Inter, 110 anni tra gloria e “pazzia”

Pubblicato il autore: fabricondo Segui


Eternamente sospesa tra lampi di gloria e schegge di follia, l’Inter tocca quota 110. Cifra tonda, celebrata con una patch sulle maglie domenica prossima contro il Napoli a San Siro, dove per la festa del compleanno nerazzurro sono attesi almeno 60.000 spettatori, tra coreografie d’eccezione e la passerella dei grandi campioni di un passato che stenta a tornare. Potrebbe esserci anche l’enigmatico Zhang Jindong, azionista di maggioranza del club e signore assoluto dell’Impero Suning, che manca dal Meazza da un anno e mezzo: Inter-Juventus 2-1, i tifosi dell’Inter si affidano alla cabala per battere i partenopei. Fin qui la proprietà cinese ha dispensato slogan e hashtag in abbondanza, ma pochi sorrisi ad una tifoseria a secco di vittorie dal 2011. Da allora zero tituli, per dirla alla Mourinho. Uno che da queste parti ha lasciato un discreto ricordo. E trofei in serie.

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Nata da una costola del Milan il 9 marzo 1908, sotto il segno dei pesci, l’Inter non ha mai tradito il proprio carattere volubile ed imprevedibile. Costantemente in bilico tra Paradiso e Inferno, è capace di imprese memorabili e cadute omeriche: le rimonte impossibili con Liverpool e Sampdoria nella galleria dei capolavori, Mantova e il 5 maggio in quella degli orrori. Una storia a corrente alternata, ma una bacheca comunque ricca e prestigiosa: 18 scudetti, 3 Coppe dei Campioni, 2 Intercontinentali, una Coppa del Mondo per club, 3 Coppe Uefa, 7 Coppe Italia e 5 Supercoppe italiane. Ma il bauscia nerazzurro sfoggia con orgoglio soprattutto due dati: unica squadra a non essere mai scesa in B, unica italiana ad aver centrato il Triplete.

Di questa trama romanzesca e bizzarra i Moratti sono gli indiscutibili attori protagonisti: 23 titoli nelle gestioni di papà Angelo e il figlio Massimo, due epoche marchiate dalla Grande Inter di Herrera e dai trionfi del binomio ManciniMourinho. Condottieri forti come Trapattoni, leader dello scudetto dei record, 1989. Qualcuno giura che alla fine di questa versione orientale l’Inter tornerà nelle mani della famiglia col Dna nerazzurro. In fondo non c’è due senza tre.

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Sulle note di Pazza Inter, passiamo velocemente in rassegna 110 anni di campioni. 110 anni genio e sregolatezza, nel segno dei dribbling di Skoglund, Corso e Beccalossi. 110 anni di cannonieri come Nyers, Boninsegna, Altobelli, il Fenomeno Ronaldo, Vieri, Ibra, il Principe Milito, Eto’o e Icardi. 110 anni di fuoriclasse assoluti: Meazza, Suarez, Matthaus. 110 anni di voli tra i pali con Ghezzi, Sarti, Bordon, Zenga, Pagliuca, Toldo e Julio Cesar. 110 anni di Capitani senza paura, da Picchi a Mazzola, da Bergomi all’inossidabile Zanetti. 110 anni riassunti in un nome: Giacinto Facchetti, giocatore, presidente, bandiera.

Il presente dell’Inter fa rima con Suning, presidente Erik Thohir, l’indonesiano enigmatico e poco presente. La squadra cerca di riemergere faticosamente sotto la guida di Luciano Spalletti: cammino strepitoso fino al 9 dicembre, la testa della classifica, poi un brusco calo. Ora è quinta, ma l’obiettivo Champions è ancora alla portata dei nerazzurri, involuti e in affanno, ma sempre in grado di piazzare la zampata vincente quando meno te l’aspetti. E di inciampare subito dopo. Tutto a posto e niente in ordine insomma. Sennò che Inter sarebbe?

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