La vittoria di Davide Astori

Pubblicato il autore: Federico Roberti Segui

Qualche volta un silenzio vale più di migliaia di parole pronunciate e poi lasciate sfumare via con il vento. Il silenzio ha un valore inestimabile, perché al suo interno cela tutti i sentimenti che un uomo possa provare e li condivide con il mondo esterno nella maniera più discreta e delicata. Il silenzio accarezza l’anima di ognuno di noi, l’ avvolge e poi lascia che si riempia di tutta la purezza e l’amore che siamo in grado di accogliere.

Quel minuto di silenzio prima di Roma-Torino dedicato a Davide Astori, è la ricompensa più grande che un uomo possa mai desiderare. Una quiete ricca di preghiere, di amore e di saluti tutti per Davide, ma forse anche un po’ per noi stessi, per i nostri sogni passati e per quelli futuri. Per quando da bambini sognavamo ingenuamente di diventare calciatori soltanto per giocare a calcio, per vedere una palla rotolare e noi insieme a lei. Uniti. Per quando da bambini sognavamo di diventare come Astori: amati, rispettati leali.

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Poi però quel minuto di silenzio finisce, l’arbitro fischia e un applauso senza eguali riecheggia per tutto l’Olimpico davanti alla grandezza di Davide Astori che chissà, magari ci ha sentiti e ha sorriso. Come faceva sempre.

Roma-Torino non poteva essere una partita normale. Doveva essere per forza differente dalle altre. Doveva essere a tutti i costi la vittoria dei cuori puri che amano e che vengono amati. La vittoria dei rispettosi, dei devoti e dei riconoscenti: la vittoria di Astori.Quando al 56′ Manolas ha schiacciato in porta con un colpo di testa il pallone, ha prima esultato con i compagni, poi si è inginocchiato, ha pregato ed ha alzato testa e mani verso il cielo:”Sono stato anche in camera con Astori: oggi gli ho dedicato il gol” afferma con l’emozione sul volto a fine partita. Prima parlavamo di rispetto, devozione, riconoscenza, amore. In questa rete c’è tutto.

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Ma è al 73′ che Astori è tornato, 3 anni dopo, a vestire la maglia della Roma. E’ tornato quando De Rossi, suo amico leale e fedele, ha segnato un gran gol in girata. Il capitano giallorosso ha passato una delle settimane più buie e tristi della sua vita, perché perdere un compagno e un amico di vita segna anche e forse soprattutto, chi all’esterno sembra più cinico e roccioso. La sua presenza in piazza Santa Croce nella mattina del funerale è solo l’ultimo atto di un’amicizia viscerale che li univa. Troppo importante questa partita per mollare.
E allora Daniele indossa maglia e scarpini, parastinchi e fascia ed entra in campo tra la sua gente, quella giallorossa. Si immerge in quell’Olimpico amoroso e manda un bacio a Davide segnando la prima rete stagionale. Senza dedica, senza che la solita vena si gonfiasse e senza gesti eclatanti. Lo ringrazia in un abbraccio di gruppo, con il pugno serrato. In silenzio. Ed è il saluto più bello che gli si potesse mai regalare.

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La partita finisce lì. In quell’abbraccio con i suoi compagni.In quel boato romanista. In quel silenzio.

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