Il lungo applauso di Di Francesco

Pubblicato il autore: Federico Roberti Segui

Eusebio Di Francesco – Foto originale Getty Images © scelta da SuperNews

Abitudine a vincere, spregiudicatezza, convinzione, mentalità vincente.
Si può racchiudere in quattro concetti la prima stagione a Roma di Di Francesco.
Parole all’apparenza banali e superflue ma che ormai da anni non orbitavano attorno al mondo romanista.
Quando lo scorso 13 giugno fu annunciato ufficialmente che il nuovo allenatore della Roma dopo Spalletti sarebbe stato Eusebio Di Francesco, i giudizi che vennero precocemente esternati erano tutt’altro che positivi.
Passo indietro, ridimensionamento, provincializzazione, anno buttato.
Erano queste le voci che correvano sul web e si propagavano come una piaga inestinguibile di persona in persona fino a contagiare un’ampia fetta del tifo romanista.
Appunto, superficialità.
Quella superficialità che fa rima con mentalità perdente che ormai da un anno il mister abruzzese sta cercando di tramutare in vincente.
Adesso rileggete con attenzione ciò che si diceva agli albori dell’era Di Francesco e confrontatelo con ciò che la Roma è diventata.
Quel passo indietro si è trasformato in un accesso diretto ai gironi di Champions League.
Il tanto atteso ridimensionamento è diventato una semifinale di Champions terminata tra torti arbitrali, colpe individuali e tanto amore.
Quella che era chiamata provincializzazione, a quanto pare, ha reso l’Europa intera una provincia di Roma dopo il terrore seminato in giro per i territori esteri.
E quell’anno buttato, beh, quell’anno buttato è stato così inutile da rilanciare la Roma nella massima competizione per club, in campionato e soprattutto nel cuore dei tifosi romanisti da troppo tempo costretti a raccogliere le briciole lasciate dalle altre squadre.
Certo che c’è ancora molto da lavorare per entrare stabilmente nell’Olimpo dei grandi, ma questo il mister lo sa e lo ha ripetuto costantemente in ogni dichiarazione.
Adesso ripensate a come è iniziato tutto e guardate come è finito.
E’ iniziato esattamente 11 mesi prima che la Roma pareggiasse 0-0 contro la Juventus in un match che ha consegnato lo scudetto ai bianconeri, ma che ha anche issato la squadra capitolina ad un punto dal tanto amato terzo posto.
E’ iniziato con le critiche, lo scetticismo e i giudizi negativi ed è finito in un abbraccio colmo d’amore e affetto.
E’ iniziato male ed è finito bene, che non è benissimo, ma non è neanche benino.
Il tifosi romanisti hanno capito l’errore commesso nell’affrettato giudizio perché hanno fiutato un futuro limpido.
Un futuro in cui Alisson dovrà rimanere tra i pali, Manolas in difesa, Nainggolan a centrocampo, Under largo a destra e Dzeko dentro l’area avversaria.
Allora sì che il futuro sarà limpido.
Di Francesco ha capito tutto.
Ha capito come far giocare la Roma, ha imparato a comprendere la piazza giallorossa e ha capito Roma.
Si è innamorato di Roma.
E allora a fine partita attende gentilmente che la festa bianconera finisca e scende in campo.
Inizia a camminare, lentamente e con attenzione.
Non gli sfugge niente, i suoi occhi sono puntati sulla Sud, le sue mani applaudono con convinzione e il suo cuore batte velocemente e pompa sangue giallo e rosso.
Poi è il turno della Tribuna Tevere, della Nord ed infine della Monte Mario.
Nessuno è esulo dall’applauso del mister.
Un applauso che abbraccia le migliaia di tifosi romanisti come solo un padre premuroso sa fare, che li coccola e li ringrazia della fiducia che hanno riposto in lui.
Un applauso che garantisce un futuro migliore.
Un lungo applauso romanista.

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