Inter, dove sei finita? I motivi della crisi nerazzurra

Pubblicato il autore: Andrea Medda Segui

Inter
Continua la crisi dell’Inter. Numeri impietosi quelli della banda Spalletti che non vince dallo scorso 3 dicembre, 5-0 al Chievo a San Siro. Se si considerano tutte le competizioni, l’Inter non trova il successo da ben nove partite. I nerazzurri hanno infatti raccolto solo 6 pareggi e 3 sconfitte. Non succedeva da marzo 2012, quando la squadra passò nelle mani di tre allenatori diversi, Gasperini, Ranieri e Stramaccioni.
Spalletti si dice non preoccupato nonostante i numeri dicano che il passo della sua Inter è da zona retrocessione: “Se sono preoccupato? Non cambio idea rispetto a quando si vinceva: anche allora c’erano dei momenti di vuoto in cui non riuscivamo a sviluppare il nostro gioco“. La verità però è davanti agli occhi di tutti, e anche il tecnico di Certaldo non la nasconde: “La squadra con cui ho cominciato può portarci in fondo agli obiettivi che ci siamo prefissati. Ma, al di là di questo, è la lotta che ci manca“.
Lotta, appunto. Il pareggio ottenuto dalla Spal nell’ultimo match disputato è l’esempio che rispecchia uno dei punti deboli dei nerazzurri. Dopo aver trovato un vantaggio fortunoso grazie all’autorete di Vicari, l’Inter non è stata in grado di giocare e di chiudere il match. Negli ultimi minuti la Spal ha messo qualità, corsa e coraggio e ha agguantato un meritato punto utilissimo per la salvezza. Crederci, questo è il segreto per raggiungere gli obiettivi. La squadra di casa ci ha creduto fino alla fine, l’Inter no.

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Inter, dove sei finita? I motivi della crisi nerazzurra

Due mesi non da Inter. Una crisi iniziata in maniera strana. Il passaggio del turno con il Pordenone ha fatto vacillare le certezze interiste. La vittoria 5-0 con il Chievo e il pareggio con la Juventus dovevano essere motivo di orgoglio, dare fiducia e portare i nerazzurri a credere ancor di più nel loro sogno. Invece i numeri dicono che la squadra di Spalletti non vince da più di due mesi. Ritmo che, se il campionato fosse iniziato da poco, vedrebbe l’Inter in lotta per non retrocedere.

La crisi dell’Inter parte dall’attacco. I suoi uomini chiave non incidono. Icardi, macchina da gol indiscutibile, non vede più la porta. Candreva e soprattutto Perisic sono crollati fisicamente e mentalmente. Sì, la testa. Perché se la testa non va, anche il corpo non risponde. Confusi e poco incisivi in campo, quasi fastidiosi. In panchina Karamoh e Eder non garantiscono prestazioni da Inter. Non sono, obiettivamente, giocatori all’altezza. Se il primo, ancora giovanissimo e acerbo è scusato, dall’ex Samp ci si aspetta qualcosa in più. Tanta corsa e impegno non bastano per giocare in una squadra così importante.
Il centrocampo fa il possibile, ma Borja Valero e Vecino non possono lavorare anche per gli altri. Gagliardini gioca spesso e malvolentieri non nel suo ruolo ideale. Brozovic si accende ad intermittenza. Joao Mario è stato mandato via in prestito per provare a recuperarlo. Mancano le alternative. Mancano giocatori da Inter.
La difesa è il reparto che paradossalmente ha meno colpe. Handanovic è una roccia. Skriniar e Miranda nonostante qualche errore, hanno disputato fin qui una buona stagione. Anche Ranocchia è stato sorprendente quando chiamato in causa. Ma il problema si sposta inevitabilmente sulle corsie esterne. D’Ambrosio non è certo Maicon, il Colosso del Triplete. Cancelo sta emergendo ma è più un giocatore offensivo piuttosto che terzino. Anche contro la Spal ha messo in mostra le sue doti ma ha giocato sulla fascia opposta, benino ma con parecchi rischi. Santon, Nagatomo e Dalbert non hanno mai convinto. L’italiano sembrava recuperato, ma alcuni episodi, contro l’Udinese e soprattutto contro la Roma, lo hanno fatto balzare nuovamente nel baratro dell’incertezza.

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Il mercato invernale ha portato Lisandro Lopez e Rafinha. Quest’ultimo potrà fare la differenza senza dubbio ma deve adattarsi al campionato italiano.Pastore, obiettivo nerazzurro per gennaio, sarebbe il colpo giusto per riaccendere questa Inter. Ma non è detto che basti. Serve la testa. Serve la voglia di lottare.
Il posto Champions è alla portata, nulla è perduto per Spalletti e i nerazzurri, a patto che già da domenica, a San Siro contro il Crotone, arrivino i 3 punti.

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