Le Olimpiadi ed il controverso rapporto con la politica

Pubblicato il autore: Daniele Caroleo Segui

olimpiadi

Lo sport e la politica, è inutile negarlo, sono spesso andati di pari passo. Sopratutto quando si tratta di eventi importanti, come le Olimpiadi, che coinvolgono un numero altissimo di atleti provenienti da tutto il mondo e i cui risultati vengono anche utilizzati ai fini propagandistici e di immagine, per esaltare (o sminuire) questa o quella nazione.

E’ sotto gli occhi di tutti, ad esempio, la questione relativa al doping degli atleti russi, che rischia di diventare un vero e proprio caso diplomatico, in perfetto stile “guerra fredda”. O, ad esempio, la recente, e alquanto triste, vicenda legata alla delegazione olimpica palestinese, fermata alla dogana israeliana e vistasi sequestrare tutte le attrezzature, gli indumenti sportivi e addirittura la bandiera nazionale. Senza dimenticare le questioni interne del paese ospitante, il Brasile, che per organizzare un evento di questa portata sta rischiando il tracollo sia dal punto di vista finanziario e sia dal punto di vista della sicurezza interna, scatenando polemiche e contrasti anche a livello internazionale. Non mancano poi, ovviamente, anche gli eventi positivi, come l’esordio, proprio nelle Olimpiadi di Rio 2016 che andranno a cominciare tra qualche giorno, della cosiddetta squadra dei rifugiati.

Tutti gli eventi sportivi del passato, di un certo livello, sono stati comunque caratterizzati da episodi o avvenimenti storici che hanno influenzato, chi più e chi meno, lo scenario politico e geopolitico internazionale. Non di meno le Olimpiadi, manifestazione sportiva trasmessa in mondovisione, che spesso e volentieri diventa, suo malgrado, una sorta di vero e proprio palcoscenico politico e diplomatico.

olimpiadiSe ripercorriamo la storia dei Giochi Olimpici a ritroso, in tal senso non possono non venire in mente, ad esempio, le Olimpiadi del 1936, organizzate in quel di Berlino, dove l’uso propagandistico di quell’evento da parte di Adolf Hitler fu piuttosto evidente. In quelle stesse Olimpiadi l’atleta principale fu, senza dubbio, l’afro-americano Jesse Owens, vincitore di ben quattro medaglie d’oro. Una di queste venne conquistata nel salto in lungo, dopo una bellissima sfida con l’atleta tedesco, e amico dello stesso Owens, Luz Long. Il conseguimento di questa medaglia, però, fornì anche alla stampa mondiale il pretesto per creare un vero e proprio caso di discriminazione razziale di cui l’atleta statunitense sarebbe stato vittima. I giornali dell’epoca, infatti, raccontarono che il Führer, indispettito per la sconfitta dell’atleta di casa, sia uscito dallo stadio per non stringere la mano ad Owens. In realtà le cose andarono in maniera del tutto diversa, come per altro viene precisato nell’autobiografia dell’atleta statunitense, intitolata “The Jesse Owens Story”. “Dopo essere sceso dal podio del vincitore, passai davanti alla tribuna d’onore per rientrare negli spogliatoi. Il Cancelliere tedesco mi fissò, si alzò e mi salutò agitando la mano. Io feci altrettanto, rispondendo al saluto. Penso che giornalisti e scrittori mostrarono cattivo gusto inventando poi un’ostilità che non ci fu affatto”, scrisse Owens nel suo libro, specificando, successivamente, che fu invece il presidente degli Stati Uniti Roosevelt a far cancellare, di fretta e furia, un appuntamento con lui alla Casa Bianca, per paura delle reazioni nei territori del sud degli USA, in piena campagna elettorale.

La seconda guerra mondiale non permise lo svolgimento di ben due edizioni dei Giochi Olimpici: quelle del 1940 e quelle del 1944, previste rispettivamente a Tokio e a Londra. La Gran Bretagna ebbe comunque la possibilità di organizzare le Olimpiadi del 1948, la prima edizione del dopoguerra di questa manifestazione, per altro in un contesto storico e geopolitico totalmente mutato dall’ultima edizione dei Giochi. Sostanzialmente la Guerra Fredda monopolizzò, di fatto, l’intero scenario internazionale e le Olimpiadi vennero condizionate, per oltre quarant’anni, dall’accesa lotta ideologica, culturale e politica che vedeva contrapposte le due superpotenze di quel determinato contesto storico: gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica. Entrambe le nazioni erano costantemente in “competizione” per avere sempre la meglio sull’avversario, e quindi i risultati conseguiti in ambito sportivo,  il prestigio ottenuto da queste vittorie e l’orgoglio nazionale venivano utilizzati, spesso e volentieri, per puro scopo politico e propagandistico, sfruttati, senza remore, dai leader di turno anche a livello elettorale. A Londra, come per altro era accaduto dopo la prima guerra mondiale, i paesi aggressori della seconda guerra mondiale (Germania e Giappone), ad eccezione dell’Italia, che, dopo un lungo confronto, fu ammessa grazie all’armistizio di Cassibile, non furono assolutamente invitati. L’Unione Sovietica, invece, decise di non partecipare volontariamente perché, in pratica, gli atleti non erano pronti e allenati per questo evento e Stalin non voleva rischiare di fare brutte figure al cospetto dell’avversario americano. Erano però presenti numerosi osservatori sovietici che permisero all’URSS di preparsi al meglio in vista dell’edizione successiva dei Giochi. Altre nazioni volontariamente assenti a Londra furono la Romania, la Bulgaria e il neonato stato di Israele.

Le Olimpiadi del 1952 furono organizzate ad Helsinki. Come preannunciato, in questa edizione, nonostante la Finlandia fosse un nemico storico dell’URSS (nel secondo conflitto mondiale la Finlandia era stata alleata delle potenze dell’Asse e aveva combattuto, proprio contro l’Unione Sovietica, la cosiddetta Guerra d’Inverno), i sovietici esordirono ufficialmente ai Giochi Olimpici. Lo scenario internazionale di quel periodo aveva vissuto alcuni episodi rilevanti, come la Guerra di Corea, che però non intralciarono l’organizzazione di questi Giochi. Ci furono comunque delle polemiche prima della cerimonia inaugurale delle Olimpiadi, visto che venne chiesto, ufficialmente, ai sovietici di far transitare la fiaccola olimpica attraverso quelle che oggi sono le cosiddette Repubbliche Baltiche. Tale richiesta, però, venne rispedita immediatamente al mittente, costringendo gli organizzatori a modificare l’itinerario dei tedofori, deviandolo attraverso gli altri paesi scandinavi. Gli stessi sovietici inoltre, non volendo che i proprio atleti si mischiassero o fraternizzassero con i loro rivali, ottennero l’edificazione di un villaggio olimpico esclusivamente a loro uso. In questa edizione dei giochi olimpici fece il suo esordio anche Israele e la neo costituita Repubblica Popolare Cinese. La partecipazione di quest’ultima, però scatenò la reazione della Repubblica di Cina (Taiwan) che si ritirò dai Giochi in evidente protesta contro il CIO. Le Olimpiadi di Helsinki videro inoltre la partecipazione, dopo l’assenza forzata nell’edizione precedente, anche di Giappone e Germania. Quest’ultima era, all’epoca, divisa in tre stati: le squadre della Repubblica federale di Germania e della Saar (che nel 1955 si fusero assumendo il nome della prima) presero parte ai Giochi, la Repubblica Democratica Tedesca (Germania Est) invece non partecipò alle Olimpiadi.

Le Olimpiadi del 1956 vennero organizzate per la prima volta nell’emisfero sud del mondo, e precisamente a Melbourne, in Australia. Anche in questa occasione il contesto storico e politico non sembrava di certo adatto ad un evento sportivo del genere, soprattutto a causa delle tensioni belliche attorno al canale di Suez e per l’occupazione dell’Ungheria da parte dell’esercito sovietico. E proprio in relazione a questo avvenimento ci si può riferire ad uno degli episodi più significativi di queste Olimpiadi, cioè la sfida di pallanuoto conosciuta dai più come la “partita del sangue nell’acqua” e che vide proprio di fronte la nazionale magiara, campionessa olimpica uscente, e quella dell’URSS. La sfida, che terminò con un sonoro 4-0 a favore degli ungheresi, venne chiamata così dopo che l’ungherese Ervin Zádor uscì dall’acqua con il sopracciglio destro sanguinante, a causa di un colpo ricevuto dal sovietico Valentin Prokopov. Questo episodio era solo l’ultimo di una partita davvero molto violenta, fin dalle prime battute, e fu la classica goccia che fece traboccare il vaso per i tifosi infuriati, che decisero di invadere l’area circostante la vasca dove si stava svolgendo l’incontro. Solo l’intervento della polizia impedì ai tifosi magiari di aggredire i sovietici. Da segnalare inoltre, sempre in merito a tale questione geopolitica, che le nazioni di Spagna, Paesi Bassi e Svizzera boicottarono queste Olimpiadi per protesta contro la violenta repressione attuata dai sovietici in Ungheria.

Eccoci quindi in Italia per le Olimpiadi del 1960. Le prime trasmesse interamente in televisione con ben 106 ore di riproduzione effettuate dalla Rai. Anche in questa occasione si rinnova l’accesa sfida tra le due superpotenze protagoniste della Guerra Fredda: gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica, con quest’ultima che riafferma e conferma il suo “predominio” sportivo ottenendo ben 103 medaglie, di cui 43 d’oro, contro le 71, di cui 34 d’oro, dei suoi acerrimi rivali. Per questa edizione dei Giochi Olimpici ci sarebbe inoltre da evidenziare la storia dell’etiope Abebe Bikila, sergente della guardia del Negus e guardia del corpo personale dell’imperatore Hailé Selassié. Giunto a Roma da perfetto sconosciuto, tagliò il traguardo da trionfatore sotto l’arco di Costantino, dove era stato posto il traguardo finale della maratona, correndo a piedi scalzi su suggerimento del suo allenatore e divenendo, in pratica, il simbolo dell’Africa che si liberava dal colonialismo europeo, conquistando la prima medaglia d’oro del continente africano ai Giochi Olimpici.

A Tokyo, per le Olimpiadi del 1964 il CIO decide di escludere dalle competizione l’Indonesia, visto che la stessa nazione, filo-cinese, aveva escluso a sua volta Taiwan e Israele dai Giochi asiatici, che si erano svolti due anni prima. In questa stessa edizione partecipa anche la nazione della Germania unificata: l’intento, nello specifico, è quello di mandare una sorta di vero e proprio messaggio sportivo oltre che politico. Queste Olimpiadi verranno inoltre ricordate per la ferma opposizione nei confronti del Sudafrica, tristemente famoso a causa dell’Apartheid, che verrà esclusa dai Giochi fino al 1992.

ap-salutoLe Olimpiadi del 1968 si tennero a Città del Messico. In questa edizione alcuni paesi dell’Africa decisero di boicottare i Giochi per protesta contro l’Apartheid in Sudafrica. Il contesto per una manifestazione sportiva del genere, comunque, non era certo dei migliori visto che pochi giorni prima dell’apertura della stessa, i soldati incaricati di mantenere l’ordine pubblico nel corso di una manifestazione pacifica, organizzata da alcuni studenti, nella Piazza delle Tre Culture a Città del Messico, per protestare contro l’ingente spesa sostenuta dal presidente Gustavo Diaz Ordaz per costruire gli impianti per gli imminenti Giochi Olimpici, iniziarono a sparare ad altezza uomo. Non si riuscì mai a sapere se l’ordine venne impartito direttamente dal Presidente; fatto sta che il tragico risultato finale fu quello di una vera e propria strage, con centinaia e centinaia di morti. Nonostante l’accaduto, il programma olimpico non subì, incredibilmente, alcuna variazione ma, durante la cerimonia di inaugurazione, gli studenti riuscirono comunque ad organizzare una nuova protesta silenziosa contro la repressione e fecero volare un uccello e un aquilone a forma di colomba nera sopra il palco presidenziale. Queste Olimpiadi, però, vengono anche ricordate, ovviamente, per la cerimonia di premiazione della gara dei 200 metri piani, durante la quale il vincitore Tommie Smith e il suo connazionale John Carlos, classificatosi terzo, alzarono il pugno chiuso con un guanto nero in segno di protesta contro il razzismo  (nello specifico questo era il gesto delle Black Panthers, movimento  contro la segregazione razziale), mentre Peter Norman, australiano, sfoggiò una spilla in favore dei diritti umani. Essi ascoltarono l’inno nazionale americano con il capo chinato e gli occhi fissi sulle loro medaglie, per protesta. Tutto questo costerà loro il ritiro delle medaglie, la sospensione dalla squadra statunitense con effetto immediato e l’esclusione a vita dai Giochi. Un gesto simile a quello dei due atleti afro-americani verrà poi compiuto dalla ginnasta ceca Věra Čáslavská, che trovandosi sul gradino più alto del podio insieme alla sovietica Larisa Petrik, dopo la gara di corpo libero, rifiuta di guardare la bandiera dell’URSS e di ascoltarne l’inno, tenendo il capo chinato in segno di protesta per l’invasione della Cecoslovacchia. da parte dell’Unione Sovietica. Questo gesto le costerà il ritiro forzato dalle competizioni e il divieto di viaggiare per dodici anni.

filesEccoci quindi giungere a Monaco, in Germania, per le Olimpiadi del 1972. Continuano i boicottaggi di alcuni paesi africani contro l’Apartheid, mentre dal punto di vista sportivo si registra la prima, storica, sconfitta della squadra di basket degli Stati Uniti ad opera proprio dell’Unione Sovietica nella finalissima della competizione olimpica. Ma questa edizione dei Giochi è certamente, e tristemente, ricordata per il cosiddetto “Massacro di Monaco”. Alcune indiscrezioni, ricavate nel corso degli anni, indicherebbero quale pretesto per un’azione del genere, il non aver considerato, da parte del CIO, la richiesta avanzata dalla Federazione Giovanile della Palestina di poter partecipare con una propria delegazione ai giochi olimpici in Germania. In tutti i casi, comunque, il 5 settembre, otto palestinesi appartenenti all’organizzazione “Settembre Nero” entrano di nascosto nel villaggio olimpico ed irrompono nella palazzina dove soggiornava la rappresentativa israeliana. Due atleti vennero uccisi immediatamente, mentre altri nove rimasero in ostaggio. I restanti 18 atleti riuscirono a scappare e a dare l’allarme mentre il commando palestinese richiedeva l’immediato rilascio di 234 fedayn detenuti a Tel Aviv e di altri due prigionieri recentemente catturati e incarcerati in Germania. Le trattative andarono piuttosto a rilento. In serata il commando palestinese ottenne un pullman che li trasportò, unitamente agli ostaggi, su due elicotteri, grazie ai quali raggiunsero l’aeroporto di Furstenfeldbruck, ad ottanta chilometri da Monaco di Baviera. Qui sarebbero dovuti salire su un aereo che li avrebbe condotti in Medio Oriente, ma trovarono invece la polizia ad attenderli. Iniziò quindi una sparatoria durante la quale uno dei due elicotteri prese fuoco con all’interno tutti i suoi occupanti. Al termine della sparatoria morirono cinque degli otto palestinesi, il pilota di uno degli elicotteri, un poliziotto tedesco e tutti e nove gli ostaggi israeliani. I tra palestinesi superstiti vennero quindi catturati. Il tragico avvenimento fece, ovviamente, il giro del mondo. Da più parti avanzò la richiesta di fermare i Giochi Olimpici, ma tutto ciò non avvenne e l’Olimpiade riprese con un giorno di ritardo, mentre in Medio Oriente gli israeliani reagirono bombardando i campi palestinesi in Siria e in Libano.

Quattro anni dopo ecco le Olimpiadi del 1976, a Montreal, in Canada. Queste furono profondamente mutilate dal boicottaggio di ben ventisette paesi africani, ai quali si aggiunsero anche l’Iraq e la Guyana. Il motivo della protesta era indirizzata nei confronti della Nuova Zelanda, ed in particolar modo della sua squadra di rugby (che tra l’altro non era neanche uno sport olimpico), colpevole di essersi recata in Sudafrica per partecipare ad alcune manifestazioni sportive. Insieme a queste nazioni si registra anche il boicottaggio della Cina Taipei in quanto le fu esplicitamente negato di presentarsi ai Giochi come unica Repubblica Cinese.

L’epoca dei grandi boicottaggi continuò anche nelle Olimpiadi del 1980, a Mosca. Ben sessantacinque nazioni, in quell’anno, decisero di non partecipare ai giochi. Dietro agli Stati Uniti si allinearono Canada, Norvegia, Israele, Germania Occidentale, Cina e numerosi Stati del blocco arabo e dell’America Latina. Molte tra le nazioni presenti invece (tra cui l’Italia) decisero di partecipare, ma senza la propria bandiera, sostituita da quella del Comitato Olimpico. Il motivo di questo boicottaggio era individuato nel recente invio di truppe sovietiche in Afghanistan, per aiutare un governo filo-URSS instauratosi pochi mesi prima grazie ad un colpo di Stato. L’allora presidente degli Stati Uniti, il democratico Jimmy Carter, in vista delle imminenti consultazioni elettorali, colse la palla al balzo, anche per cercare di riguadagnarsi un po’ di popolarità, e iniziò a promuovere un boicottaggio delle Olimpiadi in Unione Sovietica, sostenendo che se l’URSS non avesse ritirato le sue truppe dall’Afghanistan, gli Stati Uniti non avrebbero partecipato alle imminenti Olimpiadi moscovite. L’Unione Sovietica non ritirò assolutamente le sue truppe e gli USA mantennero la loro promesse, seguiti a ruota da numerosi paesi alleati. Il boicottaggio, però, oltre a danneggiare pesantemente la manifestazione e a scatenare delle polemiche non da poco dal punto di vista internazionale, non sortì neanche l’effetto sperato da Carter in ambito nazionale, vista la sconfitta, durante le elezioni presidenziali, a favore del repubblicano Ronald Reagan.

Ovviamente la replica del blocco sovietico non si fa di certo attendere e, alle Olimpiadi del 1984, a Los Angeles, l’URSS decide di non partecipare motivando la sua decisione con la “mancanza di sicurezza per la delegazione sovietica” e per protesta contro l’installazione di missili Pershing statunitensi in Europa occidentale. Alla fine saranno diciasette i paesi che non prenderanno parte a questa edizione dei Giochi Olimpici. Tra questi c’è l’Iran, che decise di boicottare i giochi a causa di una “eccessiva interferenza degli Stati Uniti nel Medio Oriente e come suo sostegno per il regime che occupava Gerusalemme e dei crimini commessi dagli Stati Uniti in America Latina, in particolare in El Salvador”. Un altro stato che decise di boicottare le Olimpiadi statunitensi per motivi puramente politici fu la Libia, mentre il Burkina Faso non partecipò con l’intenzione di prendere le distanze dagli atleti inglesi, accusati di aver partecipato ad una partita di rugby nel Sud Africa. L’unica nazione del blocco filosovietico che prese parte alla manifestazione olimpica fu la Romania, la quale, con l’eccezione del torneo di calcio a cui rinunciò nonostante la qualificazione sul campo, partecipò regolarmente alle competizioni arrivando addirittura seconda nel medagliere, dietro, ovviamente, i padroni di casa.

Le Olimpiadi del 1988 vengono organizzate a Seul, nella Corea del Sud. Negli anni precedenti questa edizione si lavora alacremente per evitare i boicottaggi che avevano caratterizzato i Giochi passati. Un lavoro diplomatico alquanto complesso, visto che il paese ospitante aveva dei rapporti non proprio idilliaci con i paesi comunisti limitrofi, come l’URSS, la Cina e la Corea del Nord, sua acerrima rivale. Proprio quest’ultima, nel 1985, avanzò al CIO la richiesta di organizzare, unitamente alla Corea del Sud, i Giochi Olimpici. Dopo lunghe ed estenuanti trattative, durante le quali la Corea del Nord chiese che undici dei ventitre sport olimpici in programma fossero effettuati sul suo territorio, un’organizzazione speciale delle due cerimonie di apertura e chiusura, la creazione di un comitato organizzatore congiunto e una squadra coreana unita, il CIO non riuscì a soddisfare alcune delle esigenze poste alla sua attenzione. Per protesta, quindi, la Corea del Nord decise di non partecipare alle Olimpiadi, seguita da Cuba, Nicaragua, Etiopia, Madagascar, Albania e Seychelles. Queste ultime due nazioni, però, per evitare sanzioni da parte del CIO, non motivarono la loro assenza come un boicottaggio. L’edizione coreana dei Giochi Olimpici passerà inoltre alla storia per il prepotente ingresso della problematica “doping” (emblematica la squalifica, in tal senso, del corridore canadese Ben Johnson).

Nelle Olimpiadi del 1992, a Barcellona, l’episodio più rilavante per quanto riguarda gli argomenti trattati fino ad ora, è senza dubbio quello relativo ad Hassiba Boulmerka, atleta algerina che conquista la prima storica medaglia d’oro per il suo paese, ma che è anche costretta a gareggiare sotto scorta (insieme alla sua famiglia) a causa delle minacce di morte perpetrate dagli integralisti islamici algerini che non accettano il fatto che la ragazza partecipi alle gare in pantaloncini e a braccia scoperte. Da sottolineare, inoltre, che in questa edizione delle Olimpiadi, la Cecoslovacchia partecipa per l’ultima volta come nazione unica, mentre l’Unione Sovietica, già disgregata, partecipa come CSI. Infine c’è da registrare la partecipazione di un’unica squadra della Germania, a seguito della riunificazione dopo la caduta del muro di Berlino.

Muhammad-Alì-torcia-Atlanta-1996-Olimpiadi-800x450-800x450Nonostante le numerose critiche secondo le quali le Olimpiadi del 1996, ossia quelle del Centenario, si sarebbero dovute organizzare ad Atene per motivi simbolici, il CIO assegna i Giochi ad Atlanta, negli Stati Uniti, città dove c’è la sede della Coca Cola, tradizionale sponsor olimpico. In questa edizione si registra la partecipazione, per l’ultima volta, della Jugoslavia, e per la prima volta, come stati indipendenti, di dodici nazioni appartenenti all’ex Unione Sovietica: Armenia, Azerbaigian, Bielorussia, Georgia, Kazakistan, Kirghizistan, Moldavia, Russia, Tagikistan, Turkmenistan, Ucraina, Uzbekistan. Da ricordare inoltre come Muhammad Alì stupisca il mondo apparendo come ultimo tedoforo durante la cerimonia di apertura dei Giochi. Con l’occasione gli viene anche riconsegnata la medaglia d’oro, vinta a Roma nel 1960, che egli aveva gettato in un fiume per protesta verso la discriminazione razziale. La manifestazione olimpica di Atlanta venne, però, anche funestata da un attentato terroristico avvenuto nel Parco olimpico, il Centennial Olympic Park, dove esplose una bomba che causò due morti e centoundici feriti. L’oridgno fu piazzato da Eric Rudolph, un estremista ultra-cristiano che ha portato a termine questo attentato, insieme ad altre azioni terroristiche nel sud degli Stati Uniti, per supportare le campagne dell’associazione Christian Identity contro l’aborto e l’omosessualità.

A Sydney, per le Olimpiadi del 2000 l’Afghanistan non viene ammesso ai Giochi per aver escluso le donne dalla propria delegazione, contrariamente alle prescrizioni della Carta Olimpica. Inoltre l’atleta australiana di origini aborigene, Cathy Freeman, trionfa nei 400 metri femminili e passa alla storia in quanto la sua vittoria viene considerata come un duro schiaffo al razzismo.

Le Olimpiadi del 2004, ad Atene, vengono indicate da molti come l’inizio del default per la Grecia. Il budget di quindici miliardi di euro per finanziare le Olimpiadi, totalmente sforato, fu, in pratica, l’inizio della fine. Quell’edizione era stata considerata, dall’allora governo greco, una vera e propria occasione per rilanciare la destinazione sul mercato turistico mondiale, ma l’obiettivo si rivelò una chimera e la Grecia precipitò nel baratro del fallimento economico. In tutti i casi in questa edizione tornò a partecipare anche l’Afghanistan, mentre la Serbia gareggiò come Serbia e Montenegro.

Le polemiche internazionali tornarono prepotentemente in occasione delle Olimpiadi del 2008, a Pechino, in Cina. In quel contesto sono state numerose le iniziative, le critiche e le proteste volte ad evidenziare la politica attuata dal governo cinese in campo nazionale e internazionale. Mentre infatti la Cina, con un’intensa attività di propaganda, effettuata utilizzando tutti i media a sua disposizione, cercava di dimostrare di essere un vero e proprio esempio di efficienza e pragmatismo, oltre a tentare di mostrare il volto di un paese sostanzialmente aperto, amichevole e vittorioso dal punto di vista sportivo, culturale ed economico, dall’altro lato, i paesi partecipanti ai Giochi cercarono di portare alla luce, con gesti ed iniziative più o meno eclatanti, il “vero volto” del governo cinese, oppressore sia dei diritti civili, che dei diritti religiosi, e insensibile a tutti quei valori che dovrebbero ispirare gli stessi Giochi Olimpici. Per la sua candidatura alla presidenza francese, ad esempio, François Bayrou decise di inserire nel suo programma il boicottaggio di Pechino 2008 per il suo ruolo nella crisi sudanese, mentre il principe Carlo del Galles ha dichiarato forfait alla cerimonia d’apertura per solidarietà al Tibet. In Italia Pietro Mennea ha, a sua volta, lanciato pubblicamente la proposta di disertare i Giochi in Cina per il mancato rispetto dei diritti umani.

Arriviamo quindi alle Olimpiadi del 2012, a Londra, dove le polemiche internazionali l’hanno fatta praticamente da padrone. Tra queste, ad esempio, ricordiamo che l’Arabia Saudita ha rischiato l’esclusione per non aver presentato donne nella propria delegazione, ed evita questo provvedimento facendo partecipare una judoka con il velo. Inoltre la coincidenza tra le date delle gare e quelle del Ramadan fu contestata aspramente dai paesi a maggioranza musulmana, in quanto il digiuno imposto dall’alba al tramonto avrebbe potuto svantaggiare gli atleti durante le gare. Non mancano gli “incidenti di percorso”, come quello avvenuto nella prima giornata del torneo di calcio femminile, prima dell’incontro Corea del Nord – Colombia, dove fu esposta per errore la bandiera della Corea del Sud. Le atlete nordcoreane abbandonarono il campo in segno di protesta e l’incontro iniziò con un’ora di ritardo, a seguito delle scuse del Comitato Olimpico. Senza dimenticare, infine, che il nostro CONI protestò ufficialmente contro la regia internazionale della cerimonia inaugurale, in quanto non aveva inquadrato, sugli spalti, il Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano.

7650555360_32f0a2b2a4_zIn conclusione, come spero si evinca chiaramente da questo lungo resoconto, il rapporto tra i grandi eventi sportivi, come le Olimpiadi, e la politica internazionale è sicuramente evidente se non addirittura fondamentale anche e sopratutto negli scenari geopolitici e diplomatici mondiali. Un rapporto per certi versi controverso ed intricato, ma sicuramente importantissimo, da qualsiasi punto di vista lo si voglia inquadrare.
Per rendere meglio l’idea, basterebbe (come evidenziato giustamente in questo interessante articolo) prendere ad esempio l’acronimo BRICS, che in Economia Internazionale risulta essere l’associazione di cinque tra le maggiori economie emergenti (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica), aggiungerci altri paesi emergenti dello scacchiere geopolitico attuale, come la Turchia ed il Qatar, e ci renderemmo subito conto di come tutti questi Paesi, dal 2008 ad oggi, abbiano ospitato o abbiano avuto modo di organizzare almeno un grande evento sportivo di interesse mondiale (campionato del mondo di calcio, olimpiadi, mondiali di atletica, formula 1, ecc…), tutti impegnati alacremente a dimostrare, grazie a queste manifestazioni agonistiche, di essere delle vere e proprie potenze economiche e logistiche agli occhi del resto del mondo e apparire come degli interlocutori credibili e autorevoli nello scenario internazionale di oggi.
Anche se con alterne fortune e spesso con esiti non proprio soddisfacenti.

  •   
  •  
  •  
  •  
Tags: