La stagione della Fiorentina non deve finire

Pubblicato il autore: stefano beccacece Segui

FLORENCE, ITALY - JANUARY 05: Davide Astori of ACF Fiorentina in action during the serie A match between ACF Fiorentina and FC Internazionale at Stadio Artemio Franchi on January 5, 2018 in Florence, Italy. (Photo by Gabriele Maltinti/Getty Images)
Da una settimana il capitano della Fiorentina Davide Astori non c’è più. Il campionato è ripartito e – dopo il cordoglio unanime del calcio italiano, e quello quasi unanime di quello estero – ora tocca alla Fiorentina. Neppure immaginiamo il lavoro che mister Pioli ha dovuto fare sulle teste dei suoi ragazzi.  Noi appassionati – ma non addetti ai lavori – abbiamo percepito quanto la vita riesca a far paura, anche più di quanto  sia stato percepito alla morte di Piermario Morosini, morto sotto sforzo – in campo – e con qualche ora di minima speranza.

Con Astori è stato diverso:  chi scrive, il 4 marzo è rientrato dal dovere elettorale, e come ogni domenica aspettava di vedere le classiche “ultime di formazione”, dove per ultime di formazione s’intendono le scelte tecniche, gli acciacchi dell’ultimo minuto, e tutto ciò che concerne la quotidianità. E la quotidianità non prevede la morte prematura di un ragazzo di 31 anni nel sonno.

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E’ il momento di pensare al “dopo” in casa Fiorentina, e il “dopo” è accettabile quando s’interrompe  in modo naturale la carriera di un qualsiasi giocatore, campione o modesto che sia. Per intenderci: ci prepariamo a vivere, certamente con un’intensa emozione, il ritiro di Gigi Buffon, il cui addio al calcio arriverà nel momento in cui un naturale orologio fisico dice basta. Non chiedeteci, però, di essere naturalmente preparati al “dopo” di un ragazzo classe 1987 che il destino ha portato via da questo mondo, strappandolo alla sua famiglia vera e propria – alla sua bambina in primis –  ma anche a quella acquisita, quella composta da colleghi, addetti ai lavori, giornalisti e da tutti noi, tifosi e calciofili. Per capirci, è la stessa immensa famiglia della quale farebbero parte sia Dani Alves, sia i delicatissimi tifosi del PSG.

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Ciò che prova un appassionato, o un normale essere umano, è amplificato nell’ambiente della Fiorentina; un ambiente che deve pensare al fatto che la difesa a 4 – se resterà tale – prevederà come centrali Mlenkovic e Pezzella, e al fatto che Milan Badelj sarà il nuovo capitano. E’ quanto impone il tragico “dopo Astori”.

Ma la stagione della Fiorentina non deve finire: contro il Benevento probabilmente ci sarà la foga di chi vorrà onorare il compagno scomparso davanti a 35mila persone, ma in seguito i viola dovranno esser bravi a non farsi travolgere dalla mazzata subita una settimana fa e – complice una classifica che non pone rischi o grossi obbiettivi – lasciarsi andare. Questo non per una questione di regolarità del campionato – chi se ne importa – e nemmeno perché “Lui vorrebbe sicuramente questo”. Semplicemente, farsi abbattere dallo sconforto in campo, sarebbe una sconfitta prodotta da un’ingiustizia.

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