Europei 2016: sei storie dalla Francia. Dal Bataclan al Brexit, il volo gaelico sulle ali di Ramsey e Bale (prima parte)

Pubblicato il autore: Francesco Saverio Simonetti Segui

Politica e sport sono una costruzione ideale dell’Uomo, e, piaccia o meno, sono andate sempre a braccetto. La cultura di un popolo passa, inevitabilmente, dalle vicende sportive.

Imprese, orrori, favole, gioie, delusioni, vittorie collettive e individuali. Si sono intrecciate, hanno contribuito a unire, identificare, riscrivere contesti, luoghi e personaggi, ma anche ad allontanare, solcare divisioni, imprimere tracce indelebili.

In un punto del Presente, che presto scivola nel ricordo del Passato e poi si riflette nello specchio del Futuro, ed è di nuovo Presente.

E mirandosi allo specchio, non si può non guardare a quanto è successo nei mesi passati, prima che il 10 giugno sorgesse e desse vita all’Europeo del 2016.

DAL BATACLAN AL BREXIT

 

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Francois Hollande il 13 Novembre si trovava allo Stade de France per assistere all’amichevole internazionale tra Francia e Germania. Alle 22.30 lascia lo Stadio per motivi di emergenza, sotto scorta.

É il 13 Novembre del 2015. Allo stadio di Saint-Denis si sta svolgendo l’amichevole di lusso tra Francia e Germania.

Al sedicesimo minuto la Francia porta palla, e si sente un’esplosione. Tre minuti dopo la scena si ripete, e il pubblico reagisce infastidito. Hanno scambiato le due esplosioni per lanci di petardi. Ma il fatto è strano, perché in campo non c’è niente, e lo stadio è gremito. Non c’è lo spazio necessario per farli esplodere. E poi il suono è molto più sordo, profondo, e in lontananza. Non possono essere petardi…

La partita finirà 2 a 0 per i padroni di casa, che poi sarà lo stesso risultato con cui i francesi avranno la meglio sui tedeschi in semifinale.

Alle 22.30 Hollande viene fatto uscire dallo Stade de France per motivi di sicurezza. E’ stato informato che quelle esplosioni udite nel corso del primo tempo sono state due attentati falliti, ma altri all’interno del paese sono andati a buon fine.

A rose is placed in front of an advertising board for the music band 'The Eagles of Death Metal' who were playing a concert when gunmen attacked Friday Nov. 13, at the Bataclan concert hall in Paris, Thursday, Nov. 19, 2015. The Belgian jihadi suspected of masterminding deadly attacks in Paris died during a police raid on a suburban apartment building, the city prosecutor's office announced Thursday, with France still reeling from the Friday attacks that killed 129 people and wounded hundreds of others. (AP Photo/Frank Augstein)/FAS108/199313978371/1511191434

Quella sera, al Bataclan, le vittime furono 93, la maggior parte ragazzi compresi tra i 20 e i 30 anni.

Al Bataclan, sta andando in scena il concerto rock degli Eagles of Death Metal, quando anche la musica si scopre impotente dinanzi alla barbarie del terrorismo che stiamo vivendo.

Un gruppo armato di tre persone, all’urlo di Allāhu Akbar – Allah è il più grande – fa irruzione nella storica sala in piena Parigi dove ci sono 1500 persone, e spara. Il giorno dopo si scoprirà che le vittime saranno 93. In totale, considerando gli altri attacchi di quella sera, perderanno la vita 130 persone. L’ISIS rivendicherà l’azione.

La maggior parte degli attentatori sono francesi o belgi, nati e cresciuti in Europa, e lontani dalle reali dinamiche del medio-oriente. E’ evidente che qualcosa, che va oltre l’ISIS, ci sta sfuggendo.

Intanto all’interno dello Stadio le voci incominciano a circolare, il pubblico spaventato si riversa in campo, i giocatori scappano negli spogliatoi. Intorno alla mezzanotte lo stadio verrà definitivamente evacuato, e in uno dei tunnel che porta all’uscita dallo Stadio, si eleverà commuovente il canto della Marsigliese. Ma i giocatori della Francia non vogliono uscire. Tutti, tranne uno forse.

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Terminata la partita, gran parte del pubblico presente allo Stade de France, si riversa in campo. Abbandoneranno il complesso solo intorno alla mezzanotte, quando le autorità informeranno che nelle strade è tornata la “normalità”.

Antoine Griezmann ha saputo della notizia del Bataclan, e sa che sua sorella è lì.

Le ha inviato un messaggio, ma la risposta sperata non arriva. Vorrebbe solo scappare e sapere di lei. Alla fine i giocatori vengono fatti uscire intorno alle 3 di notte, i tedeschi ci rimarranno ancora per qualche ora. L’indomani Griezmann potrà lasciarsi ai più sofferti e dolci dei sollievi, sua sorella è viva.

L’avvicinamento a questi Europei, inevitabilmente si porta dietro, come un macigno, l’orrore di quella sera, preceduta dalla strage alla redazione del periodico satirico Charlie Hebdo del 7 Gennaio 2015.

Le misure di sorveglianza adottate in Francia sono massime. Nonostante ciò, nei primi giorni degli Europei, Marsiglia e Lilla diventano il campo di battaglia tra gli hooligans inglesi e quelli russi, mentre la partita tra Repubblica Ceca e Croazia deve essere addirittura sospesa per il lancio di fumogeni da parte dei Bad Blue Boys, il gruppo ultras della Dinamo Zagabria, che sta cercando di danneggiare la propria nazionale per liberarsi dal tiranno del calcio croato. E in tutto questo la Polizia si è mostrata semplicemente impreparata. Fortunatamente nessun attacco terroristico nel corso degli Europei è stato effettuato. Purtroppo si tratterà di una questione solo rinviata.

L’affermazione internazionale del terrore causato dall’ISIS, e le relative conseguenze, quali la questione dei migranti e dei rifugiati di guerra, ha mostrato tutte le debolezze del Sistema Europeo.

Ha rafforzato le visioni più radicali, populiste e nazionaliste, talvolta estremiste, dei partiti contro l’Europa, ad esempio proprio in Francia con Marine Le Pen, massimo esponente del Fronte Nazionale.

E sull’onda di quello che sta accadendo, nel Regno Unito, il presidente uscente David Cameron è costretto a fare una promessa ai suoi elettori, ai membri del suo partito, quello conservatore, e ai liberal democratici all’opposizione. La rinegoziazione dei rapporti con l’Unione Europea, che porterà ad un referendum consultivo sulla permanenza in Europa.

La promessa è forte, e il premio alle elezioni lo è altrettanto: la vittoria è schiacciante, il parlamento è monocolore. É dai tempi di Margaret Thatcher che il partito conservatore non è così forte, e il primo ministro gode di un ampio consenso.

Il Regno Unito ha sempre avuto un rapporto spurio con l’Unione, in cui l’elemento più tangibile comune è la moneta e il sistema bancario che la controlla. E nel Regno Unito, dove molto di quello che c’è oggi in Europa è grazie loro, una frangia della popolazione, sempre più rappresentata, si sente da sempre estranea alle dinamiche europee e, spesso, si reputa limitata da esse.

Accade, così, che le rinegoziazioni non soddisfano il Parlamento nonostante il buon esito dichiarato da Cameron, e i mesi che precedono il referendum danno vita a una battaglia politica, raramente così coinvolgente da quelle parti, che passerà alla storia come Brexit – Britain Exit –  Due le campagne. Il Vote Leave per la vittoria del Brexit sostenuto dall’UKIP (UK Independence Party) partito radicale di Nigel Farage, e il Britain Stronger in Europe per la sconfitta del Brexit appoggiato dai liberal democratici.

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Nella campagna elettorale del 2015, David Cameron ha promesso agli elettori il Referendum sulla permanenza in Europa. E’ la mossa che gli consente di stravincere le elezioni.

Il partito conservatore di David Cameron, al cui interno presenta due fazioni, lascia liberi i propri elettori e si dichiara neutrale.

(PROSEGUI CON LA SECONDA PARTE)

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