Finale Mondiali del ’54, Germania-Ungheria 3-2: il miracolo di Berna e la rinascita del calcio teutonico

Pubblicato il autore: marco.stiletti Segui
attends the Preliminary Draw of the 2018 FIFA World Cup in Russia at The Konstantin Palace on July 25, 2015 in Saint Petersburg, Russia.

Foto Getty Images © scelta da SuperNews

Il Miracolo di Berna” non fu solo una grande rimonta, ma anche un evento che ha segnato la storia calcistica della Germania. Siamo nei primi anni ’50 nella Repubblica Federale Tedesca scoppia il “boom economico” grazie anche ai prestiti americani del piano Marshall che fecero rifiorire l’economia del Paese, diviso in due tra americani e russi. Erano ben nove anni che l’inno nazionale non veniva suonato dal vivo in nessuna occasione, gli stessi da quando il Nazismo era stato sconfitto e il popolo tedesco aveva cercato faticosamente di ricostruire sulle macerie dei bombardamenti alleati. “Il Miracolo di Berna“. divenne, con il titolo tedesco “Das Wunder von Bern“, anche  un film diretto dal regista Sonke Wortmann, proprio per raccontare la finale del 4 luglio 1954 dei Mondiali di Svizzera, che si giocò tra la Nazionale tedesca e la fortissima Ungheria, capitanata da Ferenc Puskas.

La Germania non era considerata abbastanza forte per avere successo nel Mondiale svizzero. Non era, però, una Cenerentola, ma sicuramente non aveva le potenzialità per arrivare alla finale. Unico fuoriclasse era Fritz Walter, giocatore del Kaserslautern. Josef Sepp Herberger, allenatore dei teutonici, aveva chiamato in Nazionale molti giocatori del Rot-Weiss Essen tra cui Helmut Rahn, unico elemento discontinuo, ma capace di bellissime e decisive giocate quando era in giornata di grazia. Herberger, quindi,  lo fece giocare in finale, rischiando il tutto e per tutto contro i magiari.

L’Ungheria, però. non era imbattibile solo perchè schierava Puskas, ma perché ricca di tanti altri talenti, quasi tutti che provenivano dal blocco Honved. Il baluardo nelle retrovie era senza ombra di dubbio il portiere Gyula Grosics, poi i rocciosi difensori Lantos e Buzansky. A centrocampo a far gioco era Gyula Lorant, che forniva di continuo palle invitanti in attacco a Puskas e a Sandor Kocsis. Quest’ultimo capocannoniere del torneo con 11 reti. Unico che non apparteneva al gruppo Honved era Nandor Hidegkuti, prelevato dal Mtk Budapest.

Disciplina e rigore quindi contro forza e talento. Germania OvestUngheria fu una partita assai combattuta. Anche la pioggia mise del suo e fu alleata dei tedeschi soprattutto del capitano Walter che sui campi bagnati mostrava tutto il suo talento, in quanto odiava giocare con il sole in faccia. Due squadre diverse persino nel cammino verso la finale. Mentre la Germania si sbarazzava della Jugoslavia prima con un 2-0 e poi con un 6-1 all’Austria, l’Ungheria, invece, era una garanzia di goal eliminando squadre difficili quali Brasile e Uruguay con lo stesso risultato di 4-2. Il giorno prima della finale pioveva e Herberger, vecchia volpe, portò la squadra in un bosco e li fece allenare con ripetutte partitelle proprio per farli ambientare a quel clima. In più i suoi titolari erano freschi proprio perchè il tecnico aveva inserito le seconde linee.

Ma veniamo alla partita. All’inizio le decisioni di Herberger non si rivelano efficaci. Infatti al 6′ i magiari passano in vantaggio con Puskas grazie a una palla deviata dalla difesa tedesca su conclusione dell’attaccante ungherese. Due minuti dopo Czibor raddoppia mettendo in condizione di ko i teutonici che sono costretti già ad inseguire. Ma proprio quando tutti pensavano che ci si avviasse a una goleada, la Germania, come una fenice. risorge dalle sue ceneri e costruisce la rimonta. Al 10′ è Morlock, infatti, ad accorciare le distanze su traversone di Rahn. Una partita, come si vede, combattutissima: in dieci minuti tre goal. Gli ungheresi, però sembrano accusare il colpo sopresidal dinamismo dei tedeschi. Infatti dopo soli otto minuti la Germania arriva addirittuara al pareggio. E’ Rahn al 18′ a gettare la palla in rete da posizione laterale dopo un calcio d’angolo. Goal e assist per il giocatore tedesco che raddrizza così il match in un modo incredibile.

Il primo tempo termina con i teutonici che resiatono agli attacchi ungheresi e anche la ripresa, fino al 20′, è un monologo magiaro. A un certo punto, però, i tedeschi capiscono che gli uomini di Leekens sono stanchi e che con un po’ di fortuna potrebbero portare la vittoria a casa. Dopo alcune azioni pericolose dei ragazzi di Herberger, all’84’ arriva il miracolo. A compierlo è l’eroe della partita, Rahn, che segna il definitivo 3-2 con una conclusione potente e imprendibile da fuori area. Gli ungheresi, a quel punto, tornano all’attacco a pochi minuti dalla fine anche la rete del pareggio con Puskas, che, però, viene annullata per fuorigioco. E’ di Czibor l’ultimo tiro del match, ma Turek in volo para la conclusione e arriva il triplice fischio dell’arbitro. Un evento storico, quella partita, che condizionerà per sempre il calcio tedesco. “Non arrendersi mai” sarà il motto teutonico perchè prima di quel momento la Germania non era di certo una superpotenza calcistica. Da quel giorno lo diventerà.

  •   
  •  
  •  
  •  
Tags: