Inter e Milan col mal di gol

during the Serie A match between AC Milan and Cagliari Calcio at Stadio Giuseppe Meazza on August 27, 2017 in Milan, Italy.

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In fondo era logico che l’ultimo derby finisse 0-0. Inter e Milan cercano la medicina giusta per guarire dal mal di gol, che rischia di compromettere il finale di stagione e di vanificare gli obiettivi. Che per i nerazzurri fanno rima con la qualificazione in Champions, traguardo più complicato per i rossoneri, che anzi devono guardarsi dal prepotente ritorno delle rivali in chiave Europa League. L’unico dato certo è il minimo comun denominatore rossonerazzurro: un attacco che fatica a trovare una costanza di rendimento.

Prendiamo l’Inter di Spalletti, che pure ora esprime un gioco convincente. Il problema è che si passa dalle goleade contro Chievo e Sampdoria alle otto partite in cui i nerazzurri sono rimasti a secco: è accaduto in tre delle quattro sconfitte, ma anche col Napoli, due volte, Lazio, Juventus e Milan. Un dato preoccupante, ben riassunto dall’esito delle ultime due sfide contro Milan e Torino: 24 occasioni da gol, ma zero reti e la miseria di un punto in classifica, pur potendo contare su un attaccante implacabile in area come Icardi. Il bomber di Rosario è apparso stordito a Torino dopo i due gol clamorosamente falliti nel derby, ma discuterlo sarebbe paradossale. Dove sarebbe ora l’Inter senza il suo attaccante principe? Il suo bottino, 24 reti in campionato, con una squadra che non sempre lo ha assecondato, rappresenta quasi la metà dei gol segnati dai nerazzurri, 50 (la Lazio, per dire, è a quota 75). 9 quelli messi a segno da Perisic, nonostante il lungo letargo e le troppe pause. 33 le reti in coppia, quindi il 66% del totale: difficile non parlare di dipendenza.

Anche perché dopo di loro la luce si attenua di colpo. Il terzo marcatore è addirittura Skriniar, con 4 gol. Eder è fermo a 3. Candreva è incredibilmente ancora al palo. Appena 3 le reti con tiri da fuori area. Unica attenuante, il record di legni colpiti: ben 21. È vero che la difesa si sta comportando bene - 22 reti incassate, terza dopo Juventus e Napoli - ma non basta se si vuole arrivare in Champions. Serve un apporto migliore dai centrocampisti, allergici al gol. In generale occorre una distribuzione più equilibrata delle reti. Già a Bergamo, sabato sera, sarà un test importante.

Appena decimo, invece, l’attacco del Milan, nonostante la cura Gattuso. Il tecnico rossonero non ha avuto alcuna difficoltà ad ammetterlo dopo l’1-1 interno col Sassuolo, risultato raddrizzato in extremis dal fischiatissimo Kalinic. Il croato, appena 5 gol in campionato, non segnava da dicembre e fin qui ha deluso. I rossoneri però si consolano con la rivelazione Cutrone, che ha dimostrato di saper stare tra i grandi: è il capocannoniere, ma con appena 7 reti. Solo 2 gli acuti del portoghese Silva, uscito dall’anonimato solo di recente. Anche il Milan, dunque, deve scuotersi in attacco, reparto nel quale hanno fatto meglio anche Fiorentina, Sampdoria, Atalanta e Torino, rivali per un piazzamento europeo.

Ringhio pretende di più dai suoi attaccanti, sa che per un finale da diavoli serve maggiore cinismo sotto porta. Anche perché il cliente che domenica arriva a San Siro è temibilissimo: il Napoli di Sarri, che sogna ancora lo scudetto e va a bersaglio con estrema facilità. Ma difendere bene - e ci sono le assenze pesanti di Bonucci e Romagnoli - non basterà. Bisognerà inquadrare con precisione la porta di Reina, futuro milanista, che proprio per questo vorrà confermare di essere un professionista serio. Un ostacolo in più per il Milan.