Messico ’86, “La Mano de Dios” tra la Guerra delle Falkland e la rinascita argentina

Pubblicato il autore: Alessio Liburdi Segui
attends the Preliminary Draw of the 2018 FIFA World Cup in Russia at The Konstantin Palace on July 25, 2015 in Saint Petersburg, Russia.

Foto Getty Images © scelta da SuperNews

Il 22 giugno del 1986 Diego Armando Maradona segnò la Revancha (Vendetta) argentina sull’Inghilterra, con il gol realizzato grazie all’aiuto della  “Mano de Dios”. Una rivalità quella argentina e inglese nata tanto tempo prima, tra “El robo del siglo” (il furto del secolo) del 1966 e la Guerra delle Falkland del 1982.

INGHILTERRA 1966, “El roblo del siglo” – L’edizione dei Mondiali del 1966 fu una delle meno spettacolari ma non priva di sorprese già dai gironi eliminatori: difatti, il Brasile vincitore delle ultime due edizioni venne sorpreso da Portogallo e Ungheria, mentre la nazionale Italiana fu battuta dalla Corea del Nord nella terza e decisiva partita. Negli altri gironi i pronostici furono rispettati regalando ai quarti di finale la sfida tra Argentina e Inghilterra. La partita fu subito molto tesa tanto che il giorno dopo si scrisse che nella prima mezz’ora furono ben 4 gli argentini ammoniti, anche se in realtà i cartellini saranno introdotti solo 4 anni dopo, nell’edizione dei Mondiali del 1970 in Messico. Al 33° il capitano argentino Antonio Rattìn venne espulso dall’arbitro tedesco Rudolf Kreitlein. Il calciatore argentino però fece finta di non capire pretendendo addirittura un interprete, protestando vivacemente la decisione rimarcando il comportamento ancor più scorretto e falloso del dirimpettaio Stiles, al quale fu concessa ogni tipo di entrata. Dopo svariati minuti Rattìn abbandonò il campo da gioco andandosi polemicamente a sedere sul tappeto rosso riservato ai membri della casa reale inglese, meritandosi gli appellativi di “animale” e i fischi assordanti di Wembley. Il giorno dopo tutta la stampa argentina definì la partita come “El robo del siglo” (il furto del secolo). Per la cronaca, gli inglesi vinsero 1 a 0 la partita grazie al gol di Hurst. L’attaccante inglese deciderà con una tripletta anche la finale vinta 4 a 2 contro la Germania, realizzando il contestatissimo gol del 3 a 2 nei tempi supplementari con un tiro che non varcò mai la linea di porta, ma rimbalzò sulla linea dopo aver toccato la parte inferiore della traversa.

LA GUERRA DELLE FALKLAND – Le Isole Falkland non ebbero mai vita facile, sempre al centro di conflitti di interesse tra spagnoli, inglesi, tedeschi e, infine, argentini. I primi ad insediarsi sulle isole al largo dell’Argentina furono i francesi, che cedettero poi gli interessi agli spagnoli in cambio di una contropartita economica. Dopo la dissoluzione dell’impero coloniale spagnolo, ci furono diversi scontri armati di varie nazionalità fino ad arrivare alla colonizzazione britannica del 1839. Le isole rappresenteranno per la Royal Navy inglese una base navale strategica sia per la prima che per la seconda Guerra Mondiale. L’Argentina nel frattempo si considerava erede dei diritti spagnoli sulle isole ma, nonostante mancati accordi di legittimità, instaurò relazioni serene con la popolazione delle isole Falkland. La situazione precipitò agli inizi degli anni ’80: l’Argentina era in preda ad una crisi economica e politica che, già guidata da una giunta militare dal 1976, vide avvicendarsi al comando i Generali Videla, Viola e infine Galtieri. I tre generali si resero protagonisti di dittature sanguinarie che portarono alla tortura e alla morte di più di 30’000 desaparecidos, gli oppositori al regime militare autoritario argentino. Pensando ad una vittoria facile visto l’apparente disinteresse britannico verso le isole, il Generale Galtieri ordinò l’invasione delle Isole Falkland (Malvine in spagnolo) con l’obiettivo di rafforzare il potere militare agli occhi della nazione e mitigare il malcontento generale. Il 2 aprile 1982 l’Argentina occupa le Isole Falkland, cambiando il nome dell’unica città dell’isola da Stanley in Puerto Argentino. La Gran Bretagna, con sorpresa da parte del governo argentino, reagì con forza: fallite le trattative, bombardò la costa delle isole per 19 ore consecutive. Tra il 13 e il 14 giugno 1982 cessano le ostilità, con le forze militari argentine annientate e il ritorno del controllo britannico sulle isole. In patria, la sconfitta segnò il ritorno alla democrazia dopo anni di dittature militari: nel 1983 in Argentina si tornò alle libere elezioni, che designarono Raul Alfonsin come nuovo presidente democratico.

MESSICO 1986, “la Mano de Dios” – Nel giro di 16 anni il Messico si trovò ad ospitare per la seconda volta i mondiali di calcio, prima nazione ad ottenere tale privilegio. Un’occasione che pareva sfumare nel settembre del 1985, quando un devastante terremoto colpì la Nazione provocando morte e distruzione. Il Messico riuscì però a rimettersi in piedi in tempo record e la manifestazione si disputò regolarmente: al via, le favorite erano l’Italia campione in carica, il Brasile di Socrates e l’Argentina della stella Maradona. Argentina e Italia furono sorteggiate nello stesso girone iniziale, che domineranno. Anche negli altri gironi vincono le favorite della vigilia regalando gustosi ottavi di finale (i primi nella storia dei Mondiali): in questi, una brutta ma concreta Argentina batte 1 a 0 l’Uruguay grazie al gol del leccese Pasculli. In un altro ottavo di finale , l’Inghilterra si sbarazza del Paraguay vincendo 3 a 0, mettendoli di fronte nei quarti di finale per una sfida ricca di significati. Nel primo tempo la partita è bloccata e il punteggio non si schioda dallo 0 a 0 iniziale. Nella ripresa dopo appena 6 minuti succede il fatto che passerà alla storia: Maradona inizia una percussione centrale, scarica la palla a Valdano che, complice un controllo errato, viene anticipato dal difensore inglese Hodges che alza un inspiegabile campanile all’indietro. La palla sembra facile preda del portiere Shilton, forte dei suoi circa 20 centimetri in più d’altezza rispetto all’avversario Maradona con il vantaggio per di più di poter agguantare il pallone con le mani. Ma qui succede l’incredibile, la Revancha argentina che <un po’ con la testa di Maradona ed un altro po’ con la mano di Dio> spinge la palla alle spalle del portiere inglese. E’ l’ 1 a 0, è il gol che anticiperà di qualche minuto il “gol del secolo” dello stesso Maradona. Ma anche senza quel gol del raddoppio, Maradona sarebbe entrato di diritto nella storia della rivalità tra Argentina e Inghilterra, regalando per una volta la vittoria ai sudamericani, in faccia all’espulsione di Rattin e ai missili della Royal Navy. Quel gol segnato <un po’ con la testa di Maradona ed un altro po’ con la mano di Dio> segnerà la Vendetta e la rinascita del popolo argentino. Dopo quella partita, la nazionale albiceleste batterà il Belgio in semifinale e poi la Germania Ovest in finale, laureandosi campione del mondo dopo 8 anni di attesa. Fu il mondiale della rinascita, il mondiale della “nuova vita” argentina, calcistica e non: una nazionale che si scopriva più pragmatica e difensiva grazie al ct Bilardo, che plasmò una squadra di gregari al servizio del fuoriclasse Maradona. Un Paese che si stava rialzando con il Presidente Augustin, che processò i dittatori sanguinari e risollevò il paese dopo l’assurda guerra contro la Gran Bretagna: quel presidente che risollevò l’Argentina anche <un po’ con la testa di Maradona ed un altro po’ con la mano di Dio>.

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