Divisione curve stadio Olimpico: le 4000 visioni del Prefetto Gabrielli

Pubblicato il autore: Simone Meloni Segui

Franco-GabrielliTante volte, di fronte a un’eresia o a una larga stortura della realtà, ci si chiede se la bassezza e l’impavida menzogna del genere umano abbiano limiti. Concetti triti, forse, ma mai tanto vecchi da esser cestinati. Soprattutto se si ripetono con una certa ciclicità, per dare sempre nuova linfa agli esecutori di ordini chiari e precisi, o anche soltanto ai propri interessi personali, valore aggiunto, in Italia, a qualsiasi attività svolgano personaggi di un certo rango e una certa fascia di appartenenza.

Che Roma sia ormai diventata la Capitale del pattume, ahinoi non solo quello materiale, che al limite ci potremmo limitare a pulire, è cosa acclarata ed indiscutibile. Dall’alto dei sette colli, negli ultimi tempi, sono uscite tra le più inquietanti e sporche pagine della storia repubblicana degli ultimi anni. E’ altresì innegabile che l’Urbe Immortale funga da trampolino di lancio per molte Vie Lattee istituzionali e non. In questo quadro si inserisce alla perfezione la figura di Franco Gabrielli, nominato, dal Primo Ministro Matteo Renzi, Prefetto di Roma e affiancato, sempre dal medesimo, al sindaco Marino in vista del Giubileo. Non fossero bastati i suoi tanti punti oscuri legati alla gestione della prefettura di L’Aquila durante il terremoto, quando, non va dimenticato, fioccarono denunce e repressione nei confronti di cittadini aquilani impegnati nella lotta sociale verso le istituzioni che non mancarono di palesare il proprio immobilismo, rendendosi altresì protagoniste di torbide vicende legate agli appalti per la ricostruzione (Mafia Capitale docet), di cui ci si chiede come sia possibile che il prefetto del capoluogo abruzzese non sapesse nulla. Come spesso è accaduto in questi casi, dal Belice alle Marche, passando per l’Irpinia.

Ma il Prefetto Gabrielli, nell’ultimo mese, è saltato agli onori delle cronache anche per un’altra decisione: quella di dividere in due distinti settori le curve dello stadio Olimpico. Già, viene persino da ridere rileggendo le precedenti righe e pensando al ruolo che in teoria dovrebbe ricoprire. Sì, procura un pochino di ghigno, effettivamente, credere che una figura del genere nell’attuale contesto della città più grande ed importante del Paese, vada a mettere le mani, come prima cosa, in uno stadio frequentato al massimo da sessantamila spettatori. A fronte di una cittadinanza che ormai ne conta ben oltre cinque milioni. Dividi et impera, dicevano coloro i quali Roma l’hanno resa celebre in tutto il mondo. Dividi et impera, ma soprattutto fatti conoscere distruggendo e reprimendo i tifosi di calcio, potremmo rinnovarlo noi.

Dopo le pietose scene di Roma-Siviglia, Lazio-Bayer Leverkusen (non dimentichiamoci che la Questura di Roma, non del paesello rurale a 1.800 metri d’altezza, aveva emanato una nota di preoccupazione per l’arrivo dei tifosi teutonici, rivelatisi in realtà poche centinaia e con intenzioni tutt’altro che bellicose. Ma del resto bastava fare una semplice ricerca su Google, non v’era bisogno di aver militato nel Sisde) e Lazio-Bologna, un’altra pagina tragicomica si è scritta a RomaJuventus. Partita anticipata alle 18 per motivi di ordine pubblico, altro comunicato della questura per invitare, addirittura, i tifosi a non indossare sciarpe e muoversi, di fatto, come fossero in missione segreta, soliti controlli capillari neanche ci fosse l’amichevole Turchia-Siria sul neutro di Beirut e un massiccio spiegamento di forze dell’ordine all’esterno ed all’interno dello stadio. Un giorno qualcuno ci dovrà spiegare il motivo di tutto ciò, con uno spreco di denaro gravissimo in tempi in cui, a detta di molti commissariati, spesso manca la benzina per le auto e il personale per controllare le zone più critiche. Qualcuno ci spiegherà anche chi paga quel manipolo di ragazzotti disposti sulla scala gialla della Sud, assoldati da un’agenzia privata che solitamente offre sicurezza in noti locali del litorale capitolino. Ovvio, ce lo spiegheranno se qualcuno glielo chiederà. Non verranno a dircelo perché amanti della stampa libera e indipendente.

Franco Gabrielli, sempre lui, all’indomani del big match dell’Olimpico, dove proprio grazie all’utilizzo spropositato e provocatorio (oltre che del tutto inutile) della polizia si sono registrati attimi di tensione, con i tifosi a dir poco irritati dalla pressante presenza degli agenti, ha dichiarato che dal 12 settembre verranno istallate le vere e proprie barriere all’interno delle curve. Se questo fino ad oggi è stato giustificato con quella che ormai è diventata la frase parafulmine per qualsiasi scelta, vale a dire “è indispensabile per l’ordine pubblico”, oggi vede una nuova chicca spuntare tra le spiegazioni più originali mai date da un Prefetto.La curva ospita sempre più tifosi per via degli scavalcamenti; circa 12mila persone invece che 8mila”, ha asserito con certezza Gabrielli

Un’affermazione che ha del ridicolo ma che, se fosse verità, sarebbe anche una grave ammissione di incompetenza. Chi ogni domenica frequenta lo stadio Olimpico sa benissimo che se veramente ad ogni match quattromila persone scavalcassero le recinzioni per entrare in curva senza biglietto, la cosa non passerebbe certo inosservata. Del resto negli ultimi anni ci hanno martellato con biglietti nominativi, tornelli, tessere del tifoso, telecamere a circuito chiuso, daspo a pioggia. Insomma, lo stadio è diventato più controllato di qualsiasi carcere di massima sicurezza e il Prefetto di Roma vorrebbe farci credere il contrario, andando anche contro la propria credibilità. Infatti, se in un luogo così piccolo e ristretto, ci fossero tutti questi comportamenti delittuosi, vorrebbe dire che i suoi uomini hanno più di qualche lacuna nella gestione degli eventi. Perché nessuno glielo fa notare?

“La divisione non ha esigenza di sicurezza, ma di safety”, ha detto ancora Gabrielli. Posto che “sicurezza” e “safety” sono sinonimi, qualcuno glielo spieghi, questa è una frase che smentisce le sue dichiarazioni precedenti. Evidentemente non potendo più sostenere la storiella della sicurezza, che non regge visto che in Curva Sud non avvengono incidenti da almeno un ventennio, c’è bisogno di lavorare con la fantasia. Si farebbe meglio ad esser chiari e sinceri: la prefettura agisce sicuramente non da sola, con l’intento di distruggere e far chiudere i battenti a uno dei pochi luoghi d’aggregazione rimasto in una città che quotidianamente diventa sempre più grigia e priva di fantasia e ilarità. La cosa più grave è che tutto avviene in un clima di accondiscendenza, senza nessuno che si opponga o che quanto meno faccia notare l’eresia di certe scelte. Si va avanti in maniera pseudo dittatoriale, con il placet delle due società capitoline, le quali finora non hanno proferito verbo sulla situazione.

Intanto le prime partite sono state un vero e proprio flop a livello di pubblico e di ambiente. Gli ultras romanisti e laziali hanno optato per il silenzio o la diserzione, dando la piena immagine di uno stadio silenzioso e vuoto a chi lo ha militarizzato ed a chi ha sottaciuto a tutto ciò. “Riportare le famiglie allo stadio”, sarebbe ora che chi si spesso si mette in bocca questa frase si facesse un giro all’Olimpico e ci spiegasse, realmente, il perché le famiglie dovrebbero andare allo stadio. Ho la fortuna di girare diversi campi, anche e soprattutto di categorie inferiori. Vi assicuro che i bambini li ho visti sempre più felici ed entusiasti di fronte a una bandiera che sventola, un coro che parte e un fumogeno che si accende rispetto a uno schieramento di agenti anti sommossa senza motivo. Dividere è un atto vile, oltre che contrario al concetto di unione e abbattimento delle barriere che prende sempre più piede nei luoghi europei dove si svolgono manifestazioni sportive.

Negli ultimi anni stampa, rappresentanti federali e Ministri dell’Interno si sono prodigati nel raccontarci i valori olimpici dello sport, quelli di fratellanza e vicinanza tra tutti i popoli. Peccato che poi nei fatti non siano tanto bravi come nelle chiacchiere. Distruggere, smembrare e disgregare sembra essere il compito primo. E finché questa macchietta andrà avanti l’Italia si merita degli stadi silenziosi e vuoti, oltre che il rifiuto di qualsiasi manifestazione internazionale da ospitare sul nostro territorio. Qualcuno si prenda le proprie responsabilità e cominci a non abusare del ruolo che ricopre per fare carriera. Sarebbe un piccolo passo avanti verso la normalità.

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