Agnelli e Bernardeschi criticati, adesso bisogna stare attenti anche a ciò che si dice

Giorni di fuoco in casa bianconera con il Presidente Agnelli fa un'uscita infelice contro l'Atalanta, poi Bernardeschi un post sull'emarginazione: entrambi ammazzati di critiche.

Non si può mai stare tranquilli specie quando si parla di Juventus e nemmeno quando un tesserato o addirittura il presidente esprimono delle opinioni in un'intervista o attraverso i social riguardante temi di attualità o prettamente sportivi: Agnelli e Bernardeschi, protagonisti di questa vicenda, lo sanno bene perchè nelle ultime ore sono stati bersagliate da continue critiche per le loro ultime uscite.

Andiamo con ordine e partiamo da Andrea Agnelli che, ultimamente, ha avuto tanti confronti per arginare le polemiche relative al mancato svolgimento di Juventus - Inter ma, quando tutto sembrava superato, ecco nuove polemiche e nuovi attacchi alla società bianconera. In particolare, nelle ultime ore, il presidente dei bianconeri in un'intervista si è lasciato andare ad uno scivolone sull'Atalanta: " Ho grande rispetto per quello che sta facendo l'Atalanta, ma senza storia internazionale e con una grande prestazione sportiva ha avuto accesso diretto alla Champions. Giusto o meno, penso poi alla Roma, che ha contribuito negli ultimi anni a mantenere il ranking dell'Italia, ha avuto una stagione no ed è fuori." 

Apparentemente l'uscita di Agnelli sembra un attacco inaspettato ai bergamaschi in un'uscita infelice che si poteva evitare ma, il concetto in se, poteva essere spiegato meglio: infatti, il numero 1 bianconero, non ha espressamente detto che l'Atalanta non meriti il posto che occupa attualmente in Champions perchè, alla prima stagione, ha fatto già meglio dell'Inter seconda in classifica. Semplicemente, Agnelli, voleva tutelare le società che hanno dei progetti a lunghi termini ( come la Roma) ed una stagione no può avere ripercussioni molto negative su tali progetti così come può succedere anche per la Juventus.

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Ci pensa, però, Bernardeschi a liberare le polemiche dal presidente e prenderle tutte per se perchè, oggi, il numero 33 bianconero ha espresso un valido e giusto concetto sull'emarginazione che stiamo subendo noi italiani grazie al Coronavirus.

 

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Un virus sta dominando le nostre paure. Ci terrorizza, limita la nostra libertà, ci fa disprezzare l’altro. Abbiamo chiuso i porti a chiunque, rintanandoci nella nostra fedele cerchia, criticando gli altri la mattina al bar o in coda al supermercato durante la folle corsa per accaparrarci l'ultimo inutile pezzo di pane, che deve essere il nostro e di nessun altro, manco fosse la fine del mondo. Abbiamo deciso di offendere, cacciare, allontanare. Abbiamo fatto morire donne e bambini, perché prima veniva la nostra sicurezza, la nostra ricchezza e poi le loro vite. E adesso siamo noi gli emarginati, siamo noi ad essere discriminati e cacciati, rinchiusi tra i confini di un Paese che soffre. Quando tutto questo finirà, ricordiamoci di questi giorni, di questa sofferenza, di questa isteria che ci ha trasformato in animali mossi solo dall'istinto di sopravvivenza, senza ragione, senza rispetto per nessuno. Ricordiamocelo poi, di come ci trasformano disperazione e paura di morire. Ricordiamocelo quando ad aver paura sarà qualcun altro, che chiede aiuto. #Coronavirus #NoOdio #NoDiscriminazione

Un post condiviso da Federico Bernardeschi (@fbernardeschi) in data: 5 Mar 2020 alle ore 10:27 PST

L'esterno bianconero ci fa riflettere su quanto l'Italia sia stata, in parte, razzista nei confronti di chi richiede asilo da noi ma, anche in questo caso, si è trasformato un bel concetto in una situazione su cui fare polemica. Il concetto è molto semplice: purtroppo, per le vicende legate al Coronavirus, ogni paese prendere le dovute precauzioni e coloro che vengono dall'Italia vengono prontamente bloccati per questioni di sicurezza e quindi emarginati quando siamo stati i primi a farlo sia nei confronti dei cinesi ma anche nei confronti di Africani e così via. Queste dichiarazioni, se fai parte della Juventus, non passeranno mai inosservate: chissà cosa sarebbe successo se al suo posto ci fosse stato Candreva, ovviamente non sarebbe successo nulla.

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