Roma, così non va. I motivi di un momento da incubo

Pubblicato il autore: Andrea Valentini Segui

TURIN, ITALY - DECEMBER 23:Eusebio Di Francesco manager of AS Roma instructions to his players during the serie A match between Juventus and AS Roma at the Alliannz Stadium on December 23, 2017 in Turin, Italy. (Photo by Gabriele Maltinti/Getty Images)
L’amara sconfitta casalinga per 0 a 1 di domenica sera ad opera della Sampdoria è solo l’ultima di una lunga serie di risultati negativi della Roma di Di Francesco. I copiosi fischi dell’Olimpico al termine della gara hanno sottolineato il momento no dei capitolini e mostrato chiaramente tutto il disappunto dei tifosi giallorossi che rischiano, ora, di vedere concludere un’altra stagione, iniziata con grande ottimismo, senza alcun sussulto.
La vittoria in campionato manca ormai dal 16 dicembre, dalla gara contro il Cagliari superato nei minuti di recupero grazie al gol di Fazio convalidato all’ultimo respiro dal VAR. In un mese e mezzo da incubo in Serie A la Roma ha raccolto solo 3 punti in 6 partite, risultato aggravato dall’eliminazione dalla Coppa Italia per mano del Torino.

Dopo aver dato l’impressione di poter competere con le prime della classe in un campionato fino a qualche settimana fa apertissimo a qualsiasi scenario, i giallorossi sono scivolati a -13 dalla vetta occupata ora dal Napoli e rischiano, Sampdoria e Milan permettendo, di contendere all’Inter dell’ex Spalletti ed ai cugini della Lazio un posto per la prossima Champions League, ormai obiettivo minimo per poter salvare la stagione dal fallimento.
Nonostante gli ottavi di finale raggiunti dopo aver superato da testa di serie un girone di ferro con Atletico Madrid e Chelsea, la Roma, pur vincendo, non ha mai dato realmente l’impressione di essere pronta a fare il salto di qualità e ad imporsi sugli avversari da grande squadra. Il doppio confronto europeo con lo Shakthar Donetsk è ancora alla portata anche se, con queste prestazioni e contro le big del calcio europeo, difficilmente riuscirà ad arrivare in fondo alla competizione.

Ma quali sono i motivi che hanno portato ad una simile flessione nel gioco e nei risultati?

Proprio per il suo ruolo dirigenziale, non può non finire nel mirino delle critiche la società. Sebbene da Trigoria, tramite le parole dei suoi dirigenti, questa continui a mostrare nervi saldi e totale controllo della situazione, guardando le realtà di squadre che riescono ad attuare con risultati tangibili i propri progetti, la Roma sembra essere sempre sul punto di decollare salvo poi rimandare la partenza all’anno successivo. Il “progetto” della dirigenza americana, a partire dagli anni di Luis Enrique, Zeman e Garcia, anche a causa di una Juventus, in alcuni anni dai numeri straordinari, non ha mai portato sul campo i risultati sperati. I grandi investimenti, lo stadio di proprietà in cantiere ed una sensibile crescita del marchio A.S. Roma nel mondo del marketing non possono non essere apprezzati. Ma le continue e sempre diverse scelte di natura prettamente calcistica, sì.
I giallorossi non mettono un trofeo in bacheca dal lontano 2008. Tanto, anzi troppo per chi vuole considerarsi una grande squadra di livello internazionale. Inoltre, le modalità per mezzo delle quali si è deciso di forzare l’addio al calcio giocato del totem Totti sono un’ulteriore grande pecca che i tifosi difficilmente riescono a dimenticare.

In secondo luogo la guida tecnica. Nonostante la tenuta atletica risulti essere positiva, in una sorridente controtendenza rispetto allo stesso periodo delle stagioni precedenti, i calciatori risultano però spesso poco brillanti e troppo morbidi nelle situazioni decisive. Frutto, questo, sicuramente di errori tecnici individuali ma, più in generale, di una mancanza di identità tattica. Manovre poco fluide, mancanza di imprevedibilità, pochi gol messi a segno e una difesa buona nei numeri ma che tanto deve ai guantoni di Alisson. I calciatori sembrano approcciare in maniera non troppo convinta al 4-3-3 tanto caro al tecnico. Mister Di Francesco questo lo sa ma non sembra fare nulla per invertire una rotta che assume, giornata dopo giornata, traiettorie sempre più preoccupanti. La sua idea di gioco resta fedele al suo credo, rimasta tale anche quando l’infermeria gli ha concesso la possibilità di rivederla. Se sarà una scelta vincente oppure un peccato di presunzione lo dirà il tempo.
Nell’immediato, però, qualcosa dovrà necessariamente cambiare.

Ultimo motivo, ma non per importanza, il mercato. Le voci che hanno tenuto banco per tutto il mese di Gennaio e che si sono susseguite sui giornali e nelle radio cittadine riguardanti la doppia cessione Dzeko-Emerson al Chelsea hanno avuto un impatto molto forte sui giocatori e su un ambiente già di per sé particolare. I tifosi, al di là della convenienza o meno dell’affare, si sono a lungo interrogati sulla reale esigenza di stravolgere rosa e schemi nel momento centrale della stagione.
Da qui i dubbi sulla reale consapevolezza della società circa i programmi di mercato messi in atto che, in un processo di crescita, dovrebbero completare quelli iniziati nella sessione estiva.
Un mercato quello della Roma che da troppi anni è caratterizzato da un comune denominatore riguardante da un lato la cessione dei giocatori più decisivi e dall’altro l’acquisto di giovani, sì di talento, ma che prima di esplodere necessitano del dovuto periodo di ambientamento. Quello estivo, col senno di poi, ha lasciato tanti interrogativi. La cessione di Salah, uomo chiave della scorsa stagione, ad un prezzo sicuramente modesto in relazione ai numeri del calciatore e soprattutto alle cifre che negli ultimi mesi hanno caratterizzato il calciomercato europeo, ha avuto un impatto negativo sull’intero reparto offensivo della Roma. I quasi 80 milioni (comprensivi dei vari bonus) investiti in Schick, Defrel e Under, a posteriori, oltre a non aver entusiasmato, non sono riusciti a colmare il vuoto lasciato dalla partenza dell’egiziano ed hanno obbligato Di Francesco a riempire la casella di esterno offensivo destro con calciatori adattati forzatamente al ruolo. Altri acquisti come il messicano Moreno ed il francese Gonalons, raramente chiamati in causa, sono risultati per nulla incisivi quando gli è stato concesso di scendere in campo.

Un bel pizzico di sfortuna, tra campo ed infortuni, a condire il tutto ma che quest’anno più che mai non può essere assolutamente usata come alibi.

Ora è il momento di ripartire.
È il momento di ammettere qualche errore, fare un passo indietro e ricominciare a fare risultati.
Vincere la trasferta di domenica prossima contro l’Hellas è ora fondamentale per riprendere fiducia e per non perdere di vista il quarto posto utile per la Champions.
Per non perdere, soprattutto, i relativi introiti, in mancanza dei quali a Giugno potrebbero aprirsi scenari davvero preoccupanti.

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