Intervista esclusiva a Sergio Pellissier: "Chievo è il mio sogno più grande. Torino? Cairo intelligente, sfortunato con Zapata. E quelle parole di Gasperini..."

Intervista esclusiva della nostra Redazione a Sergio Pellissier. Cresciuto nelle giovanili del Torino, esordisce da professionista con la prima squadra del club granata nella Serie B 1996/97, contro la Salernitana. Si trasferisce al Varese in Serie C1 per due stagioni, dopodiché viene acquistato nel 2000 dal ChievoVerona che lo cede in prestito alla SPAL. Dopo un biennio a Ferrara, ritorna nelle file del club clivense, diventandone primatista assoluto e migliore marcatore in Serie A, con oltre 100 reti realizzate. Attualmente, è il Presidente dei "Mussi Volanti" che disputano il campionato di Serie D.

Intervista esclusiva della nostra Redazione a Sergio Pellissier. L'ex calciatore, nativo di Aosta, ha espresso il proprio parere su vari temi che riguardano il calcio italiano, soffermandosi, in particolare, sulla squadra con cui ha vissuto da protagonista assoluto, il ChievoVerona. Non sono mancate osservazioni interessanti sull'attuale Serie A, dalla contesa per lo Scudetto fino alla bagarre per la permanenza, oltre che dire la propria anche sulle squadre che occupano le prime posizioni della Serie B e della Serie C.

Sergio, grazie per aver accettato l'invito della nostra Redazione.

Restano otto giornate alla conclusione della Serie A. Quali sono le squadre di cui è rimasto meravigliato, finora, sia in positivo che in negativo?

Ci sono diverse squadre che stanno ravvivando questo campionato e si stanno comportando bene. Il Bologna, ancora una volta, sta disputando un'annata davvero superlativa. Faccio i complimenti a Italiano, sta conducendo la squadra verso traguardi prestigiosi e si sta togliendo altre grandissime soddisfazioni. Posso dire lo stesso dell'Atalanta, perché non credevo riuscisse ad arrivare così in alto, anche se non è più una sorpresa da tempo.

La Fiorentina, poi, nonostante abbia cambiato diverse cose rispetto alla passata stagione, sta facendo un campionato sopra le righe; soprattutto dopo un periodo di risultati non proprio esaltante, ha mostrato grande vigore e realizzato prestazioni piuttosto convincenti; ha dovuto affrontare una faccenda molto seria e delicata che, purtroppo, ha coinvolto Edoardo Bove, creando non poche difficoltà a tutta la squadra e alla stessa società, ma, successivamente, si è rivelata anche uno sprone ulteriore per fare meglio.

Tra quelle che mi hanno lasciato perplesso dico l'Empoli, perché da diverso tempo aveva abituato a bei campionati con posizioni di classifica più tranquille, riuscendo a ottenere la salvezza con diverse giornate d'anticipo. Il Parma, che era partito bene, si ritrova in una situazione delicata e non mi sarei aspettato di vederlo a ridosso della zona pericolosa, anche se ci sono stati dei segnali di ripresa che fanno ben sperare.

Per lo Scudetto è sempre più un duello tra Inter e Napoli. Ha ragione Antonio Conte nell'aver dichiarato, di recente, che il non pensarci su sarebbe da folli o stupidi?

Direi proprio di sì, perché è vero che si è creato un distacco di alcuni punti tra le due, dopo che il Napoli aveva tenuto la testa della classifica a lungo, ma mancano diverse partite al termine. Può succedere ancora di tutto. La storia di questo campionato ha dimostrato che tante squadre hanno fatto benissimo per gran parte della stagione e ceduto verso la fine, per cui è un discorso apertissimo. Resta davvero complicato capire chi tra le due potrà essere la favorita.

Poi, guardando anche la classifica attuale, viene più facile da dire che quella proiettata per arrivare meglio al traguardo dello Scudetto sia l'Inter, perché è la più strutturata per vincere. Va ribadito, però, che il Napoli è lì con lo stesso obiettivo e credo che in pochissimi si aspettassero che questa squadra facesse così bene al primo anno di Antonio (Conte, ndr); ha dovuto gestire situazioni nuove e diverse difficoltà che si sono create a campionato in corso; non ha disputato gare di coppa, quindi un vantaggio sulla gestione delle forze c'è stato, ma ha lavorato su una rosa che, rispetto a quella dell'Inter, dispone di qualche calciatore in meno.

Le parole di Marcus Thuram, calciatore dell'Inter, alla rivista francese 'Onze Mondial': "Sono convinto di essere uno dei dieci migliori attaccanti del mondo". Cosa ne pensa Sergio Pellissier di queste parole?

Sostenere di essere tra i primi dieci più forti al mondo credo che sia un tantino esagerato, però Thuram è un attaccante che a me non dispiace, anzi; sta facendo molto bene in questa stagione con l'Inter, anche se è incappato in qualche periodo vissuto tra alti e bassi. La continuità di rendimento è una componente importante per poter essere tra i migliori, perché gli attaccanti "da podio" difficilmente sbagliano le partite e, anche quando non riescono a segnare, la loro presenza in campo per aiutare la propria squadra si nota spesso.

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Rocco Commisso, nel corso della 75° edizione del 'Torneo di Viareggio', ha dichiarato di essere sempre dalla parte di Raffaele Palladino, oltre che essere orgoglioso di avere un attaccante come pochi, quale Moise Kean. Cosa ne pensa di queste parole del Presidente della Fiorentina?

La Fiorentina sta facendo un lavoro straordinario. Ha costruito un centro sportivo bellissimo, ha strutturato una squadra di qualità in tre anni, è arrivata a disputare due finali di Conference League, si ritrova in quelle posizioni della classifica utili per un posto in Europa, sta lottando alla pari con quasi tutte le squadre del campionato e, piuttosto di frequente, ha giocato bene e fatto divertire. Non si può chiedere di più a questa squadra, sinceramente.

Fino a questo momento, sta conducendo un'annata molto positiva, nonostante la sfortunatissima vicenda di Edoardo Bove che ha fatto vivere un periodo piuttosto brutto a tutto l'ambiente. È una delle società che sta portando avanti un progetto serio, solido, ed è bello vedere che una realtà del genere desideri sempre migliorarsi.

Kean mi è sempre piaciuto ed è l'attaccante prototipo per una squadra che ha l'ambizione di sorprendere tutti. Sta facendo molto bene grazie alla fiducia che l'allenatore e i suoi compagni stanno riponendo in lui, oltre a essere uno dei più rappresentativi della squadra; sa di avere una grande responsabilità, perché è diventato il riferimento in attacco e nessuno può togliergli il posto, ma ha anche quel margine di libertà per sbagliare senza particolari pressioni, proprio perché sbagliare aiuta a crescere ulteriormente. Le sue qualità sono davvero importanti e le sta dimostrando appieno.

Quali differenze ha notato tra il Moise Kean della Fiorentina e quello della Juventus? Inoltre, quanto può aver inciso la differenza tra le due società, in particolare, sul profilo psicologico del calciatore?

Quando un attaccante si trova a giocare in una squadra in cui sa di essere il principale riferimento, dove tutti si affidano a lui per riuscire a portare a casa il risultato, è ben diverso dall'essere uno dei vari che gioca senza avere una maglia da titolare garantita, oltre a subire numerose critiche se non segna alla prima partita in cui scende in campo.

Anche quando era alla Juventus, secondo me, Kean ha fatto piuttosto bene il suo dovere. Non è uno di quelli da cui ci si può aspettare che faccia goal in tutte le partite, come furono Del Piero e Trezeguet, per intenderci, ma resta un attaccante che, se messo nelle condizioni giuste, può fare la differenza. Naturalmente, è importante che un allenatore dia fiducia ai propri calciatori, cosa che Palladino ha fatto anche con Kean sin dal primo giorno in cui è arrivato a Firenze.

Escludendo l'Inter e il Napoli, quali squadre restano favorite per le restanti posizioni utili alla qualificazione della prossima Champions League?

Resta una mia opinione e posso anche sbagliarmi, ma penso che l'Atalanta abbia avuto una flessione importante da quando Gasperini ha dichiarato di andare via a fine stagione. Lui è stato il perno di tutto il progetto che ha riguardato questa società. All'interno di un gruppo così forte, che lavora ben coeso da tanti anni, anche soltanto una piccola crepa può essere determinante per creare una grande spaccatura. Inconsciamente, può darsi che quelle sue parole abbiano condizionato il rendimento della squadra nelle ultime settimane.

Per ora, il terzo posto è nelle sue mani e c'è bisogno che le inseguitrici vincano, però temo che questa condizione possa avere delle pesanti ripercussioni in futuro. Se si vedono i risultati più recenti, non è più così scontato che l'Atalanta rimanga lì dov'è. Anche se è un po' più distante rispetto, la Roma è tra le squadre che sta mostrando il miglior stato di forma, ha fatto passi da gigante. Anche la Lazio resta sempre in scia e la Fiorentina sta dando dimostrazione di volerci credere fino in fondo.

Soltanto per il Milan resta molto difficile rientrare nel gruppo di squadre interessate alla Champions, ma il calcio è sempre imprevedibile. Resta tutto incertissimo e non è da escludere che ci siano delle grosse sorprese, considerando anche gli scontri alla prossima di campionato che potrebbero incidere profondamente sulla classifica.

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Anche in questa stagione, sono emerse diverse contestazioni da parte della tifoseria del Torino nei riguardi del patron Urbano Cairo. Considerando che Sergio Pellissier è Presidente del Chievo Verona, cosa ne pensa di questa situazione?

Comprendo appieno le difficoltà che un presidente può avere, specialmente per coloro che sono nel massimo livello professionistico. È un continuo stare dietro ai numeri e alle problematiche di varia natura che sorgono ogni giorno, è una figura che deve essere sempre pronta a comprendere quali possono essere le soluzioni migliori per dare una stabilità generale all'intera società. Le esigenze e le prospettive non sempre possono coincidere con i pensieri dei tifosi, perché tutti vorrebbero vedere la propria squadra il più in alto possibile. Vincere è il sogno di tutti e vale anche per la tifoseria del Torino, ma bisogna comprendere che resta la cosa più difficile da fare.

Costruire uno standard di un certo livello significa investire molti soldi, per cui c'è sempre bisogno di oculatezza. Anche Cairo è uno di quegli imprenditori intelligenti che non va oltre le proprie possibilità per non creare delle condizioni che, poi, non si possono mantenere nel tempo. Spende quel che può, giustamente, per cui è piuttosto facile andare in contrasto con la tifoseria che desidera sempre vedere la squadra con dei nomi importanti.

Il Torino ha avuto una sfortuna pazzesca con la perdita di Zapata, perché mi è sembrato che nelle prime giornate giocasse molto bene e iniziasse a fare punti importanti. Dopo il suo infortunio ci sono state serie difficoltà, ma Vanoli è stato molto bravo a ristabilire certi equilibri e la squadra lo ha seguito. Non c'è una controprova, ma credo che abbia perso gran parte dei punti anche per la mancanza del suo uomo di riferimento. Trovare un altro bomber con le sue qualità e con la sua esperienza non è per niente facile, soprattutto a campionato già iniziato. Poi, c'è da dire che l'acquisto di Zapata è stato un investimento molto importante che ha compiuto Cairo, a dimostrazione di voler rendere il Torino più competitivo.

Malgrado questa perdita molto significativa, ritengo che la squadra si sia comportata bene, tenendosi sempre molto lontana dalla zona pericolosa. Paolo (Vanoli, ndr) ha fatto molto bene quest'anno e sono convinto che, se non avesse perso Zapata, ci sarebbe stata l'ambizione di conquistare una delle posizioni utili per un'esperienza in una coppa europea.

Per la permanenza in Serie A, l'aritmetica lascia spazio a diversi scenari. Alla prossima di campionato c'è Lecce-Venezia, oltre che Empoli-Cagliari. Il terzultimo posto, in particolare, verrà seriamente indirizzato dall'esito di queste due gare?

Gli scontri diretti sono sempre molto importanti, inutile nasconderlo. Restano gare particolari in cui tutte le squadre scendono in campo soltanto per vincere, perché lasciare punti, soprattutto in questo periodo della stagione, è un rischio enorme. Per qualcuna, forse, potrebbe essere l'ultima chance. La lotta per la salvezza resta indecifrabile.

In Serie B, oltre al Sassuolo, il Pisa di Filippo Inzaghi può sentirsi già sicuro della promozione, a sette giornate dal termine della regular season e con otto lunghezze di distanza dallo Spezia, terzo in classifica?

Penso proprio di sì, perché ultimamente il Pisa ha dimostrato di avere una certa forza mentale, riuscendo a rialzarsi da un periodo di difficoltà che poteva pregiudicare il lavoro di un'intera stagione. Inzaghi è un esperto, non è il primo campionato di Serie B in cui si trova in una situazione del genere, quindi non credo che avrà grandi problemi a raggiungere quest'altro traguardo molto importante. È un distacco alquanto netto, per cui credo che tutti siano pienamente consapevoli di non poter sciupare un'occasione così ghiotta. Il destino è nelle loro mani, per cui devono preoccuparsi soltanto di sé stessi.

In Serie C, si sarebbe aspettato di vedere, a poche giornate dal termine della regular season, il primato di Vicenza e Avellino?

Dall'Avellino non sono rimasto sorpreso, perché sapevo del valore di questa squadra e non mi stupisce che sia riuscita a risalire fino a prendersi il primo posto. Naturalmente, l'Audace Cerignola non si arrenderà. Ci sono da giocare delle partite determinanti, per cui la concentrazione su questo obiettivo resta altissima.

Dal Vicenza, per come stava andando il campionato fino a poche settimane fa, non mi sarei aspettato questo grandissimo risultato. Il Padova, però, spreca moltissimi punti verso la fine della stagione già da diversi anni, buttando al vento tutto quello che di buono era riuscito a creare in gran parte del campionato. Le batoste che ha preso nelle ultime giornate credo siano state piuttosto pesanti. Potrebbe anche darsi che questo passaggio da squadra inseguita a inseguitrice liberi il Padova da una certa pressione e metta nelle condizioni di giocare con più scioltezza, senza sentire l'obbligo di non sbagliare. C'è anche da dire che questa squadra non è stata molto fortunata negli ultimi quattro anni, perché ha sempre trovato qualcun'altra che lottasse per vincere il campionato.

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Il Vicenza, adesso, si trova avanti di un punto, ma anche questa squadra è incappata in qualche giornata no. Sono entrambe appaiate, ma mancano ancora quattro partite. Si deciderà tutto all'ultima giornata.

Dopo tre sconfitte consecutive, è arrivata una nuova vittoria per 3-0 sul Ciliverghe Mazzano, nella 33° giornata del Girone B di Serie D. Qual è il bilancio personale sul ChievoVerona, a cinque giornate dal termine del campionato?

Purtroppo, abbiamo pagato la prima parte del campionato in cui abbiamo perso molti punti, poi c'è stata una serie di prestazioni molto buona che ha permesso di dimostrare i veri valori della squadra. Prima di quest'ultima vittoria, ci sono state queste tre sconfitte consecutive dipese anche dall'assenza di diversi calciatori. Abbiamo giocato con gli uomini contati, praticamente.

È stata un'annata condizionata da molti infortuni, poi ci sono stati diversi cambi nel nostro organico, perché gli obiettivi, a un certo punto, sono stati altri. Posso dire di essere soddisfatto del rendimento generale, considerando le difficoltà che abbiamo dovuto affrontare, ma avrei preferito che la squadra giocasse diverse gare con più determinazione, perché le buone qualità dimostrate potevano essere sfruttate maggiormente.

Qual è il giudizio sul lavoro di Riccardo Allegretti, allenatore del ChievoVerona? Sarà confermato per la prossima stagione?

Mister Allegretti, da quando è arrivato nuovamente, ha fatto sì che si creasse un gruppo coeso, mettendo i singoli nelle condizioni di esprimere quei valori che tutti noi sapevamo ci fossero dall'inizio. Le scelte sui calciatori non sono state sbagliate, però i risultati contano più di tutto. Il periodo iniziale è stato difficile, poi la squadra ha preso consapevolezza della propria forza e sono arrivati risultati soddisfacenti. Potevamo incrementare la nostra posizione in classifica, ma abbiamo mollato nuovamente e ci siamo allontanati ulteriormente. È un vero peccato, perché poteva andare senz'altro meglio.

Mancano ancora delle partite per la fine del campionato, per cui aspetto che termini questa stagione per poi programmare la prossima, ma devo ammettere che Allegretti ha avuto un rendimento molto positivo.

Quale significato ha per Sergio Pellissier essere Presidente del ChievoVerona? Inoltre, c'è una promessa che intende fare al club?

Credo molto nei sogni e questo del Chievo è il progetto più importante per me. Mi sono sempre prefissato degli obiettivi quando giocavo e li ho raggiunti quasi tutti, per cui il mio approccio rimane lo stesso anche da presidente. Non so quanto tempo avrò a disposizione, però il mio pensiero è quello di riuscire, un giorno, a tornare tra i professionisti. Bisogna credere in quello che si fa.

Indubbiamente, per arrivare in alto occorre avere un mix di cose che, al momento, non abbiamo. Il percorso è ancora lunghissimo e ci sarà tanto da lavorare, ma va fatto un passo alla volta. Il prossimo obiettivo resta quello di riuscire a tornare in Serie C, poi si valuterà strada facendo.

Siamo partiti dal nulla, perché abbiamo cominciato tutto daccapo dopo l'anno del fallimento. Non ci siamo persi d'animo, però. Essere tornati nuovamente in vita è un grandissimo risultato.

Tra gli attaccanti dell'attuale Serie A, quali sono i tre nomi che Sergio Pellissier porterebbe al ChievoVerona?

Il primo tra tutti, perché penso sia l'attaccante più forte, è Lautaro Martínez. Poi, per le caratteristiche che possiede e che piacciono tanto anche a me, sceglierei Milan Djurić, uno che sa proteggere sempre il pallone e fa salire la squadra nei momenti di difficoltà. Inoltre, credo che tutte le squadre vorrebbero avere quegli attaccanti che possiedono una certa tecnica e possono inventarsi la giocata in ogni momento, per cui sia Orsolini che Politano farebbero comodo a chiunque. Beh, magari potessi prenderli tutti (ride, ndr).

Sergio, è stato gentilissimo. La ringraziamo di cuore per questa intervista. Ci auguriamo di poterLa risentire, prossimamente.

Grazie a Voi, il piacere è stato tutto mio.