Caso Matuidi razzismo, parla Kevin Prince Boateng: “Soffro per gli insulti a Blaise”

Pubblicato il autore: Andrea Medda Segui

Kevin Prince Boateng
Non si placano le polemiche sul caso di razzismo avvenuto nel match Cagliari-Juventus ai danni del centrocampista francese Blaise Matuidi. Dopo l’accusa del bianconero che aveva raccontato l’accaduto nel post-gara sulla propria pagina Facebook: “Ho assistito a scene di razzismo durante la partita. Il calcio è un modo per diffondere l’uguaglianza, la passione e l’ispirazione ed è questo per cui sono qui. Pace“, e le scuse ufficiali della società sarda che prontamente aveva preso le distanze dai cori e dagli insulti di una piccolissima cerchia di brutti individui: “Ci scusiamo se sei stato insultato alla Sardegna Arena per il colore della tua pelle. Il razzismo non ha niente a che fare con il popolo sardo. Solo l’ignoranza può spiegare certi comportamenti. Rispetto”, a parlare è toccato a Kevin Prince Boateng, ex giocatore del Milan e attuale calciatore dell’Eintracht Francoforte, protagonista in passato di un grave episodio di razzismo ai suoi danni.

Era il 2013 quando durante un’amichevole tra il Milan e la Pro Patria, in seguito a continui ululati provenienti dagli spalti, Boateng decise di fermarsi, lanciare il pallone verso il pubblico e abbandonare il rettangolo da gioco, stufo degli insulti razzisti nei suoi confronti. Fu un caso che fece discutere e da quel momento il ghanese intraprese una vera e propria battaglia contro il razzismo arrivando a proporre, pochi mesi fa, il daspo per chi si rende protagonista di insulti razziali.
Sull’ultimo caso nel nostro campionato ai danni di Matuidi, l’ex Milan si è detto triste e dispiaciuto:”Soffro per Blaise, è stato insultato per il colore della sua pelle. Pensate come ci si possa sentire. Quello che è triste è che al massimo, per casi come questi, vengono inflitte multe da 20mila euro alle società: è ridicolo. Soffro con lui, ho chiesto il suo numero per poterlo chiamare. Dobbiamo fare fronte comune e andare contro queste cose. Siamo tutti sulla stessa barca”.

Boateng ha poi continuato a parlare del razzismo e della lotta per sconfiggerlo dichiarandosi indignato per una pubblicità dell’azienda svedere H&M andata in onda sugli schermi televisivi e non solo in cui si fa riferimento ad un bambino di colore che indossa una felpa con la scritta “Coolest monkey in the jungle” ( la scimmia più cool del giungla):”Tremavo dalla rabbia quando ho visto quella pubblicità. Sono arrabbiato e triste che capitino cose del genere. Che un’azienda così importante faccia, seppur involontariamente, un simile errore è molto triste. E che nessuno mi dica che non ha a che fare con il razzismo. Mi fa male, sono stato chiamato “scimmia” fin troppe volte”.
La nota azienda ha già ritirato la pubblicità incriminata con tanto di scuse, ma per Kevin Prince Boateng, scusarsi dopo un fatto così grave non è sufficiente: “Le scuse non bastano, un errore del genere non deve capitare”.
Davanti a scene di razzismo, specie se con un impatto mediatico come quello degli eventi sportivi legati al mondo del calcio, no si può far finta di niente. La lotta al razzismo deve essere portata avanti con ogni mezzo e Boateng ormai da cinque anni sta combattendo contro i “Buu” e soprattutto contro chi fa finta di niente.

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