore fondamentale: deve prendere il controllo del gioco, deve dominare nel mezzo. Se non hai un giocatore che ha quelle geometrie, quella personalità e quella capacità di far girare la squadra intera, ovviamente fai anche più fatica a far arrivare la palla davanti, a costruire da dietro in maniera pulita, a servire una mezzala che possa a sua volta aiutare le due punte. Per me, è questa l’unica grande pecca di questa squadra. Per quanto riguarda il match contro il Torino, l’Inter la sua partita l’ha giocata, le sue occasioni le ha costruite, ma sicuramente ha perso un po’ di smalto. La squadra c’è, ma essendo Brozovic un giocatore fondamentale per i meccanismi di gioco, la sua mancanza può essere un problema alla lunga. C’è da sperare che il croato stia sempre bene.

Ti ha convinto la formazione iniziale schierata da Simone Inzaghi?
Per come concepisco io il calcio, Vecino lo vedo ben poco regista, lo trovo più adatto agli inserimenti e lo considererei più come mezzala in un centrocampo a tre. Credo che inizialmente potesse essere schierato Gagliardini, giocatore che credo abbia più geometrie e che metta più ordine in campo rispetto a Vecino, che trovo un po’ più “disordinato”. Questo è il mio parere da esterno, ma è Inzaghi a lavorare con la squadra, quindi avrà avuto le sue motivazioni per fare quella determinata formazione.

Questa Inter è psicologicamente appannata, ma proprio in questo momento del campionato non può permettersi di sbagliare. Da cosa devono ripartire i nerazzurri per far sì che il sogno scudetto non sfumi?
Devono ripartire dalla consapevolezza che ormai siamo al rush finale di questo campionato, che la squadra è lì, con un match da recuperare che può permettere di andare a meno 1 dal Milan. Per questo, l’Inter ha tutte le credenziali per giocarsela fino alla fine, ha qualità tecnica e fisica ed è allenata da un mister preparato. Bisognerebbe adesso cercare di non vivere questo periodo in maniera eccessivamente negativa. I nerazzurri se la devono giocare come hanno sempre fatto, si trovano in una bella e apertissima lotta con Milan, Napoli e Juventus, club che potrebbe rientrare in corsa dopo un avvio difficilissimo. E’ ancora tutto da giocare.

Chi tra Napoli, Juventus, Milan, Inter vedi più attrezzata e motivata per la corsa scudetto?
La Juventus ha grande esperienza ed è abituata a vincere, quindi da questo punto di vista è la squadra che ha qualcosa in più. Se parliamo del gioco, il Napoli, quando ha tutti i suoi giocatori al top, in attacco ha davvero tanta qualità, mentre il Milan è una squadra solida che ha creato un feeling particolare con il suo mister, e questo si vede in campo e in tutti gli interpreti che ruotano, giocano e danno sempre risposte importanti. Io credo che ad oggi non ci sia una favorita, è davvero difficile fare un pronostico, quindi godiamoci questo finale di stagione e “che vinca il migliore”!

Oggi si parla del talento di Messi, Haaland, Cristiano Ronaldo, Mbappé, ma tu hai avuto modo di giocare con Ronaldo il Fenomeno quando eri all’Inter. Credi si possa fare un paragone tra quel giocatore e le “attuali glorie” del calcio?
Io sono rimasto impressionato e folgorato dal primo Ronaldo, con il quale ho avuto la fortuna di giocare insieme. Ronaldo aveva qualità tecniche e fisiche da marziano, era un ragazzo straordinario, umile e simpaticissimo, che faceva sempre gruppo. Io penso che se in allenamento avesse avuto la cura e la maniacalità per il dettaglio, quella che magari ha Cristiano Ronaldo, avrebbe potuto fare veramente tanto di più. Purtroppo, poi, è stato fermato da due gravi infortuni al ginocchio. Il Ronaldo dell’ultimo anno al Barcellona e del primo all’Inter credo sia difficile da paragonare a qualsiasi altro giocatore, perché aveva uno strapotere fisico incredibile ed era tecnicamente un fenomeno, un giocatore in grado di vincere le partite da solo. Certo, Messi è un talento straordinario, forse per alcuni aspetti supera anche Maradona, Haaland è un giocatore di una potenza unica, con dei numeri pazzeschi nonostante sia giovanissimo, ma Ronaldo rimane sempre Ronaldo.

Il tuo più bel ricordo con la maglia granata e con quella dell’Inter?
I ricordi più belli con la maglia dell’Inter sono due: la presentazione a San Siro durante la Pirelli Cup, davanti a 60.000 persone, e la vittoria della Coppa Uefa. Per quanto riguarda il Toro, la squadra di cui sono tifoso e con cui sono cresciuto, dico l’esordio dal primo minuto contro l’Udinese con gol sotto la Maratona, un’emozione veramente unica, e poi la vittoria dei play-off nello spareggio contro il Perugia, dove conquistammo la Serie A davanti ad uno stadio gremito e dopo una partita tirata fino al 120esimo minuto. Un ricordo indelebile, ancora oggi mi emoziono quando ripenso a quella partita.

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