Vergogna sul web: maglia indossata da Astori in vendita a 5mila euro

Pubblicato il autore: Gabriele Tufano Segui


Sono passate quasi quattro settimane da quella maledetta mattina del 4 marzo, quando con incredulità e infinito dolore il mondo del calcio è venuto a conoscenza della tragica scomparsa del giovane giocatore della Fiorentina, Davide Astori. E dopo quasi un mese da questa tragedia, navigando sul web con sgomento troviamo  un venditore di Torre del Greco che ha avuto il coraggio di inserire su un noto sito di vendite online questo annuncio: “Maglia calcio Fiorentina 2017 indossata da Davide Astori- certificata“. Non solo, il venditore online -o forse sarebbe più appropriato definirlo sciacallo; si, perchè in fondo lo sciacallo è una persona cinica, avida, che senza scrupoli approfitta delle sventure altrui, tutte “peculiarità” che senza dubbio appartengono a questa persona- ha avuto il coraggio di esordire nella sua inserzione così: “Prima di tutto: R.I.P Davide Astori“.

Con quale coraggio, con quanta ipocrisia si può scrivere una cosa del genere se poi si prosegue in questo modo: “Da amante del gioco del calcio, anche se non tifoso della Fiorentina, non posso che pensare a chi lo ha conosciuto e alla sua famiglia, ma anche tutti noi “comuni” spettatori di questo sport perchè ovviamente una tragedia del genere colpisce tutti, tifosi e non. In questo annuncio vendo una maglia della Fiorentina di Davide Astori, INDOSSATA durante la partita tra Fiorentina e Bologna (finita 1-0), del 2 aprile 2017. La maglia è CERTIFICATA in quanto proveniente dalla collezione privata di Marco Di Vaio, e messa in asta nel 2017 per raccogliere fondi per l’associazione onlus Bimbo Tu”. La persona in questione, la quale si vanta di essere un venditore top avendo più di 20.000 feedback positivi, se veramente avesse voluto fare un gesto lodevole, da amante del calcio quale si definisce, e se veramente si fosse sentito colpito da questa tragedia, non avrebbe di certo venduto la maglia a 5.000 euro. Un gesto che a definirlo di cattivo gusto è poco. Legale? Senza dubbio, ma verrebbe da chiederci: dove è finita la sensibilità in questa società?

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