Simoncelli, il padre da brividi: "Un vento che sapeva di morte"

Simoncelli
Qualche giorno fa è stato l'anniversario della morte di Marco Simoncelli. Era il 23 ottobre 2011, il circuito quello di Sepang, e Il destino ha voluto che l'anniversario cadesse proprio nel fine settimana in cui la MotoGP ha fatto tappa a Misano, sul circuito intitolato alla memoria dello sfortunato pilota romagnolo. Inoltre sempre il destino beffardo ha fatto sì che l'ultima gara di Valentino Rossi cadesse proprio in quel giorno. Allora ecco che tutto assume più senso e rende più bello questo sport.

Papà Paolo in tutti questi anni ha tenuto vivo il ricordo di Marco con la Fondazione intitolata al figlio. Inoltre a lui è dedicato il team di Moto3, la SIC58 Squadra Corse. Ritorna sempre il numero 58, numero che riaffiora oggi nelle parole del padre del pilota, in un racconto da brividi che vi proponiamo qui sotto.

Papà Simoncelli: "Dovevo fermare Marco, ma era troppo tardi"

A Sepang quel giorno faceva caldissimo, quell'asciugamano bagnata era il modo per trovare refrigerio: mancava ormai pochissimo alla partenza della corsa. Paolo Simoncelli vide quell'immagine e sentì che qualcosa non era come doveva essere. Il resto è il racconto da pelle d'oca fatto ai microfoni di Sky: "È l'unico rimpianto della mia vita, non avergli fatto girare quell’asciugamano. Ogni volta che guardo quell’immagine, mi fa male. Quello stesso giorno, sono arrivato nel box con quell’asciugamano e l’ho posato dove facevo di solito, ma mi è caduto tutto per terra. Allora ho preso il motorino per andare lungo la pista per vedere la gara: appena ho varcato il cancello, mi è arrivato addosso un vento gelato che sapeva di morte, lo giuro. Una sensazione proprio di morte, al punto che mi sono detto ‘Devo andare a fermare Marco’. Mancava un minuto all’inizio della gara, ormai non c’era più tempo, il mio motorino non andava bene… Quei cinque minuti lì sono stati terribili".

Ha poi continuato: "Non ho mai pensato che Marco potesse morire. Ho sempre pensato magari a un incidente, a un’invalidità, ho pensato che sarebbe potuto rimanere sulla sedia a rotelle, ma mai che potesse morire – racconta papà Paolo – Quella sensazione di morte l’ho avuta soltanto quando sono entrato in pista il giorno della sua scomparsa. È stato veramente terribile. Quell’asciugamano alla rovescia sulla testa di Marco è l’unico rimpianto della nostra vita, della mia vita. Non ho rimpianti, io e mia moglie rifaremmo tutto, ma quell’asciugamano che non ho voluto girare per non disturbarlo ce l’ho nella mente. Rifaremmo comunque tutto perché Marco era felice, era un ragazzo veramente felice".