Boateng al Milan: il ritorno del trequartista dinamite

Pubblicato il autore: Paolo Bellosta

MILAN, ITALY - DECEMBER 04: Kevin Prince Boateng of AC Milan celebrates scoring the first goal during the Serie A match between Milan and Brescia at Stadio Giuseppe Meazza on December 4, 2010 in Milan, Italy. (Photo by Claudio Villa/Getty Images) *** Local Caption *** Kevin Prince Boateng

Il primo colpo di mercato di gennaio del Milan è ufficiale, niente di nuovo, sia chiaro, la notizia è ufficiosa da mesi: Kevin Prince Boateng torna a vestire il rossonero. In estate, il giocatore ghanese aveva visto sfumare prima il trasferimento allo Sporting Lisbona, poi quello negli Emirati all’Al Ittihad, dopo essere stato messo fuori rosa dallo Schalke 04, ha ottenuto il permesso per allenarsi con la banda di Mihajlovic già da novembre.

Ennesimo ritorno, il Milan si dimostra squadra nostalgia. Shevchenko, Kakà, Balotelli, in passato Gullit, Donadoni, Leonardo, sono solo alcuni degli infelici ritorni voluti da Berlusconi. Giocatori in flessione che tornano a casa in cerca di nuove soddisfazioni, in cerca della gloria mai più ritrovata sotto altre casacche. Minestre riscaldate che hanno lasciato sempre un gusto spiacevole in bocca.
Kevin Prince Boateng scopre San Siro nel 2010, viene dal Portsmouth e non si porta dietro una bella fama. E’ ricordato più per interventi folli, l’entrata sulla caviglia di Ballack rende bene il concetto, che per colpi di talento. Inaspettatamente sorprende il pubblico milanese, non mostra una tecnica impeccabile ma si fa notare subito per i suoi inserimenti, ottima l’intesa con Ibrahimovic, per la sua grinta e per la corsa incessante. I tifosi si innamorano della forza che mette in campo, è un motorino instancabile che gira a ritmi furiosi, un giocatore muscolare che mostra anche colpi davvero interessanti.
Le capriole, la maglia sventolata in aria, il corpo dipinto di tatuaggi: un personaggio che lascia il segno.
E’ un giocatore atipico, il Milan viene da anni di trequartisti canonici, giocatori dai piedi sopraffini con evidenti limiti fisici. Campioni che non brillano per dinamismo.
Boban e Rui Costa sono gli esempi migliori di questo calcio che non esiste più, negli anni 90, e nei primi anni Duemila, la classe ha la meglio sul fisico. Si gioca di fioretto, di prima, viaggia la palla, non l’uomo.
Kakà è il primo a rivoluzionare il concetto, unisce una tecnica sublime a una buona corsa.
Boateng arriva in un Milan nuovo, non è un 10, non c’entra una virgola con Boban, con Rui Costa, con Seedorf o con Kakà, ma tra i muscolari è l’unico a vantare una buona qualità e tempi d’inserimento eccellenti. Non infiocchetta le partite, le spacca, le rompe, le ammazza con forza e grinta.
Non è un 10, ma è il trequartista del Milan di Allegri e reinterpreta il ruolo in maniera ottimale, il ragazzo ha carattere e la responsabilità lo gasa.
Boateng fa vedere numeri d’alta scuola, sia in campionato, che in coppa. Al Via Del Mare di Lecce, la squadra salentina conduce 3a0, dal tunnel degli spogliatoi esce Kevin Prince. Due colpi pazzeschi sotto al sette, e un gol di prontezza: la remuntada è fatta. Per essere un centrocampista che fa legna, tanta roba.
Nella stagione 2012-2013 eredita la 10 di Seedorf, ancora una volta non si fa schiacciare dal peso della maglia ma si gasa e contro il Barcellona tocca il punto più alto della sua esperienza in Italia: controllo a seguire di tacco, tunnel ad Abidal e tiro di prima sul palo del portiere. Una perla che fa esplodere il Meazza.
Le prestazioni poi calano di intensità, gli infortuni tornano di frequente e la cessione diventa un ipotesi reale. Saluta dopo una doppietta decisiva nei preliminari di Champions, di grinta, di rabbia, di prepotenza, come sempre.
Ora ritorna per portare il Milan in Europa, servirà il suo apporto? I precedenti non ispirano molta fiducia, i ritorni non sono mai stati felici in casa Milan. Certo è che la sua dinamite sarebbe oro colato in un centrocampo avaro di idee e di inserimenti: la scommessa Boateng è rischiosa, ma da perdere c’è ben poco.

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Paolo Bellosta

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