Mercato Fiorentina, Corvino e le sue contraddizioni

Pubblicato il autore: Paolo Mugnai Segui


Sulla società Fiorentina sta scritto il cartello “vendesi” e il direttore generale dell’area tecnica Pantaleo Corvino ha appena dichiarato che il 25% dei soldi incassati dalle cessioni sarà destinato al comparto societario cioè alle spese di gestione. Indipendentemente da questo fondamentale assunto, unito alla direttiva della proprietà di abbattere il monte ingaggi, con la chiusura del mercato estivo sorgono delle considerazioni sull’operato di Corvino.
La partenza ad handicap con la squadra costruita con colpevole ritardo, complicando così il lavoro a Pioli, è solo un aspetto di una strategia il più delle volte contraddittoria. Partiamo, però, dall’anno scorso. Perché, se un giudizio più attendibile sui giocatori acquistati e ceduti potremo solo darlo a stagione finita dopo averli visti (o non visti) in modo continuativo in campo, è anche vero che adesso, dopo due giornate del campionato 2017/18, possiamo tranquillamente affermare che il mercato dell’estate 2016 è stato un fallimento.

Qualcuno di quei giocatori ha per caso mantenuto le promesse se non le speranze di quando fu presentato alla stampa e ai tifosi? A cominciare da Maxi Olivera, presentato da Corvino ai giornalisti come “è un vostro problema se non lo conoscete”. Ora lo conosciamo, ma non intravediamo nel giocatore grandi margini di miglioramento e se non fosse stato per la necessità di dovere ammortizzare 4 milioni di euro in più anni, sarebbe probabilmente già stato ceduto, come è capitato a Milic, Salcedo, Diks (che però sta facendo bene in Olanda), altre meteore. Sanchez e Cristoforo ci sono ancora, ma in panchina.
Successivamente, Corvino ha acquistato Saponara, al momento ancora ai box e dunque un oggetto misterioso, e Sportiello, abbastanza incolpevole nelle cinque reti subite in campionato, ma se quella respinta sui piedi di Caprari l’avesse fatta Tatarusanu che cosa sarebbe stato detto?

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Veniamo a questa estate. La Fiorentina ha perduto cinque punti fermi della propria squadra: un centravanti di manovra sagace tatticamente come Kalinic, un trequartista di indubbio valore e dalle potenzialità superiori come Bernardeschi, due centrocampisti come Vecino e Borja Valero finiti non a caso titolari nell’Inter di Spalletti, un centrale difensivo come Gonzalo leader riconosciuto dalla squadra; è passata sotto traccia anche la cessione di un giocatore come Ilicic, discontinuo ma dall’alto livello tecnico. Al di là del valore dei giocatori, le partenze hanno permesso di diminuire il monte ingaggi e in alcuni casi di ‘svecchiare’ la squadra, ma se questa era l’intenzione di Corvino si è comunque trattato di una mossa particolarmente azzardata. In una squadra con tanti giovani come questa Fiorentina (compreso il giovin Chiesa), qualcuno più esperto, della vecchia guardia per intenderci, ci vuole. Ecco così spiegato l’acquisto in extremis del trentaquattrenne Thereau, alla constatazione del campo che Simeone è forse ancora troppo giovane per reggere da solo il peso di tutto l’attacco.
Quanto a Benassi, Corvino ha speso 10 milioni per un giocatore giovane, italiano e di sostanza, ma da una squadra, il Torino, che attua il solito modulo di Pioli ovvero il 4-2-3-1 e dove il nostro era finito in panchina. Il ruolo di trequartista che sta provando a disegnargli addosso il tecnico viola, passando da esterno a centrale, per ora non ha convinto, né lo stesso Pioli né tantomeno il giocatore apparso per lo più spaesato.
Quanto alla storia infinita del terzino destro, il cross assist vincente di Gaspar (ma già contro il Barcellona dal suo piede era partita l’azione del vantaggio viola) contro la Samp ne modifica il giudizio ma già si era capito che il portoghese è più portato a offendere che a difendere; la scelta di Pioli di Tomovic come titolare e adesso l’arrivo di Laurini sconfessano però quell’acquisto.

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In contrasto col modulo prediletto da Pioli anche gli acquisti dei centrali difensivi Vitor Hugo e Pezzella il quale parla di “progetto”, parola che ormai fa venire l’orticaria ai tifosi viola; l’argentino titolare manda in panchina il brasiliano e con lui e con lui gli 8 milioni spesi.  Altro discorso per il serbo Milenkovic, giovane e forse a breve in grado di contendere una maglia agli altri due o di fare ipotizzare una difesa a tre, eventualità però al momento negata dal tecnico.
A sinistra, infine, Biraghi, pur non essendo un fuoriclasse, appena arrivato ha subito sopravanzato nelle gerarchie Maxi Olivera dimostrando, appunto, come la dirigenza non creda più in quell’investimento fatto soltanto un anno fa. Errori e contraddizioni, quindi. Eppure la proprietà approva l’operato, dal punto di vista economico innegabilmente un successo, del suo direttore generale tanto avergli rinnovato il contratto fino al 2020, a lui come all’altro uomo mercato, il direttore sportivo Carlos Freitas, fino al 2019.

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