Atalanta, meriti di stare in alto: i risultati valgono più dei soldi

Meritocrazia calcistica: un termine nella quale viene evidenziato il merito di stare ad alti livelli grazie alla propria competenza, indipendentemente dalle cifre spese oppure da un blasone evidenziato esclusivamente sulla carta. L'Atalanta merita di stare in Champions League? Già porsi una domanda del genere fa capire la mancanza di oggettività nei confronti di una società che è tutto tranne che una "sorpresa" o peggio ancora la classica comparsa che al famoso "tavolo delle grandi" non ci deve stare. Le parole del presidente della Juventus Andrea Agnelli sono state assolutamente inopportune e prive di fondamento: il tutto condito con dei paragoni in termini di storia internazionale, investimenti, trofei e basarsi principalmente sul denaro che sui risultati sportivi (che nel mondo del pallone contano molto di più di qualche soldo). Se i nerazzurri sono lì, in alto, ad insegnare calcio, è scontato che meritino sotto tutti i punti di vista la UEFA Champions League, a dimostrazione che chiunque può diventare grande, anche se sei solo una "provinciale".
STORIA E RANKING UEFA: L'ATALANTA NON E' UNA SORPRESA (E CON RICONOSCENZA INTERZAZIONALE) - “Ho grande rispetto per quello che sta facendo l’Atalanta, ma senza storia internazionale e con una grande prestazione sportiva ha avuto accesso diretto alla massima competizione europea per club. È giusto o no? Poi penso alla Roma, che ha contribuito negli ultimi anni a mantenere il ranking dell’Italia, ha avuto una brutta stagione ed è fuori, con quello che ne consegue a livello economico. Bisogna anche proteggere gli investimenti e i costi”. Queste sono le parole di Andrea Agnelli e subito saltano all'occhio tre aspetti che possono essere smontati, ma andiamo per gradi. Il primo punto è riguardante la "storia" e il fatto che (per esempio) squadre come la Roma sono fuori dalla Champions nonostante investimenti, spese e ranking in Italia; per non parlare che ha descritto l'Atalanta come una squadra senza storia internazionale: cosa ovviamente falsa di principio. La Dea è da ben quattro anni che si è consolidata in Italia e in Europa, meritandosi il posto che attualmente esprimendo una ideologia offensiva ed importante per il calcio italiano: un quarto, un settimo e un terzo posto con un piede ai quarti di UEFA Champions League: i semplici "fuochi di paglia" non arrivano a questi risultati e ciò ne ha garantito una crescita per quanto riguarda il Ranking italiano. Lo stesso ranking che ha citato il numero uno bianconero e che per "merito" loro si è abbassato e ha consentito l'ingresso in Coppa dei Campioni.
SPESE ED INVESTIMENTI, MA CONTA IL CAMPO: BENVENUTI NEL MONDO DELLA COMPETIZIONE - Brutta stagione? Stagione fallimentare ingiusta visti gli investimenti? Benvenuti nel mondo del calcio, dove chi è più bravo vince. Sembra quasi una presa in giro, ma basarsi principalmente sul "Dio denaro" per decretare la meritocrazia su chi deve stare in alto è una cosa dove non è possibile commentare. Definire giusta tale affermazione vorrebbe dire mettere nel cestino il concetto della competizione: aspetto che caratterizza il mondo dello sport, indipendentemente da quanto hai speso. L'Atalanta è diventata una "grande" spendendo poco grazie alla sua enorme capacità di saper trovare elementi talentuosi e poco conosciuti, anche perché non è importante "quanto" spendi, ma il "come" spendi: aspetto che per Andrea Agnelli non conta. Se la Dea arriva davanti a squadre che in totale hanno speso più di 100 milioni di euro, vuol dire che è stata brava e competente nella stagione. Senza se e senza ma.
GRANDE, MODELLO DI RIFERIMENTO E MERITATAMENTE AI PIANI ALTI: GIU' LE MANI DALL'ATALANTA - Si potevano fare più di mille esempi, ma tirare in ballo una squadra come l'Atalanta è puramente una cosa poco obbiettiva per quello che dicono i fatti: i nerazzurri sono considerati a tutti gli effetti una "big" del calcio italiano ed europeo; la società guidata dalla famiglia Percassi è vista da tutti come un modello per quanto concerne gli investimenti tra squadra, settore giovanile e strutture; hanno uno stadio di proprietà (acquistato nel 2017); ed infine un bilancio in attivo di oltre 100 milioni di euro (quindi con i conti completamente in regola). Non ha senso andare a discutere la meritocrazia dei bergamaschi che grazie ad impegno, sudore, passione e competenza sono arrivati dove sono tuttora. Attacco involontario quello di Agnelli? Forse, ma ciò non toglie lo sbaglio che è stato fatto: soprattutto nei confronti di un'Atalanta che sta onorando l'Italia in giro per l'Europa, indipendentemente da pseudo-teorie basate su un "blasone" che si misura solo sui soldi e non sulla meritocrazia sportiva.