Murillo: “Scudetto all’Inter non è un pensiero, è un dovere”

Pubblicato il autore: Gianfranco Mairone Segui

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Inter che prepara il ritorno in campionato nella sfida che la vedrà opposta con l’Empoli. In campo ci sarà anche il difensore Murillo che in questa pausa Natalizia si è concesso una bella intervista alla Gazzetta dello Sport, ecco le sue parole:

Sei più maturo dei tuoi anni:

“Sì, credo di essere più maturo dei miei 23 anni, sono il sesto di sei figli e nel crescere dentro una famiglia splendida secondo una vita umile si capiscono molte cose. E forse ci si sviluppa prima”.

Lei però, in campo, si trasforma davvero. 
“Sì sì. Perché quando sei dentro alla battaglia la tua cabeza, la testa, cambia. E lì divento un guerriero: bisogna lottare, guadagnarsi ogni cosa. Detto questo, sono poi sempre un chico, un ragazzo che ama vivere bene, molto e con semplicità”.

La serie A è un Inferno o un Paradiso? 
“Ovvio: un Paradiso. E’ il campionato nel quale tutti prima o poi vogliono arrivare. Se lo pensavo così? Lo sognavo, ecco. La squadretta del mio quartiere si chiamava Andresanin e divenne partner del progetto Inter Campus, quello che porta il calcio e aiuti ai bambini nel mondo. Bene, un giorno arrivarono portando un mare di regali nerazzurri: maglie, palloni, scarpe, anche foto autografate. Io volevo quella di Ivan Ramiro Cordoba: era l’idolo della mia mamma, e di tutti in Colombia. Ricordo che regalavano maglie a maniche lunghe e faceva caldo: ecco, io quella maglia la indossavo da mattina a sera, fino alla sfinimento, sudando all’infinito”.

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Quando dicono che l’Inter gioca male cosa pensa? 
“Penso al primo posto. Penso che sia importante capire le cose che non vanno bene, migliorare sempre, acchiappare il momento e anche il risultato. Nel calcio, alla fine, conta quello”.

Sta contando, e pesando molto, la perfetta connection con Miranda. Come ci siete riusciti in sei mesi? 
“Ci troviamo come fossimo insieme da sempre. I motivi? Veniamo dallo stesso campionato, da due squadre robuste e forti, c’è esperienza anche tattica, collaborazione, comunicazione, semplicemente ci capiamo al volo”.

Ecco: quanto parlate fra voi due e Handanovic? 
“Molto. E Samir ci urla le cose in italiano”.

Miranda fuori pare timidissimo. 
“E’ vero, ma in campo anche lui cambia testa: gioca senza paura di nulla, da leader”.

E la forza di Mancini? 
“Dà tranquillità, sa guidare la squadra e va seguito: l’esperienza che ha è una garanzia in ogni senso”.

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Ed è garantito che lei resterà all’Inter? Secondo alcuni rumors, prima il Real Madrid poi anche il Barcellona e il Liverpool si sono interessati a lei. 
“E’ bello che si dicano certe cose. Com’è quella citazione? Nel bene o nel male, basta che se ne parli. Ma io sono un professionista e rispetto la mia camiseta, la maglia che indosso. Fino all’ultima goccia di sudore”.

Si parla di lei come nuovo Samuel: era soprannominato Il Muro, mentre Murillo lo chiamano La Muralla. Ci siamo… 
“E’ un grande piacere sentirmi accostato a giocatori di valore, come lui o Cordoba. Ma è il momento di essere… Murillo”.

Scudetto è una parola bellissima ma da non pronunciare? 
“Pronunciare la parola scudetto all’Inter non è un pensiero: è un dovere”.

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A volte, nel vostro lavoro, capita di essere espulsi. 
“Tutti sbagliamo, ma il mio rosso di Palermo proprio non lo capii. E ci rimasi male perché non era fallo. Comunque è passata, come la sconfitta con la Lazio: andiamo oltre”.

Nel futuro, quale regola farebbe cambiare nel calcio? 
“Non da difensore ma da giocatore: mi pare che gli arbitri fischino troppo. Uno sfiora col dito un altro, questo si butta per terra e fischiano. Mi pare eccessivo”.

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