La Roma è pronta a diventare grande. Ma c'è il Barcellona...

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LA ROMA E' PRONTA A DIVENTARE GRANDE
Sembra uno di quei classici film adolescenziali americani, la storia della Roma in Champions quest'anno: il ragazzo all'apparenza bruttino e inoffensivo che col passare del tempo acquisisce credibilità e diventa uno dei più ambiti di tutta la scuola.
Così la Roma, entrata nelle urne del sorteggio dei gironi ad agosto e considerata da tutti come inoffensiva, si è fatta strada, partita dopo partita, nella strada che porta al mondo dei grandi.
Detto, fatto: la Roma è ai quarti di finale. La Roma è una delle migliori 8 squadre in Europa.
Verrebbe anche da sorridere viste le prestazioni non propriamente brillanti che la squadra giallorossa ha disputato nei mesi di dicembre e gennaio su tutti. Eppure il campo, o almeno quello europeo, parla chiaro:la Roma versione Champions, quest'anno, è una potenza temibile.
Giocare le partite all'apparenza più abbordabili a quanto pare non sollecita abbastanza la fantasia dei giocatori romanisti, che però non appena sentono quella musichetta stuzzicante scritta da Tony Britten nel 1992, lasciano che il loro alter ego più forte entri in possesso dei loro piedi e dei loro cuori: basterebbe chiedere a Qarabag, Chelsea, Atletico Madrid e Shakhtar Dontetsk per averne conferma.
Sì, sì tutto bello, adesso però arriva il difficile. E non parlo di un difficile a livello di Chelsea o Atletico, parlo di un difficile che può tranquillamente rientrare nella categoria dell'impossibile, se non stessimo giocando al gioco più imprevedibile di tutti.
Parliamo di una difficoltà composta da uno stadio di 100.000 tifosi blaugrana che tifano 11 fenomeni, di cui 10 con un cervello, due piedi e in un caso due guantoni nettamente più forti della media.
L'undicesimo è un caso a parte. Perché l'undicesimo non è catalogabile come umano, non prendiamoci in giro.
Lionel Messi è un alieno. Un alieno di 30 anni racchiuso in soli 170 centimetri di altezza capace di siglare 543 reti e 256 assist in 627 partite.
Ah sì, ha anche vinto 5 palloni d'oro.
Arriva un momento in quei film americani in cui il ragazzo invita la ragazza più carina della scuola al ballo di fine anno, ma si vede inesorabilmente minacciato da un altro adolescente ben più grande, muscoloso e forte.
Alla fine il più debole sconfigge l'omaccione e vissero tutti felici e contenti.
Roma-Barcellona però non è un film, e verosimilmente Davide sarà sconfitto da un Golia troppo forte.
"Un bonbon".
Così era stata accolta la notizia della Roma come successiva avversaria per il Barcellona ai quarti. Un dolcetto da gustare senza alcuna controindicazione.
Certamente il tempo darà ragione agli spagnoli, che però prima di descrivere la Roma come un agnellino sacrificale avrebbero dovuto rivedere i miracoli di Alisson, il gol da centrocampo di Florenzi proprio contro il Barca qualche anno fa, la solidità di Fazio e Manolas, le sgroppate di Kolarov, la sicurezza di De Rossi e Strootman, la grinta di Nainggolan, il dribbling di Perotti, la cresta di El Shaarawy, i gol di Dzeko, le lenti spesse di Di Francesco e il calore romano dei 2.800 tifosi giallorossi presenti al Camp Nou.
Tutte qualità di poco conto se paragonate all'immensità del Barcellona. Eppure unite tutte insieme possono creare qualcosa di tanto grande.
La Roma scende in campo con il vestito migliore del proprio armadio, perché il ballo di fine anno non si scorda mai.
Ma potrebbe non essere l'ultima danza europea annuale.
La Roma è pronta a diventare grande.