Adani-Allegri, il calcio “made in Italy” non va più di moda?

L’infinita lotta d’opinione tra Massimiliano Allegri e Daniele Adani continua. In questi giorni, l’ex difensore di Fiorentina e Inter si è scagliato ancora una volta contro il 6 volte campione d’Italia, affermando che se grandi club come il Barcellona non lo cercano, un motivo ci sarà. Tra i due non corre buon sangue: Max insinua che Adani sia solamente uno dei tanti teorici del calcio, incapace di allenare, mentre Adani afferma che l’ex tecnico bianconero è si un vincente. Ma solamente in Italia. In Europa secondo Adani, il gioco “all’italiana” o quello stile Allegri diciamo, non funziona più da molto tempo se ci concentriamo sulla Champions League. Ma è secondo Adani, anche una questione di divertimento e bel gioco da vedere. Ciò è vero? In buona parte si, ma ci sono comunque delle eccezioni se guardiamo le squadre che hanno vinto - o fatto bella figura - nell’Europa che conta dal 2010 fino al 2019/20.

Chi sono le squadre “catenacciare” ad aver vinto in Champions ultimamente?

Partiamo dal presupposto che quest’ultimo decennio - e anche più - è stato dominato ampiamente da Real Madrid e Barcellona, nonché dal calcio spagnolo in generale. Ciò è sotto gli occhi di tutti: la Spagna di Del Bosque (così come quella di Aragones nel 2008), hanno dominato in lungo e in largo adottando il tiki taka di stampo Guardiola (poi vincente anche in altri paesi come Germania e Inghilterra). Due Europei (2008 e 2012) e un Mondiale nel 2010, possono tranquillamente riassumere quanto fatto dagli spagnoli in questi anni. Un qualcosa di mostruoso. L’Italia di Prandelli ne sa qualcosa:  i 4 gol della finale di Kiev a Euro 2012 fanno ancora male e le attenuanti infortuni reggono poco, dato che pure la Spagna potrebbe recriminare “stanchezza” per aver giocato i supplementari in semifinale contro il Portogallo.Ma quali sono i casi in cui il “catenaccio” tanto caro agli italiani - ma con origini austro/svizzere - ha trionfato in questo decennio o poco meno? Se si parla proprio di trionfi in Champions, solamente due volte. Una di queste è il lontano 2010, quando l’Inter di Mourinho riuscì a portare a casa la coppa dalle grandi orecchie, dimostrando un’organizzazione difensiva e una “garra” devastanti. Anche per il Barcellona di Messi, battuto a Milano per 3-1 dai nerazzurri. Che poi si sono presi il lusso di perdere al Camp Nou per 1-0, forti del successo dell’andata. Questo però non è l’unico caso. C’è pure il Chelsea del “desaparecido” Di Matteo, vincente a sorpresa della Champions 2012 all’Allianz Arena, proprio contro il Bayern. Una vittoria che secondo in molti è stata più fortunosa che di organizzazione di gioco, ma non si può non lodare i Blues di Di Matteo. Artefici di un successo storico - il primo nella storia del Chelsea - avendo eliminato pure il Barcellona di Guardiola in semifinale.

 

La Nazionale di Mancini sarà la svolta per il nostro calcio?

A parte questi questi successi di Champions (e il Portogallo a Euro 2016 se proprio vogliamo andare fuori dai ranghi Coppa Campioni), il nulla. Il “catenaccio” o il gioco all’italiana di questi tempi, ha portato solamente allo sfiorare il successo. Le due finali della Juventus di Allegri 2014/15 e 2016/17, più quelle dell’Atletico Madrid di Simeone (2013/14 e 2015/16), sono state delle belle cavalcate. Concluse con le vittorie di Real e Barcellona. Guarda caso. Insomma, adesso per vincere in Europa ci vuole bel gioco, scambi stretti, verticalizzazioni sfruttando i terzini (entrambi offensivi o praticamente ali), portiere capace di giocare con i piedi, falsi nove e ali da 4-3-3 capaci di puntare e dribblare per poi scambiarsi di ruolo. Il gioco troppo rinunciatario, non paga quasi mai in Europa se si guardano i risultati degli ultimi tempi.

Detto questo, l’organizzazione difensiva “made in Italy”, fa ancora scuola e su questo le squadre di Allegri o dei grandi del passato, sono senz’altro da seguire. Ma in qualcosa il calcio italiano deve cambiare. Non solo dal punto di vista tattico, ma anche analitico del match per quanto concerne lo studio dell’avversario, metodi di allenamento, scouting. Mancini lo ha capito e infatti la sua Italia, ha concluso il girone di qualificazione a punteggio pieno. Solo un caso? Qualcosa ci fa pensare che per Daniele Adani, non lo sia.