Verso Sassuolo-Bologna, il derby dei gemelli diversi

Pubblicato il autore: Davide Corradini Segui


Verso Sassuolo-Bologna, il derby dei gemelli diversi. I due club si somigliano, entrambi gli allenatori predicano un bel gioco d’attacco eppure incassano troppi gol: è già una sfida delicata?

Verso Sassuolo-Bologna, un derby dalle mille sfaccettature

Per essere un derby senza storia, Sassuolo-Bologna di venerdì sera è già una piccola classica. Troppo diversi e troppo uguali i due mondi per riuscire a restare indifferenti, la sfida con la tradizione più breve a questi livelli nella storia dell’Emilia Romagna è anche quella tra due modi di fare calcio che riflettono lo scarto tra le due realtà: simili forse solo per potenza economica.

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Il Sassuolo, padrone di casa per l’occasione, è creatura di Giorgio Squinzi, il patron della Mapei scomparso qualche settimana fa. Era grande amico della famiglia Saputo, con la quale ha fatto anche affari in Canada (dal papà di Joey, Lino, il re delle colle, comprò uno stabilimento produttivo). Ha dato alla società prima ancora che alla squadra una sua impronta precisa, trattandola come un’azienda: è stato più facile farlo in un contesto di scarsa pressione, perché la piazza neroverde è esattamente il contrario di quella rossoblù, dove il blasone si misura anche in scudetti, sette. A Bologna certe scelte non si possono fare con la stessa tranquillità, come ha scoperto lo stesso Saputo, che pur facendo parte di una delle famiglie più ricche del mondo ha scelto di strutturare un club in modo moderno, delegandone la gestione a uomini di fiducia: un conto è rischiare di retrocedere a Sassuolo, un altro è farlo sotto le Due Torri, dal punto di vista ambientale.

Sassuolo-Bologna, questione di allenatori. In questo senso la sfida di venerdì sera è un po’ il derby dell’ansia, che finirà tutta sulle spalle di chi dovesse perdere il match: la classifica di entrambe non preoccupa, al momento, ma nessuna può permettersi il minimo errore. In campo andranno i giocatori, e anche qui gli intrecci recenti sono abbastanza, come per gli allenatori che si sono seduti su entrambe le panchine come Mandorlini, Pioli, Arrigoni o quelli che hanno addirittura sfiorato l’altra piazza, come De Zerbi o Di Francesco. I neroverdi hanno avuto le mani più libere per fare cose che i cugini felsinei, intesi come società, avrebbero voluto realizzare da tempo: il Mapei Stadium di proprietà è sicuramente un vantaggio non da poco, nei confronti di un Bologna che ancora non sa quando potrà trasformare il Dall’Ara in senso moderno. Anche se poi gli abbonati e le presenze allo stadio più stagionato, sono molti di più rispetto a quelli del Sassuolo, visto che il Bologna gioca sempre in casa e il Sassuolo ha traslocato a Reggio Emilia senza acquistare tifosi nuovi, anzi.

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Sassuolo-Bologna, la situazione sul campo. Sul terreno di gioco le cose sono simili nelle differenze. La linea del Sassuolo è stata dettata da tempo: giovani italiani e anche stranieri da far crescere, e poi rivendere a caro prezzo senza che questo generi particolari contestazioni, come invece succede a Bologna, dove i primi rinforzi sono state le mancate cessioni dei migliori. Da una parte De Zerbi predica un calcio iper offensivo con un turnover accentuato e qualche gol di troppo preso, dall’altra Mihajlovic e il suo staff hanno lavorato molto sulla mentalità d’attacco del gruppo, evitando di fare le barricate che forse avrebbero portato qualche punto in più. Entrambi cercano i punti attraverso il gioco e l’atteggiamento, con schemi diversi. E sognano l’Europa, un giorno.

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