De Vrij da incubo contro l’Inter: rigore su Icardi, lacrime e addio

Pubblicato il autore: Lorenzo C Segui
ROME, ROMA - NOVEMBER 26: Stefan De Vrij of SS Lazio celebrates a opening goal with his team mates during the Serie A match between SS Lazio and ACF Fiorentina at Stadio Olimpico on November 26, 2017 in Rome, Italy. (Photo by Marco Rosi/Getty Images)

Stefan De Vrij – Foto Getty Images © scelta da SuperNews

Una notte da incubo per Stefan De Vrij, oramai a tutti gli effetti ex difensore della Lazio, in procinto di trasferirsi all’Inter. La macchia della sua carriera in biancoceleste avviene al 78′ quando per contrastare, all’interno dell’area, Icardi, si lascia andare ad un intervento assolutamente falloso ritenuto dall’arbitro Rocchi meritevole di un calcio di rigore a favore della Beneamata. Dagli undici metri si presenta proprio l’attaccante argentino che con precisione chirurgica spiazza Strakosha e riporta la banda di Spalletti sul 2-2. Poi sappiamo tutti cosa sia accaduto tre minuti più tardi con il colpo di testa di Vecino che si insacca in rete e l’Inter che conquista il pass per la prossima edizione della Champions League, manifestazione da cui era assente da sei anni, intascando, tra l’altro, la cospicua somma di 40 milioni di euro.

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Per la Lazio sarà di nuovo Europa League e soprattutto resterà emblematica l’immagine di De Vrij, il quale sostituito all’84’, si siede in panchina e scoppia in lacrime, consapevole di averla combinata grossa in occasione del penalty procurato. Quella del difensore “orange” non è stata una settimana facile. Come è ben noto il calciatore ha già firmato per l’Inter e nella prossima stagione sarà lui il pilastro difensivo, in compagnia di Skriniar, della compagine nerazzurra. Nei giorni scorsi è stato alquanto frenetico ed acceso il dibattito nella Capitale per quanto riguardasse un suo eventuale impiego o meno nella sfida decisiva contro l’Inter, match cruciale per accedere alla prossima edizione della Champions League.

Una frangia di tifosi biancocelesti sosteneva chiaramente che sarebbe stato meglio che De Vrij non giocasse, in quanto sarebbero stati molteplici i condizionamenti al cospetto della squadra che lo abbraccerà nell’immediato futuro. Dall’altra parte, però, c’era la fazione di coloro che facendo leva sull’inappuntabile professionalità del calciatore olandese, sostenevano che Simone Inzaghi avrebbe fatto bene a schierarlo, potendo, così, contare su uno dei giocatori più talentuosi presenti nella rosa biancoceleste. A margine di quanto accaduto, chi aveva ragione? De Vrij, in effetti, ha giocato con la mente sgombra oppure ha avvertito addosso le pressioni di una sfida, per lui, per nulla affatto banale?

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Certo, giudicare a posteriori è molto semplice e rischia di essere piuttosto stucchevole, ma De Vrij era psicologicamente pronto per affrontare una sfida del genere dall’elevata posta in palio?. Tali quesiti resteranno senza risposte, in quanto l’immagine prevalente sarà quella del giocatore in lacrime, consapevole di aver commesso un errore che ha pesato gravemente sull’esito finale della sfida. La sconfitta della Lazio non è da attribuire solo ed esclusivamente a De Vrij, ma ora, con la mancata qualificazione in Champions, chi convincerà quella parte di tifosi scettici sulla reale necessità di impiegare l’olandese dal primo minuto?.

Rammarico, perplessità, frustrazione e risentimento, sono queste le sensazioni che prevalgono all’interno del mondo biancoceleste e di sicuro quel fallo ai danni di Icardi resterà una macchia indelebile, nella seppur soddisfacente avventura laziale di De Vrij. Un episodio non potrà capovolgere il giudizio su un giocatore imprescindibile nello scacchiere tattico di Simone Inzaghi ma quel fallo, quel maledetto fallo al 78′, difficilmente verrà metabolizzato da uno stadio intero vestito di biancoceleste, intento a cullare il  sogno di tornare nell’Europa “dei grandi” dopo dieci anni d’estenuante attesa. Attesa che, ahimè per i tifosi della Lazio, proseguirà anche senza De Vrij che invece dal prossimo mese di settembre sentirà riecheggiare nelle sue orecchie quel motivetto inconfondibile, con addosso un’altra casacca, stavolta quella nerazzurra.

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