Europei 2016: sei storie dalla Francia. Aneddoti, record e santoni, l’Islanda sul ritmo dell’haka-hu

Pubblicato il autore: Francesco Saverio Simonetti Segui

Albania, Irlanda del Nord, Islanda, Galles, Slovacchia.

Le debuttanti agli ultimi Europei in Francia sono state ben cinque, conseguenza non solo dell’allargamento a 24 squadre, ma anche sintomo di un cambiamento della mappa del calcio. Basta pensare che il Belgio, che non ha mai vinto niente, si è presentato alla competizione come numero 1 del ranking in Europa. Seconda al mondo, dietro solo all’Argentina di Messi, Higuain, Di Maria e lo spropositato numero di talenti che poche come quella terra sa regalare. Questa pressione il Belgio l’ha pagata. E dall’altra parte del globo, negli Stati Uniti, stessa cosa si può scrivere per l’albiceleste, ma questa è un’altra storia.

Tra tutte le debuttanti in gara, lo sguardo della curiosità vira senza ombra di dubbio sulla nazionale più nordica di questo Europeo: l’Islanda.

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Lars Lagerback, ha allenato l’Islanda dal 2012 al 2016. Nella sua carriera ha preso parte da CT a 3 europei (2004, 2008 con la Svezia, 2016 con l’Islanda) e a 3 mondiali (2002, 2006 con la Svezia, 2010 con la Nigeria)

La squadra è arrivata in Francia dopo una scalata vertiginosa durata quattro anni. Dal 131° al 22° posto nel Ranking FIFA. In questi quattro anni il CT degli islandesi è stato il santone svedese Lars Lagerbäck, che ha già partecipato a due competizioni europee con la Svezia. Quella del 2004 in Portogallo, e noi italiani ce lo ricordiamo per il tacco di Zlatan e il biscotto nordico con i danesi; e quella del 2008 prematuramente conclusa ai gironi. Ha inoltre guidato gli svedesi a due ottavi di finale ai mondiali. Nel 2002 in cui ha buttato fuori ai gironi l’Argentina di Crespo e Claudio Lopez, arrendendosi al golden gol dell’incredibile Senegal, guidato da El Hadji Diouf (uno che, per stregoni che ti iellano, meriterebbe una storia a sé); e nel 2006, uscendo contro i padroni di casa della Germania, e che noi italiani ci ricordiamo per ovvie ragioni. Ha partecipato, inoltre, anche ai mondiali sudafricani del 2010 con la Nigeria ottenendo solo un punto contro la Corea del Sud.

Nei Mondiali del 2002 e negli Europei del 2004, Lagerbäck ha affiancato sulla panchina Tommy Söderberg. E la storia si è ripetuta negli ultimi Europei. Lo svedese, infatti, era coadiuvato dall’islandese Heimir Hallgrímsson, che negli anni si è alternato indistintamente tra calcio femminile e maschile. E questa è la prima curiosità di una nazionale scritta per destarla.

É l’unica nazionale agli Europei ad essere guidata da una coppia di commissari tecnici.

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Lars Lagernack in questi Europei è stato affiancato dal co-allenatore Heimir Hallgrimsson. Quest’ultimo, dall’11 Luglio è stato eletto commissario tecnico unico dell’Islanda che proverà l’impresa di qualificarsi per i Mondiali di Russia nel 2018.

L’Islanda ad Annecy-le-Vieux, cioè sede del ritiro – e non è un caso che si trovi in mezzo ai laghi, nell’alta Savoia – non ci è giunta, dunque, per sbaglio.

Nel 2014 strappa inaspettatamente il passaggio ai play-off per i Mondiali, ma li perde contro una Croazia, per DNA, nettamente più talentuosa. 0 a 0 all’andata, 2 a 0 per i croati al ritorno, in Croazia. Si qualifica, invece, direttamente a questi Europei, sfruttando senz’altro l’allargamento a 24 squadre, ma soprattutto giocando bene. Un classico 4-4-2 sacchiano, fatto di corsa e linee serrate, con giocatori pronti sempre a ripartire e a inserirsi negli spazi. Sulla falsa riga del Leicester di Ranieri, impossibile non citarlo. In questo modo è riuscita ad avere la meglio sulle più quotate Turchia e soprattutto Olanda, la grande assente in Francia.

L’ossatura della squadra proviene da lontano, ed esattamente dal 2011 quando la nazionale islandese Under 21 si qualifica per la prima volta all’Europeo di categoria.

Usciranno subito, ma in quella rosa ci sono Jóhann Berg Guðmundsson, Alfreð Finnbogason, e soprattutto il bomber Kolbeinn Sigþórsson, lo statuario Birkir Bjarnason con un trascorso nel Pescara e che si ruberà più di qualche attenzione femminile incarnando l’ideale vichingo (in Norvegia, d’altronde ha militato per sei stagioni nei Viking) il talentuoso numero 10 Gylfi Sigurðsson, stella dello Swansea e della nazionale, e il capitano Aron Gunnarsson, semplicemente inesauribile, che con i tifosi ha un rapporto particolare, e questo lo vedremo più avanti.

Alle nuove leve vengono affiancati i veterani. Il portiere Hannes Halldórsson, che diventerà titolare proprio sotto la gestione Lagerbäck, il rognoso difensore Ragnar Sigurðsson, e il centrocampista Emil Hallfreðsson, che in Italia ha vestito le maglie di Reggina, Verona e Udinese.

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L’esultanza di Bjarnason contro il Portogallo. Il centrocampista che ha giocato nel Pescara e nella Sampdoria, ora perno del Basilea, è stato uno dei migliori calciatori della manifestazione con due rete siglate.

Non so se ci avete fatto caso, tutti i loro “cognomi” terminano con -son. Tra virgolette perché in Islanda non esistono i cognomi, ma solo patronimici.

Motivo per cui in quelle zone non esistono elenchi telefonici ordinati per cognomi. Bensì per nomi, e affianco, per evitare incomprensioni, viene aggiunta la professione. Se poi patronimico, nome e professione sono uguali per più di una persona, non chiedetemi come fanno.

Fatto sta che gli uomini assumono il nome del padre con l’aggiunta -son che significa figlio, le donne il nome del padre con l’aggiunta -duttir che significa figlia. Scrivendo di calcio maschile, finiscono tutti per -son. Contro il Portogallo, al debutto, l’Islanda stabilirà un record schierando undici son in campo dal primo minuto. Il precedente record spettava alla Danimarca dei 10 sen nell’Europeo del 1964.

Record, che la nazionale nordica confermerà in tutte le successive partite. Ed è inevitabile. Finiscono tutti con -son! Tranne uno…

Quell’uno è Eiður Guðjohnsen, che fino a qualche anno fa era l’unico giocatore islandese ad essere conosciuto. A questi Europei è stato portato nonostante i quasi 38 anni suonati, che lo rendono il calciatore di movimento più anziano della competizione. Dietro solo al portiere dell’Ungheria Gábor Király e al nostro Gigi, Buffon ovviamente.

Breve parentesi sull’Ungheria.

Ritorna dopo 44 anni d’assenza ad una manifestazione internazionale una nobile del calcio europeo, capace di arrivare due volte seconda ai mondiali, nei lontani 1938 e 1954.
In porta, come scritto, c’è Gábor Király, il più anziano debuttante agli Europei all’età di 40 anni, nonché il più anziano di sempre della competizione. Un personaggio che si è meritato le copertine dei quotidiani francesi passando alla storia del calcio come il portiere con il pigiama. Per via del lungo pantalone con cui disputa ogni partita, caldo o freddo che sia, perché la scaramanzia non conosce confini. In nazionale ci ha debuttato nel 1998, ha diviso la carriera tra Ungheria, Germania e Inghilterra e adesso è in Francia, proprio nel girone dell’Islanda.

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Gabor Kiraly con i suoi 40 anni è il più vecchio debuttante nella storia degli Europei, nonché più vecchio di sempre a disputarne una partita. Alle cronache dei quotidiani sportivi passerà come il Portiere con il pigiama.


Torniamo all’Islanda e a Eiður Guðjohnsen.

L’attaccante è il primatista di reti in nazionale, con 26 marcature, ed è stato per molti anni il capitano e il simbolo del calcio islandese. Con la nazionale ha debuttato non ancora maggiorenne.

Era il 24 Aprile 1996, e con l’Islanda in vantaggio per tre reti a zero sull’Estonia, il ragazzino viene mandato in campo nell’ultima mezz’ora. A lasciargli il posto è Arnór Guðjohnsen…suo padre! É la prima volta nel calcio che accade una cosa del genere.

Dopo quella partita Eiður si ruppe la caviglia in un torneo Under 18, rimase due anni fermo, il PSV stralciò il suo contratto, tornò a giocare per un periodo in Islanda, e poi finì al Bolton dove si mise in luce. Chelsea prima, e Barcellona poi, gli daranno la soddisfazione di vincere tutto: coppe nazionali, campionati e Champions League. Dopo il massimo successo per club nel 2009 con i blaugrana, la carriera di Eiður è entrata, fisiologicamente, nella sua fase discendente. Alternandosi tra Francia, Inghilterra, Grecia, Belgio e Cina. Nell’ultimo anno è tornato vicino a casa sua, in Norvegia, accasandosi con il Molde, e facendo così un ritorno alle origini. Già perché la sua famiglia proviene proprio da là, ecco perché il suo cognome termina con -sen.

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24 Aprile 1996, Eidur Gudjohnsen sostituisce suo padre Arnor


In questi quattro anni Lagerbäck non si è mai privato dell’attaccante, ma l’ha spesso utilizzato nei minuti finali, per garantirsi tecnica ed esperienza negli scorci cruciali degli ultimi istanti. Ed è proprio quello che accade il 18 Giugno a Marsiglia proprio contro l’Ungheria, quando entra a sei minuti dal termine al posto di Sigþórsson il bomber che presto gli ruberà il primato. L’Islanda è avanti di uno, con il gol su calcio di rigore di Sigurðsson quello dello Swansea, ma l’Ungheria riesce a pareggiare all’ultimo minuto grazie ad un’autorete di Birkir Sævarsson. É l’ideale sigillo sul clamoroso passaggio agli ottavi di finale degli ungheresi.

A completare il girone F ci sono l’Austria e il Portogallo, ovvero le favorite al passaggio diretto.

L’Austria ha vinto il suo girone di qualificazione da imbattuta, ha un buon collettivo su cui spicca l’emblema del calcio guardiolano David Alaba. Il Portogallo ha una squadra meno prestigiosa rispetto agli ultimi anni con volti noti come Ricardo Carvalho che non pensavo giocasse ancora, gambe nuove tra tutte quelle di Renato Sanches, incognite annali vedi Quaresma e Nani, e chiaramente Cristiano Ronaldo, e non c’è molto da aggiungere.

Il debutto dell’Islanda avviene il 14 Giugno allo stadio di Saint-Étienne proprio contro il Portogallo.

La partita inizia bene per i portoghesi e dopo mezz’ora sono in vantaggio con Nani, l’uomo inatteso. Il match, tuttavia, non prende nessuna piega tangibile e la maggiore fisicità dell’Islanda emerge nel secondo tempo, così Bjarnason, tra lo stupore generale, pareggia. Il Portogallo sparisce, Cristiano Ronaldo non crea nulla di pericoloso e l’Islanda mantiene il dominio del campo, portando a casa un pareggio che sa di vittoria, soprattutto per l’inaspettata vittoria dell’Ungheria, che nel pomeriggio ha sconfitto per due reti a zero una spenta Austria.

Contro l’Ungheria, l’occasione è, dunque, ghiotta. Una vittoria significherebbe garantirsi quasi automaticamente il passaggio agli ottavi.

Grazie alla nuova formula passano le prime due e le quattro migliori terze su sei. Con quattro punti si è matematicamente dentro. Ma come scritto l’Ungheria trova il pareggio all’ultimo minuto con un autogol. Alla sera, Portogallo e Austria non si fanno male, e concludono con un noiosissimo nil, nil. Zero a Zero.

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L’ingresso in campo di Gudjohnsen contro l’Ungheria. E’ il più anziano giocatore di movimento a disputare una partita di Euro 2016.


Il 22 Giugno, nella splendida cornice di Saint-Denis, l’Islanda si gioca il tutto per tutto contro l’Austria.

Le cose si mettono subito bene e l’Islanda passa in vantaggio con l’ala Jón Daði Böðvarsson, mentre Aleksandar Dragović sbaglia il rigore dell’agguanto. Poi dopo un quarto d’oro nella ripresa, il talentuoso Alessandro Schöpf trova il pareggio.

Si gioca in contemporanea, e a Lione, il match tra Ungheria e Portogallo è letteralmente impazzito.

1-0 Ungheria, 1-1 Nani. Fine prime tempo. Ricomincia il secondo tempo, 2-1 Ungheria, 2-2 Cristiano Ronaldo, 3-2 Ungheria, 3-3 Cristiano Ronaldo, mentre Schöpf rimette le cose in pari per l’Austria, a Parigi.

In questo momento l’Islanda, complice i risultati degli altri gironi già conclusi, ha l’automatica certezza di passare per terza. La partita allo Stade de France viene congelata dai nordici neanche fosse un iceberg, mentre a Lione, Ungheria e Portogallo si fermano.

All’ultima azione, l’Islanda ha la possibilità di colpire in contropiede, e comincia una clamorosa fuga.

Birkir Bjarnason lancia in avanti verso l’omonimo Teddy Bjarnason. E sono 3 contro 1. L’uno è il portiere austriaco. Ed è Arnór Ingvi Traustason a completare l’opera spingendo in rete il passaggio di Teddy, dopo una corsa coast to coast. Islanda 2, Austria 1.

Il contropiede è stato letteralmente spinto da una macchia blu.

TOPSHOT - Iceland supporters sing their national anthem prior to the Euro 2016 group F football match between Portugal and Iceland at the Geoffroy-Guichard stadium in Saint-Etienne on June 14, 2016. / AFP / PHILIPPE DESMAZES (Photo credit should read PHILIPPE DESMAZES/AFP/Getty Images)

La macchia blu dei tifosi islandesi. Si calcola che quasi il 10% della popolazione fosse in Francia durante gli Europei, molti dei quali sempre presenti alla stadio.

L’Islanda ha poco più di 300 mila abitanti – meno di Catania per intenderci – e 20 mila islandesi si trovano in Francia, quasi tutti allo Stadio.

Gli ultimi minuti del match contro l’Austria è stato visto in TV dal 99% della popolazione presente. E la voce che stanno ascoltando, quella del telecronista Guðmundur Benediktsson, è un’esplosione non preventivata, ascrivibile alle sole corde dell’emozione, di gioia che spinge i giocatori a segnare il gol del sorpasso.

La telecronaca del commentatore islandese ha fatto il giro del mondo ed è finita anche negli USA.

A fine partita il capitano Gunnarson si avvicina sotto il settore blu, seguito da tutti i compagni, e regala al mondo uno dei momenti più spettacolari dell’Europeo: l’haka-hu che passerà alle cronache come Geyser Sound, e diventerà l’inno pop della competizione. Le braccia del capitano si alzano, il silenzio, seguono le braccia dei compagni, continua il silenzio, le mani sbattono e intanto urlano “hu”, il gesto si ripete e i tifosi incominciano a seguirlo, il ritmo aumenta costantemente, e prosegue finché un applauso generale non invade lo stadio. E’ il suono del geyser.

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L’Haka-Hu, simbolo di questa manifestazione. Di seguito ci saranno due video della danza nota come Geyser Sound.

Il Vecchio Continente si innamora dell’Islanda e del loro popolo.

La richiesta di magliette blu, quelle dell’Islanda…non della Francia…salirà alle stelle, l’haka-hu diventerà il simbolo dell’Europeo e verrà emulato, successivamente, anche da Galles e Francia. L’Islanda entra nell’antologia del calcio con il passaggio agli ottavi alla prima partecipazione, e l’ideale tifo di tutti i tifosi già sconfitti.

Parlando con amico, con cui mi divertivo a indovinare i pronostici esatti delle partite, abbiamo individuato nel gol contro l’Austria all’ultimo secondo la svolta degli Europei.

Pensateci…

Senza la vittoria contro l’Austria, l’Islanda sarebbe passata come miglior terza e sarebbe finita nella parte più semplice del tabellone, al posto del Portogallo che avrebbe trovato sul suo cammino Inghilterra, Francia e Germania per accedere in finale. Sarebbe stata un’altra storia…

Ma la storia è questa, e contro l’Inghilterra ci vanno gli islandesi. É il più classico dei Davide contro Golia.

Da una parte l’Islanda, 300 mila abitanti e poco più, con il minor numero di calciatori tesserati tra tutte le nazioni presenti all’Europeo. Dall’altra l’Inghilterra, gli inventori del calcio, con il più alto numero di leghe professionistiche: una squadra di Terza Divisione guadagna quanto una piccola di Serie A.

Ma gli inglesi non vincono nulla dal 1966 e questa partita entra, inevitabilmente, a stretto contatto con quanto sta accadendo nel paese.

Il 23 Giugno, nel Regno Unito c’è stato un referendum, per portata, storico. Europa sì, Europa no. La chiamata del popolo indetta dal primo ministro Cameron per mantenere una promessa fatta in campagna elettorale, senza la quale non avrebbe vinto, è passata alle cronache come Brexit.

Il risultato è inatteso. Regno Unito fuori dall’Europa. Le reazioni contrariate per l’esito all’interno dello stesso Regno Unito, non tarderanno ad arrivare anche dal mondo sportivo. Anche perché questo esito, rimanendo nell’ambito dello sport e del calcio, cambierà inevitabilmente anche le dinamiche di vita di tutti gli atleti britannici. É l’autogol che molto probabilmente segnerà la fine del dominio del calcio inglese dopo una decade di primato assoluto, per organizzazione, spostamenti di denaro, e competitività media. Ma questa, come tante, è un’altra storia.

I giocatori che scendono in campo a Nizza, il 27 Giugno, sicuramente non avranno pensato a quanto accaduto qualche giorno prima, ma il clima che si respira intorno alla nazionale inglese da qualche giorno è teso.

La squadra ha individualità fortissime soprattutto in attacco. Tra tutte quelle del Tottenham con il giovanissimo Dele Alli e il capocannoniere Harry Kane, che in patria chiamano Hurricane, sfruttando l’assonanza. L’uragano. Con loro Jamie Vardy, l’autentico trascinatore della favola Leicester, i talenti ancora non sfioriti di Sterling e Sturridge, il giovanissimo Marcus Rashford, e ovviamente il capitano Wayne Rooney.

Roy Hodgson, il CT – se lo ricorderanno a Milano, sponda Inter, e a Udine – tuttavia non ha ancora trovato come amalgamare tutti questi talenti, e nel tentativo di metterne più possibili insieme, a farne le spese sono Rashford e Vardy che non giocano, Sturridge che è costretto a giocare sulla fascia destra, Alli e Rooney addirittura da mezzale. Troppi giocatori non sono ai loro posti.

L’inizio è prima un arcobaleno di illusione, e poi una tempesta che si abbatte impietosa. In una dinamica che si sviluppa in rewind, succede tutto nei primi venti minuti.

Halldórsson compie un’ingenuità e stende Sturridge, a memoria ma potrei sbagliarmi. Rooney si presenta sul dischetto, il portiere intuisce, ma il tiro è preciso nell’angolino. 1 a 0 Inghilterra.

Il tempo di risistemarsi in campo, l’Islanda si fionda in attacco e ottiene una rimessa laterale da zona invitante. Ma per chi è una zona invitante la rimessa laterale?

Per Gunnarson, il capitano che guida le danze dell’ haka-hu. In un calcio che si sposta sempre più verso il palleggio e il fraseggio corto, l’Islanda ha tra le proprie armi letali i calci piazzati. Ovunque il pallone si trovi, lo buttano in mezzo, e lì come va…va! Sulle rimesse laterali, però, uno schema c’è. Gunnarson è dotato di un getto pazzesco, non troppo per metterlo preciso sul dischetto del rigore, ma poco importa perché ci sarà qualcuno a spizzarla in mezzo. É quello che accade al sesto minuto di gioco quando Sigurðsson, il rognoso difensore, a mio avviso il migliore di questa competizione per rendimento, la mette dentro in volo, di piatto. Un difensore al sesto minuto di gioco, sugli sviluppi di una rimessa laterale. L’Islanda…

Al diciottesimo minuto si sblocca in termini realizzativi Sigþórsson, il bomber, e infila Joe Hart sul suo palo, dopo essersi girato in un fazzoletto. Il tiro non è irresistibile, ma Hart non altrettanto. Scriviamo così per non infierire.

La partita a quel punto non c’è più. Sembra assurdo, mancano più di 70 minuti, ma gli inglesi hanno ricevuto il colpo del knock-out.

Non ce n’è! Gli islandesi corrono il triplo, gli inglesi sono fermi, Rooney nell’insolita veste di regista, palla al piede, non sa cosa fare, Kane non sarà mai pericoloso, e non lo è mai stato nel corso dell’Europeo, Vardy quando entra non ha il piglio per risolverla con un guizzo dei suoi.

I tabloid inglesi, il giorno dopo, scriveranno Brexit² e criticheranno ferocemente Hodgson, che sarà costretto a dichiarare le dimissioni. Ah anche il suo cognome finisce con son…qualche antenato verrà da quelle parti. E da quelle parti c’è stato vincendo ripetutamente in Svezia, Danimarca e Norvegia, e sfiorando una clamorosa qualificazione europea con la Finlandia.

A fine partita tutti attendono il Geyser Sound, e puntualmente non tarda ad arrivare. Islanda ai Quarti di Finale!

L’ Haka-hu (Geyser Sound) dopo la vittoria contro l’Inghilterra

Il 3 Luglio, a Parigi, a Saint-Denis, c’è la Francia. Ma non c’è partita.

4-0 al primo tempo, 5-2 alla fine del secondo, con i francesi che amministrano le energie, in vista della Germania che ci ha buttato fuori dopo 18 calci di rigore.

Manca solo una cosa da fare: gli ultimi minuti da regalare, ovviamente a lui. Eiður Guðjohnsen.

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L’abbraccio tra Gudjohnsen e Griezmann, il futuro capocannoniere di Euro2016

Ma la favola deve avere il suo epilogo. Dolce, per essere favola.

Al ritorno a Reykjavík c’è una nazione ad attenderli. E non è in senso figurato.

Sullo sfondo dell’ Austurvóllur, nella parte vecchia della capitale, saranno stati oltre 100 mila che, preceduti dai colpi di un tamburo, e guidati, e da chi altrimenti, dal capitano Gunnarson, hanno dato vita all’ultima haka-hu. Per il momento…

A un certo punto, anche il tuttodiunpezzo Lars Lagerbäck ha capitanato le danze. E per lui sarà veramente l’ultima perché dal 4 Luglio la panchina dell’Islanda è passata ufficialmente nelle sole mani di Heimir Hallgrímsson.

Guarda l’Haka-hu al ritorno a Reykjavik

Ah ricordate Király, il portiere che gioca con il pantalone lungo?

Bene, Halldórsson, il portiere islandese, è sceso in campo sempre con le maniche corte, e, a memoria, è l’unico portiere ad averlo fatto. Ad arricchire questa storia già di per sé piena di aneddoti, Halldórsson prima di diventare il titolare della nazionale, si divideva tra campo e sala di registrazione, essendo lui un regista di spot pubblicitari e video musicali, tra cui Never Forget di Greta Salóme e Jónsi, che ha partecipato all’Eurovision Song Contest 2012. Il presidente della Saga Film, ha capito le possibilità del suo dipendente e gli ha promesso che, quando appenderà gli scarpini al chiodo, potrà tornare al suo vecchio lavoro.

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