Juventus, quanto ti mancherà Dybala?

Pubblicato il autore: Claudio Canzone Segui
TURIN, ITALY - SEPTEMBER 20: Paulo Dybala of Juventus FC in action during the Serie A match between Juventus and ACF Fiorentina on September 20, 2017 in Turin, Italy. (Photo by Gabriele Maltinti/Getty Images)

Foto Getty Images © scelta da SuperNews

Una progressione palla al piede dalla propria metà campo, per guidare la transizione offensiva della Juve; tre avversari saltati e la corsa che continua verso la metà campo del Cagliari; all’altezza del cerchio di centrocampo quella fitta alla coscia, il gioco che si ferma, la palla messa fuori dagli avversari e lui piegato per terra, le mani sul volto. Gli esami strumentali diranno che per Paulo Dybala si è trattato di lesione distrattiva ai flessori della coscia destra, di lieve-media entità. Tempo di recupero: 30-40 giorni.

Certo, di mezzo c’è la pausa post-natalizia, ma resta il fatto che Dybala è costretto a fermarsi alla vigilia del mese più importante dell’inverno juventino, con la sfida di Champions contro il Tottenham all’orizzonte. Ma cosa perde Allegri senza il suo numero dieci? E soprattutto, quanto perde?

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La stagione della Joya è stata accompagnata finora da alti e bassi. Numericamente a Dybala non si può dir nulla: 19 partite totali, 14 gol realizzati. Ma i numeri, si sa, non sempre dicono tutto. Non dicono, ad esempio, che dopo un inizio folgorante il fantasista argentino ha vissuto un periodo di crisi di gioco, finendo addirittura in panchina in due delle sfide più importanti del dicembre di fuoco bianconero, vale a dire contro Inter e Roma. Allegri lo ha invece schierato da titolare nella vittoriosa trasferta di Napoli.

Ad analizzarla meglio, in realtà, quella che sembra una crisi di Dybala è piuttosto la logica conseguenza delle scelte tattiche di Massimiliano Allegri. Il tecnico livornese può contare quest’anno su un parco attaccanti ampio e di alto livello, che consente alla sua Juve di cambiare pelle (senza perdere brillantezza) in base all’avversario. Così Allegri ha vestito la Signora di abiti differenti: cinque moduli diversi tra agosto e dicembre 2017: il 4-2-3-1 iniziale, il 3-4-2-1 provato contro il Barcellona, il 4-3-3 attuale (che in fase difensiva diventa spesso un 4-5-1 puro), fino a un insolito 4-2-1-3 contro il Cagliari (N.B.: in quest’ultimo caso l’1 era Paulo Dybala, appunto).

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Cinque moduli differenti, cinque rebus per Dybala. L’argentino è stato scelto, non a caso, contro il Napoli: per saltare il primo pressing degli uomini di Sarri c’era bisogno di qualità centralmente, qualità che solo la Joya ti può dare. E infatti: palla persa dal Napoli sulla trequarti juventina, recupero di Douglas Costa, sfera a Dybala che la porta per 40 metri fino all’area avversaria, per servire a Higuain l’assist per il decisivo gol dell’1-0. Diversa la dinamica nelle sfide contro Inter e Roma: sfide molto fisiche, che Dybala guarda dalla panchina per lasciar spazio a Mandzukic e Cuadrado, che in fase di non possesso giocano quasi da terzini e garantiscono grande sacrificio, in quello che diventa a tutti gli effetti un 4-5-1 difficilmente conciliabile con le qualità dell’argentino.

Paulo Dybala è funzionale a un progetto, come tutti nella Juventus. Non si tratta del contrario, perché l’asservimento del collettivo al singolo, specialmente nelle grandi squadre, è quasi sempre la formula diametralmente opposta al successo.

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