Spal, quando la salvezza è una questione di centimetri

Pubblicato il autore: Armando Cheula Segui
FERRARA, ITALY - OCTOBER 01: Alberto Paloschi of Spal celebrates after scoring the opening goal during the Serie A match between Spal and FC Crotone at Stadio Paolo Mazza on October 1, 2017 in Ferrara, Italy. (Photo by Giuseppe Bellini/Getty Images)

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“Ma Nino non aver paura di sbagliare un calcio di rigore, non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore”
così canta Francesco De Gregori  ne “La leva calcistica della classe ’68”. Pur riconoscendo la genialità e l’immortalità della strofa, si potrebbe inferire a ragion veduta che dal particolare dei calci di rigore (e non solo..) può passare però la salvezza o meno di una squadra. A otto giornate dalla fine del campionato di serie A a contendersi la permanenza nella massima serie, in sostanza due posti, ci sono sei squadre distanziate da sette punti.

Nello specifico, escluso pacificamente il Benevento destinato alla discesa negli Inferi a causa di un girone di andata assolutamente deficitario, si va dai 22 del Verona , il Crotone attestato sui 24, la Spal che al momento occupa il quart’ultimo posto a 26 e il terzetto Chievo Cagliari e Sassuolo che  in dote sommano 29 punti. Senza indagare le insidie del calendario, abbiamo invece vivisezionato le trenta giornate di campionato fin qui giocate e sono emerse in tutta la loro evidenza le seguenti risultanze. Del lotto delle pretendenti alla salvezza è la Spal a comandare la classifica della formazione più tartassata dagli undici metri: undici volte infatti l’arbitro ha indicato il dischetto ai danni della matricola spallina;se anche per Cagliari e Verona e Crotone  si è trattato di una scena consueta o comunque non troppo dissimile(9 rigori subiti dai sardi , 7 dai veneti e 6 dai calabresi) stessa sorte non può dirsi per Sassuolo e Chievo che hanno subito rispettivamente 3 e 4 tiri dagli undici metri.

A onor del vero, la statistica dei rigori a favore evidenzia, invece, di come il Sassuolo probabilmente non sarebbe nelle sabbie mobili se i suoi tiratori avessero avuto una mira più precisa: dei 9 rigori a favore solo tre sono finiti in fondo al sacco.Ma se la massima punizione sanzionata o meno è conseguenza principalmente di uno stato d’animo umano(arbitro), di un fattore ambientale (stadio e terreno di gioco) e dell’andamento di una partita(dinamica di un’azione di gioco), un dato ancora più oggettivo è quello relativo ai tiri in porta e ai pali colpiti:in questa speciale graduatoria si va dai 388 tiri sferrati dai giocatori del Sassuolo, passando per i 308 del Chievo, i 300 del Crotone , i 299 del Cagliari, i 290 della Spal, fino ad arrivare ai 263 del Verona che testimoniano non già di un grado di pericolosità pericolosamente sotto la media ma senz’altro di una occupazione del territorio lontano dalla porta avversaria. Nello specchio della porta infatti è il Verona ad occupare desolatamente l’ultima posizione con 84 tiri, seguita dalla Spal con 93, Cagliari 109, Crotone 111, Sassuolo 112 e Chievo 117.

Ma a colpire è un altro dato. Se le dimensioni delle porte fossero più larghe solo di qualche centimetro rispetto alla larghezza regolamentare dei 7 metri e 32 centimetri e all’altezza a norma dei 2 metri e 44 centimetri, o se solo i giocatori della squadra di Ferrara fossero stati più precisi( fortunati?),  la classifica riporterebbe decisamente altri scenari; sono infatti ben 11 i pali colpiti dagli uomini di Discepoli che in questa speciale graduatoria sopravanzano di gran lunga tutte le altre avversarie: si va infatti dai 9 del Sassuolo, 8 del Crotone, i 7 del  Cagliari, i 6 del Verona e a chiudere i 4 del Chievo. Si fa un gran parlare di numeri e si tende a dare scientificità alle statistiche applicate al gioco del calcio, ma la salvezza rimane anche una questione di centrimetri sulla quale si ha difficilmente capacità di controllo o di intervento.

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