Impresa Champions Roma: Di Francesco è la mente, Edin Dzeko l'esecutore

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"Notte di sogni, di coppe e di campioni", cantava Antonello Venditti in una delle sue più celebri canzoni. I protagonisti della notte magica dell'Olimpico sono stati esattamente loro: sogni, coppe e campioni.
Il sogno: oltre il proibito, oltre la più fervida immaginazione, di rimontare 3 gol ai marziani del Barcellona e approdare alle semifinali.
La coppa: la più ambita, la più bella, la più importante di tutte, che continua ad essere nel mirino.
I campioni: tutti, dal magazziniere a James Pallotta.
Ma sono due in particolare quelli che meritano di essere celebrati in questa giornata indimenticabile per i tifosi giallorossi.
Eusebio Di Francesco e Edin Dzeko. La mente e il braccio di un piano perfetto.
Entrambi duramente contestati in molti periodi di questa stagione (che nonostante l'impresa eroica di ieri sera continua ad essere in chiaroscuro), con testardaggine e convinzione hanno continuato a portare avanti i loro progetti, a credere nelle loro idee, contro tutto e tutti.
Il tecnico abbruzzese non aveva ancora smaltito le critiche per il massiccio turn over e la conseguente pesante sconfitta contro la Fiorentina di sabato scorso in campionato (risultato che mette nuovamente in bilico il raggiungimento del terzo posto) che pensa bene di presentarsi all'Olimpico con Schick e Juan Jesus titolari e con un inedito e presuntuoso 3-4-3.
Il più cauto prevedeva una storica imbarcata, quei 7-1 stile Manchester e Bayern. Il più saggio gli avrebbe detto: "Ah Di Francè, ma 'ndo vai?". Il più esagitato era pronto al linciaggio.
In una partita del genere, con un destino quasi già segnato, i più avrebbero pensato a non farsi troppo male. Magari provando pure a vincere, ma comunque con il pensiero fisso di uscire dal campo dignitosamente inchinandosi ai fenomeni catalani. Non ci sarebbe stato nulla di strano: il tuo avversario si chiama Barcellona e ha qualità, storia e titoli che tu puoi soltanto sognare.
Invece no. Spregiudicatezza, pressing altissimo e asfissiante, sensibilità tattica, concentrazione degna di un monaco tibetano e cambi giusti nei momenti giusti. "Io sono un pazzo", dichiara lo stesso Di Francesco a fine gara. Come dargli torto.
Poi c'è l'esecutore materiale di tutto ciò. Un altro che fu considerato pazzo quando a gennaio rifiutò i soldi e la gloria d'oltremanica decidendo di rimanere a Roma proprio "per giocare queste partite".
Suda, lotta, corre per 95 minuti, ma soprattutto segna dopo soli 7 minuti e fa segnare propiziando il rigore del 2-0 messo a segno da De Rossi (se l'arbitro non gli avesse dato neanche questo sarebbe partita un'indagine parlamentare seduta stante).
Un monumento equestre, una colonna, un obelisco: dopo la partita di ieri qualcosa ad Edin Dzeko gli andrà eretta per forza.