Aspettando Lazio-Roma: stagioni e sapori del derby della Capitale

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A ben riflettere, solo nell'ultimo quarto di secolo la stracittadina della Capitale ha mantenuto costante un livello notevole d'importanza, quasi al pari dei "derbies" di Milano e Torino. Fa quindi tenerezza, andando indietro nel tempo, riscoprire quel sapore ruspante e casareccio tipico delle sfide straromane di un remoto passato, immortalato anche in classiche commedie cinematografiche all'italiana, anche come "siparietto" di caratteristi atto a inserirsi nel contesto di una vicenda dai connotati ben diversi (è il caso di un film di sessant'anni fa, "Ladro lui, ladra lei", di Luigi Zampa, con Alberto Sordi e Sylva Koscina, comprendente anche una divertente scenetta ambientata allo Stadio Olimpico e animata da Mario Carotenuto nei panni di un romanista ed Ettore Manni in quello di un laziale).

I tempi di "Rometta" e "Lazietta", già, quei "tempi cupi" che dovevano, prima o poi, finire, secondo il classico incitamento dei tifosi giallorossi dell'epoca, gli stessi che, a partita conclusa con un risultato positivo per i loro colori, si rivolgevano ai "cugini" (allora poverini, tanto da finire, tra il 1961 e il 1988, per cinque volte - finora le sole, fortunatamente - tra i cadetti) con il famosissimo coretto: " V'avemo 'mbriacati !".

In quel periodo, però, vi fu anche la lieta parentesi della Lazio allenata da Tommaso Maestrelli, che il 9 dicembre 1973 sfidò l'undici romanista, per la prima volta allenato da Nils Liedholm (appena subentrato a Manlio Scopigno, esonerato dopo sei turni) e lo battè 2 a 1, non senza soffrire. Ultimo " derby del Cupolone " arbitrato da Concetto Lo Bello da Siracusa, ma sfida emozionante. Le prime avvisaglie del metodo di "Lidas", che alla lunga sarebbe risultato vincente, si notarono nel corso del primo tempo, che la Roma chiuse in vantaggio per una rete a zero, grazie alla segnatura del "jolly" lombardo-veneto Piergiorgio Negrisòlo, schierato come terzino destro. Nell'intervallo, però, Maestrelli volle fare una mossa tattica destinata a risultare determinante, lasciando negli spogliatoi l'ancora acerbo Vincenzino D'Amico e rimpiazzandolo con un debuttante in serie A, ma dai felici trascorsi in B, il toscano Paolo Franzoni. Il tempo di prendere posto all'attacco ed ecco il pareggio siglato di testa proprio dal nuovo entrato, immediatamente dopo uno scambio tra Mario Frustalupi e Renzo Garlaschelli. Non poteva esserci scossone migliore per i biancocelesti, che poi si aggiudicarono l'incontro con una rete di Giorgio "Long John" Chinaglia al 23' della ripresa, facendo un altro passo avanti prima di balzare per Natale al comando della classifica e restare in vetta fino alla fine del torneo, conquistando così il primo scudetto.

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Ancora un ricordo, stavolta triste, è legato a Tommaso Maestrelli: il 28 novembre del 1976, la Lazio, miracolosamente salva l'anno prima anche a causa dei problemi di salute del suo grande allenatore, per non parlare del precipitoso trasferimento negli Stati Uniti di Giorgio Chinaglia, affrontò la Roma con un forte batticuore. Ormai per il tecnico toscano, condannato da un impietoso tumore, non c'era più niente da fare e così capitan Pino Wilson e compagni, sostenuti dal nuovo "trainer" Luis Vinicio, si impegnarono sino in fondo per dedicare al loro storico mentore un ultimo successo in un derby, successo che arrivò con una rete segnata dal centrattacco ventenne Bruno Giordano, degno successore di Chinaglia, al 40' del primo tempo. Una vittoria bagnata dalle lacrime di Felice Pulici, portiere laziale, intervistato per la radio dal giornalista Claudio Ferretti a fine partita. Quattro giorni dopo, Tommaso Maestrelli sarebbe andato in Paradiso, rimpianto da tutti i tifosi di buona volontà, non solo laziali.

Seguirono anni d'oro per la Roma, Campione d'Italia nel 1983 e vice-Campione d'Europa per club l'anno dopo, e contemporaneamente le ultime due dure cadute della Lazio in serie B, anche a causa del prepotente calcio-scommesse. Agli albori degli anni Novanta, però, ecco la resurrezione degli "aquilotti", prima con Dino Zoff e poi con Zdenek Zeman in panchina, pur se le stracittadine del periodo non furono particolarmente significative. Sven Goran Eriksson cominciò poi a plasmare forse la più spettacolare Lazio di sempre e se ne videro le avvisaglie l'8 marzo 1998, quando Alen Boksic al 5' del secondo tempo e Pavel Nedved al 17' della stessa ripresa piegarono una Roma che era passata nelle mani proprio di Zeman. Il 29 novembre dello stesso anno l'Olimpico fu teatro di uno spettacolare pareggio, pieno di emozioni: Roma in vantaggio al 25' del primo tempo con Marco Delvecchio, ma tre minuti dopo Roberto Mancini pareggiava. Lo stesso futuro allenatore portava in vantaggio i biancocelesti all' 11' del secondo tempo e al 24' un rigore trasformato dal cileno Marcelo Salas sembrava aver deciso tutto. Invece la Roma seppe reagire alla grande e ridusse le distanze al 33', sapete con chi ? Con Eusebio Di Francesco. Quattro minuti dopo, la ciliegina sulla torta di un giovane ma già affermato Francesco Totti fissò il punteggio sul 3 a 3. Fu il prologo al felicissimo momento del calcio capitolino, con l'inatteso secondo scudetto della Lazio nel 2000 e l'esaltante terzo titolo nazionale vinto dalla Roma, stavolta allenata da un'ex-bandiera di fine anni Sessanta, Fabio Capello, nel 2001.

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Il 10 marzo del 2002, uno scatenato Vincenzo Montella mise a segno quattro delle cinque reti con cui la Roma espugnò il campo laziale (il conto fu completato da Totti, mentre sullo 0 a 3 la Lazio aveva segnato il goal della bandiera con Dejan Stankovic). Poi si arrivò a quella brutta sera del 21 marzo 2004, quando quella che potremmo oggi definire una notizia "fake" orale ("Facebook" era ancora in via di invenzione), cioè la morte di un bambino travolto da una macchina fuori dallo Stadio Olimpico, creò un trambusto tale da spingere i giocatori ad abbandonare il campo in pieno secondo tempo. Non era vero niente e così si consumò una brutta figura in Mondovisione (ormai il calcio italiano era seguito in ogni dove grazie alla TV). La partita si recuperò nel tardo pomeriggio di mercoledì 21 aprile e si concluse 1 a 1. Allenatore della Lazio era Roberto Mancini e fu uno dei suoi elementi più eclettici, Bernardo Corradi, a sbloccare il risultato al 40' del primo tempo; pareggiò Francesco Totti su rigore al 16' del secondo tempo.

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Anche la sfida della sera della Befana successiva, giovedì 6 gennaio 2005, fu oggetto di polemiche, non tanto per l'andamento dell'incontro, vinto dalla Lazio, rilevata dall'anziano Giuseppe Papadopulo dopo un inizio di campionato molto deludente con un inesperto Mimmo Caso, per 3 a 1, quanto per il modo con cui Paolo Di Canio, ritornato nella squadra in cui era cresciuto grazie all'intercessione del neo-presidente Claudio Lotito, il quale aveva salvato la società biancoceleste dal fallimento dovuto al "crack" della Cirio di fine 2003, esultò dopo aver segnato la rete del primo vantaggio al 29' del primo tempo, evocando richiami a un'epoca della storia d'Italia che molti avrebbero voluto dimenticare. Al 23' della ripresa pareggiò Antonio Cassano per i giallorossi, mentre chiusero la partita a favore dei biancocelesti il brasiliano Cesar sei minuti dopo e infine, al 39', il "chitarrista" Tommaso Rocchi. Infine, l'11 novembre del 2012, l'ultima vittoria "casalinga" laziale sui rivali cittadini, 3 a 2: dopo il vantaggio romanista all' 11' del primo tempo con l'argentino Erik Lamela, i biancocelesti crebbero sempre più e misero a segno tre reti in meno di dieci minuti, a chiusura della frazione, con Antonio Candreva, il tedesco Miro Klose e Stefano Mauri. Alla Roma non rimase che cercare (e trovare, a quattro minuti dalla fine, con il bosniaco Miralem Pjanic) il goal dell'onore.

Il Lazio-Roma datato 15 aprile 2018 si annuncia in modo agguerrito da ambo le parti, dopo una settimana europea dai risvolti inattesi e clamorosi: la figuraccia rimediata in Austria scatenerà senz'altro tra i ragazzi di Simone Inzaghi la voglia di riscatto, mentre la squadra di Di Francesco, galvanizzata dalla conquista della semifinale di "Champions' League" dopo aver travolto il favorito Barcellona, sicuramente si impegnerà fino in fondo. Al campo, domenica sera, l'ardua sentenza.