Elezioni FIGC, colpo di scena: sarà commissariamento. I retroscena della giornata elettorale e gli esiti delle votazioni

Pubblicato il autore: Luca Santoro Segui

Chiedo ai Dilettanti di votare scheda bianca“: questa la dichiarazione sconfortata di Cosimo Sibilia, che getta la spugna dopo essere stato in testa per tre chiamate e prima del ballottaggio tra lui e Gabriele Gravina, con cui sembrava avesse chiuso un accordo dell’ultimo minuto per portare quest’ultimo alla presidenza della Federazione e scongiurare l’impasse.
La FIGC, insomma, sarà commissariata, perché per statuto se al ballottaggio nessuno dei due contendenti non raggiunge il 50% più uno dei voti l’esito è segnato.
Dopo una serie di trattative estenuanti tra la terza e la quarta, decisiva, votazione (iniziata alle 18.15) non si è quindi riusciti a trovare la convergenza per dare una governance alla Federazione. La palla passa ora al Coni di Malagò, dopo essere giunti al quarto scrutinio con il ballottaggio tra Cosimo Sibilia, capo dei Dilettanti e sempre in testa nelle precedenti tornate, e Gabriele Gravina, a capo della Lega Pro, che non hanno allontanato definitivamente il pericolo commissariamento dopo l’uscita di scena al terzo giro di Damiano Tommasi, presidente AIC.
Le votazioni, svoltesi all’Hotel Hilton di Fiumicino, si sono così protratte sino alla quarta chiamata, com’era preventivabile vista la presenza di tre candidati che non sono riusciti a trovare tra di loro una convergenza. Non a caso la possibilità del commissariamento, da ipotesi abbastanza peregrina, si è avvicinata pericolosamente alla realtà se il blocco del 20% a favore del capo dell’Assocalciatori avesse stabilito di lasciare la scheda bianca all’ultima votazione: ed infatti Tommasi con la sua componente ha optato per far saltare il banco e non convergere i suoi voti verso uno degli altri due contendenti, costringendo così il candidato fino a quel momento con più chance, Sibilia, alla resa.

Per far capire il clima di spaesamento oggi all’Hotel Hilton basterebbe citare una improvvisata e straordinaria conferenza stampa indetta poco prima della quarta votazione, in cui ci si aspettavano delle dichiarazioni di Sibilia e Gravina per scongiurare il commissariamento, magari tramite un accordo per rinviare le elezioni o il ritiro di una delle due candidature pur di superare l’impasse. Non è stato così, Sibilia ha dato indicazione di scheda bianca e le votazioni per il ballottaggio sono partite regolarmente. In un tweet il presidente dei Dilettanti esprime tutto il suo rammarico per aver visto saltare un accordo dopo aver deciso di far convergere i suoi voti sull’avversario Gravina:

Il fatto comunque che si sia arrivati a questo esito, in una giornata convulsa, la dice lunga su quanto il sistema calcio italiano abbia imparato dalla disfatta della Nazionale fuori dal Mondiale, cioè un tubo. L’incapacità di fare fronte comune e di portare avanti un processo riformista ha ceduto il passo alla conservazione del potere e alla cura del proprio orticello. Non un bel viatico per il futuro.
Ma vediamo la cronaca della giornata, i retroscena e i dettagli delle votazioni.

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Elezioni FIGC, i retroscena. Il web si schiera a favore di Tommasi e contro l’immobilismo

Tommasi, sostenuto a gran forza dal popolo del web, ha quindi tenuto duro tenendo in piedi la propria candidatura per tre votazioni, mentre ha furoreggiato Lotito che pare abbia intrattenuto una serie di confronti carbonari nei pressi delle toilette con presidenti e dirigenti, a riprova del suo ruolo di deus ex machina del calcio italiano in occasioni come queste.
Ora, alzi la mano chi ha ben chiaro il contenuto dei programmi di ciascuno dei contendenti: al di là delle dichiarazioni più o meno di facciata questa tornata elettorale si è giocata più sugli equilibri tattici (chi appoggia chi) per tutelare la poltrona di Via Allegri che sulle proposte, sul progetto e sulla visione futura che i tre sfidanti hanno in mente per il futuro del calcio italiano. Ciò non significa che non ne abbiano una, anzi i programmi ci sono: solamente sono scivolati  in secondo piano rispetto a quella che sembrava la priorità, ovvero mettere la bandierina della propria componente sulla sommità della FIGC. Lo stesso Gravina, nel suo discorso prima delle votazioni, l’ha detto chiaro e tondo: “ci siamo attardati purtroppo a parlare solo di convergenze, voti ed equilibri“.
Ne sa qualcosa Ulivieri, a capo degli Allenatori e a favore di Gravina dalla prima chiamata, tirato dalla giacchetta da più parti e che si è ritrovato ad essere tra gli aghi della bilancia nelle votazioni di oggi.
Oggi è stata anche l’occasione del commiato definitivo dalla FIGC di Tavecchio, che ovviamente ha colto la palla al balzo per mettere in chiaro alcune cose che lo premevano in un discorso di ampio respiro e che ha incontrato l’apprezzamento, con tanto di standing ovation, della platea. Al di là delle polemiche sull’esclusione dell’Italia dai Mondiali, autentico peccato originale che l’ex presidente dei Dilettanti si trascinerà a vita come una lettera scarlatta appuntata su di sé va detto, ad onor di cronaca, che la gestione Tavecchio lascia comunque una FIGC in attivo, dei risultati notevoli nella politica internazionale del pallone (ha portato Michele Uva alla vicepresidenza Uefa ed Evelina Christillin nel board della Fifa, due colpacci non da poco), l’espansione, tutt’ora in corso, dei centri federali nel territorio, gli investimenti nel settore femminile e i buoni risultati dell’Under 20, che è la base di partenza per ricostruire una Nazionale maggiore che torni ad essere seriamente competitiva (club e ct azzurri permettendo).
E poi Tavecchio rappresenta colui che ha fatto sì che l’Italia sia una delle prime nazioni ad aver sperimentato la Var (o il Var che a dir si voglia) nel proprio campionato, con buona pace della Lazio (si racconta di un confronto oggi vicino alle toilette dell’Hilton tra l’attivissimo Lotito e Nicchi, con il primo che non riesce a farsi una ragione dei torti arbitrali “senza i quali saremmo stati primi in classifica“). E’indubbio tuttavia che la giornata di oggi serviva per mostrare un cambio di passo e voltare pagina, ricostruendo dalle macerie dell’immagine del calcio italiano. Ma nel Paese del Gattopardo, la conservazione del potere ha la meglio sulla selezione naturale della dirigenza.

Elezioni FIGC, le dichiarazioni dei candidati

Il duello si è consumato tra Sibilia e Gravina, con Tommasi che recitava il ruolo del terzo incomodo: tutto come previsto, così come l’impossibilità di nominare il presidente della FIGC già dal primo turno. Pensare che non doveva finire così, ovvero con tre candidati in lotta nella tornata elettorale del 29 gennaio anziché far convergere uno di loro vero uno degli avversari, e meglio ancora arrivare all’appuntamento odierno con un unico nome in modo da evitare il temuto commissariamento e dare un messaggio di unità al convitato di pietra, il Coni di Malagò.
Spettro che sarebbe aleggiato in ogni caso comunque, visto che se entro il 24 febbraio la Lega di Serie A  non fosse riuscita a darsi una governance, il Comitato Olimpico Italiano avrebbe dato seguito agli ultimatum consegnati al commissario Tavecchio e prendere così le redini della FIGC. L’ipotesi commissariamento agita il web, che ha spinto verso questa soluzione pur di non vedere un presidente che non sia Tommasi e per fare un repulisti senza alcun tipo di condizionamento.
Sulla mancata armonizzazione delle candidature si è espresso un abbastanza vivace Nicchi, presidente dell’Aia, che ha rivelato il suo pentimento – udite, udite – di non essersi candidato per la presidenza federale visti i chiari di luna, “perché la mia associazione avrebbe potuto dare molto anche a quel livello“. E ha tirato le orecchie a due candidati, ovvero a Tommasi (“non bisogna chiudersi nel mondo delle componenti tecniche“) e a Sibilia (“non mi ha mai consultato“), mentre si compiace con Gravina per aver messo in evidenza “i nostri problemi che si possono risolvere in fretta“.
Tornando ai candidati, nelle dichiarazioni pre voto Sibilia si è giocato la carta dell’uomo nuovo, lui che è presidente dei Dilettanti e consigliere FIGC da appena un anno, contro i trent’anni di esperienza di Gravina.
Il quale ha però ribattuto a distanza: ” E’ vero, da tanto servo questo mondo, l’ho fatto per 18 anni da imprenditore portando un comune di 5000 abitanti in serie B, per 12 in consiglio federale: il calcio ha bisogno di idee di soluzioni, ma il nostro mondo lo devi ascoltare non solo gestire“. E fa parlare di sé anche per una citazione che potrà dividere, non tanto per il contenuto delle belle parole (“Se un uomo non è disposto a lottare per le sue idee, o le sue idee non valgono nulla o non vale nulla lui“), quanto per chi le ha pronunciate, ovvero il poeta Ezra Pound, punto di riferimento culturale dell’estrema destra. A dimostrazione che gli steccati tra conservatori e progressisti, almeno dal punto di visto ideologico, hanno lasciato il tempo che trovavano in queste elezioni.
Tommasi, dal canto suo, tramite il suo vice Umberto Calcagno ha rigettato le accuse rivolte all’AIC di ostacolo alle riforme del calcio italiano. Il numero due dell’Assocalciatori, parlando alla platea prima del voto, aveva lanciato l’appello in favore dell’ex giocatore della Roma in nome di “una presidenza inclusiva basata sulla politica della condivisione […] In questo senso Damiano Tommasi è la persona migliore per un vero cambiamento“.

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Elezioni FIGC, l’esito nel dettaglio delle votazioni

Il primo scrutinio, in cui occorrevano i 3/4 delle preferenze (pari al 75% dei voti) è andato a vuoto, con i due candidati più in pole per la presidenza praticamente ad una incollatura l’uno dall’altro: Cosimo Sibilia al 39,37% con 200,59 preferenze e Gabriele Gravina subito dietro con il 37.06% 188.84. All’ultimo posto del podio Damiano Tommasi con 113.84 voti (22.34%), mentre le schede bianche sono state 6,24, ovvero l’1,22%.
Nulla di fatto anche con il secondo scrutinio, dove erano necessario i 2/3 dei votanti. Questi i risultati: ancora in testa Sibilia con il 40,41% dei voti (206,80), segue Gravina con il 36,29% (185,74) e chiude Tommasi con il 22,23% (113,79). Si riducono leggermente le schede bianche, al  5,46 (1,07%).
Si procede quindi con la terza chiamata, dove sono necessari i 50%+1 dei voti per l’elezione e in cui Tommasi esce definitivamente di scena con il 20,79% dei voti (106,79). Al ballottaggio della quarta votazione vanno così Sibilia (sempre primo con il 39,42%, 202, 51) e Gravina (vicinissimo al 38,36%, 197,06). Risale la quota di schede bianche all’1,44% (7,41).
Si conclude così la giornata elettorale con il ballottaggio dove valeva ancora una volta la regola del 50+1: esito però a cui non si è giunti. Infatti le schede bianche hanno raccolto il 59,09% dei voti, ovvero la maggioranza (297,80), contro il 39,06% di Gravina (196,83) e l’1,85% di Sibilia (9,33), passato dall’essere ad un passo dalla presidenza della FIGC ad ultimo classificato nel giro di quattro votazioni.

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