Alessandro Florenzi – Il trionfo della semplicità

Pubblicato il autore: lorenzo caruso Segui

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Nella partita contro l’Udinese, terminata con il risultato di 2 a 1 in favore della squadra di Spalletti, abbiamo assistito per l’ennesima volta ad una giocata formidabile ad opera di Alessandro Florenzi che, dopo uno stop da vero fuoriclasse, ha depositato il pallone in rete, regalando alla Roma la gioia dei 3 punti.
Abbiamo tutti negli occhi le varie sgaloppate sulla fascia, i gol, i metri macinati per aiutare i propri compagni nei recuperi, i numeri da alta scuola, così alta da essere inaspettati (il gol al Barcellona insegna) ma forse, ciò di cui a volte non ci ricordiamo è Alessandro Florenzi sotto il lato umano.
Diciamocelo, nell’ultimo decennio abbiamo visto susseguirsi ragazzi di giovane speranza di ogni tipo: dal bad boy a quello con la cresta, i supertatuati o ancora i tanti talenti sprecati e persi nella facile vita mondana a cui un calciatore è esposto.
Ma fermiamoci un attimo a pensare, quante volte ci è capitato di vedere un giovane come Florenzi? Un ragazzo acqua e sapone che non ha bisogno di alcun taglio di capelli particolare per farsi notare né tantomeno di comportamenti da spaccone. Probabilmente riflettendo su questo punto di vista, ci renderemmo conto che di giovani talenti di questo genere ce ne sono davvero pochi.
Facendo un attimo un piccolo passo indietro alla scorsa stagione, ognuno di noi ricorderà la famosa esultanza che vide Florenzi protagonista di una lunga corsa verso la tribuna ad abbracciare la signora Aurora, sua nonna, presente per la prima volta allo stadio a vedere il nipote in occasione di Roma – Cagliari. E bene, perché non abituarsi a gesti genuini e spontanei come questo invece di doverci imbattere a più riprese in esaltazioni di se stessi stucchevoli e sotto sotto (poi neanche troppo) anche ridicole?
A pensarci bene, il personaggio Florenzi ci riporta con la mente a quei giocatori italiani degli anni ’80, costruiti indubbiamente sulla propria classe ma ancor di più su una dedizione ferrea verso questo sport. Un rispetto totale del proprio ruolo, sia come uomo, sia come giocatore in campo e soprattutto l’idea di anteporre il gruppo ed i propri compagni a se stesso.
Se si vanno ad analizzare le parole di Florenzi al termine di ogni match della Roma, ci si accorge facilmente che il ragazzo non esalta mai una propria giocata ma al contrario, rimarca l’importanza del lavoro di squadra, di una vittoria che si conquista tutti insieme e c’è da scommettere che queste non siano le classiche parole di facciata, anche perché basterebbe vedere il “match tipo” del ragazzo classe ’91 per rendercene conto.
In conclusione, dopo l’ennesima giocata decisiva nell’ultima partita contro l’Udinese, ci piacerebbe rimarcare il fatto che, al di là dei numeri e della classe innata di un atleta, ciò di cui non dovremmo mai stancarci sono proprio i giocatori come Alessandro Florenzi, per qualsiasi squadra voi facciate il tifo. Perché è proprio grazie a calciatori genuini, veri e semplici come questo che nutriamo nuove speranze verso il mondo “glitterato” del pallone.
Degli idoli nei quali rispecchiarci. Veri e genuini, proprio come noi.

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