Francesco Totti, 25 anni di amore giallorosso

Pubblicato il autore: Ivan Aiello Segui

 

Foto Getty Images © scelta da SuperNews

28 Marzo 1993, allo stadio Rigamonti di Brescia, durante un Brescia – Roma, un ragazzino di 16 anni sostituisce Ruggero Rizzitelli a ‘3 minuti dalla fine sul punteggio di 2 – 0 per i giallorossi.
Quel ragazzino si chiamava Francesco Totti, e Vujadin Boskov, dopo aver inviato i suoi uomini nelle settimane precedenti a fare scouting nella primavera, decise di convocarlo per la trasferta di Brescia e di concedergli il suo momento di gloria.

Di quel ragazzino se ne parlava già un gran bene. Dissero al tecnico serbo che era veramente forte e capace di grandi cose. Molti lo consideravano già un predestinato.
Boskov non se le fece ripetere due volte e dopo averlo visto se ne innamorò. Tra le tante perle (non solo calcistiche) lasciateci da questo straordinario e rimpianto personaggio di un’epoca che ormai non c’è più, è annoverabile quindi anche l’esordio in Serie A di Francesco Totti.

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Oltre lo stesso Boskov e il ragazzino non ancora diciassettenne di Porta Metronia, i protagonisti di questa storia risalente a 25 anni fa esatti sono altri tre: Sinisa Mihajlovic, Roberto Muzzi e Ruggero Rizzitelli.

Il primo, autore dell’assist per il vantaggio di Caniggia e poi del raddoppio (neanche a dirlo) su punizione di sinistro, fu l’artefice principale del successo giallorosso a Brescia, ma fu anche l’uomo che consigliò a Boskov di far entrare il ragazzino. Lui gli diede retta e lo invitò ad alzarsi dalla panchina per riscaldarsi.

A questo punto entra in scena il secondo personaggio: Roberto Muzzi. Già, perché quando Boskov disse a Totti di scaldarsi, lui non lo prese neanche in considerazione: era assolutamente convinto che l’invito fosse rivolto proprio al compagno Muzzi, seduto di fianco a lui in panchina. Il tecnico serbo gliele dovette ripetere addirittura due volte e chissà quale pensiero, frutto dalla sua geniale e sferzante ironia che sempre lo ha contraddistinto, passò nella sua mente in quel momento.

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E ora il turno dell’ultimo personaggio della storia: Ruggero Rizzitelli, colui che gli fece spazio lasciandogli il posto. Era il battesimo, il debutto, il primo passo tra i grandi del Capitano, il Numero 10, l’ottava meraviglia di Roma. Rizzitelli, ancora oggi, ricorda quei momenti con orgoglio ed emozione.

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