Il Benevento è uno schiaffo al difensivismo da provincia

Pubblicato il autore: Lorenzo Solombrino Segui


Con la vittoria del Crotone su un esanime Udinese, il Benevento è retrocesso automaticamente. A quattro giornate dal termine del campionato la distanza dal quartultimo posto si fa incolmabile. Colpa dei peccati di inesperienza della dirigenza sannita, che si è presentata ai blocchi di partenza del suo primo anno in Serie A con una rosa inadeguata alla categoria. Errori scontati pesantemente con l’inquietante striscia di 14 sconfitte di fila e con il conseguente allontanamento di mister Baroni, non adatto a questi livelli.

Dal 23 ottobre, però, viene scelto dalla dirigenza e dal presidente Vigorito un sostituto che non ricalca il tipico allenatore “vecchia volpe” che per rosicchiare qualche punticino qua e là e sperare nella salvezza avrebbe puntato tutto sul solito difensivismo . La scelta, invece, è ricaduta sul 38enne Roberto De Zerbi, reduce da una disastrosa esperienza al Palermo. Soprattutto dal punto di vista dei risultati ottenuti. L’allenatore bresciano, infatti, dopo tre mesi alla guida dei rosanero è riuscito a centrare una sola vittoria, accompagnata da sette sconfitte consecutive ( record negativo della storia del club nella massima serie).
Non che in questa sua nuova avventura alla corte dei Sanniti le cose siano cambiate, anche se, per ora, è riuscito ad ottenere delle dignitose cinque vittorie. Dal punto di vista della classifica, poi, la situazione, era ormai decisamente compromessa. Gli va, però, attribuito il merito di aver dato dignità ed un’anima ad una rosa che pareva capitata per caso sul palcoscenico più prestigioso d’Italia.

Dopo la prima vittoria della storia del club in Serie A, arrivata addirittura a ridosso di Capodanno ai danni del Chievo, il presidente decide di cambiare tutto. Vengono ingaggiati giocatori sconosciuti ed altri, come Sandro e Sagna, alla ricerca di un club che credesse ancora in loro. Fra i nomi più importanti escono fuori l’energumeno Diabatè, che, grazie ai suoi 194 centimetri appare assai dinoccolato, ed un brasiliano proveniente dal campionato polacco. Si tratta di Guillerme, brevilineo, dotato di un dribbling ubriacante e di scatti importanti conditi con rapide accelerazioni.

De Zerbi ridisegna la squadra secondo il suo credo. Tatticamente il suo modulo preferito è il 433 di stampo Guardiolista, a cui lui si ispira ossessivamente. Alterna anche il 442 ed il 4231, sviluppando una aspetto camaleontico del suo bagaglio da allenatore. Affida le chiavi della squadra al brasiliano Sandro, rigenerato da questa esperienza italiana. Davanti punta tutto sul prima citato Guillerme, capace di portare a casa due gol e due assist, e su una sua personale scoperta, Enrico Brignola. Classe ’99, riesce a scalare le gerarchie offensive dei Sanniti e a segnare per ben tre volte, concedendo anche un assist vincente. La punta centrale cambia molto spesso, con i vari Iemmello, Coda e Diabatè che si alternano a vicenda.
La sua è una squadra ingenua, sfacciata, inebriante, che gioca un calcio di grande qualità. Impressionante fu il primo tempo della partita contro il Napoli, in cui durante il primo tempo, i padroni di casa fecero sentire qualche brivido sulla schiena di Reina e dei tifosi partenopei. Come non citare la lezione di calcio inferta ai danni dell’Hellas Verona, diretta concorrente per la lotta salvezza, seppellita per tre reti a zero. Per non parlare poi di come ha combattuto con la Juventus ed ha vinto per la prima volta fuori a casa alla Scala del Calcio, contro il Milan. Un collettivo, che, grazie alle idee di gioco innovative ed esteticamente all’avanguardia ha mostrato freschezza e tanto piacere nello spettatore.
Un paradosso, quindi, molto raro in un paese, in cui, si chiede sempre di guardare al modello spagnolo come punto di riferimento, ma puntualmente ci ritroviamo di fronte a squadre che prediligono piazzare folte linee difensive in barba allo spettacolo e all’estetica del gioco.

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