Milan, Elliott smentisce la rivoluzione:”Fiducia in Fassone e Mirabelli”

Pubblicato il autore: Antonio Guarini Segui
BERGAMO, ITALY - MAY 13: AC Milan CEO Marco Fassone looks on before the Serie A match between Atalanta BC and AC Milan at Stadio Atleti Azzurri d'Italia on May 13, 2017 in Bergamo, Italy. (Photo by Emilio Andreoli/Getty Images)

(Photo by Emilio Andreoli/Getty Images © scelta da SuperNews)

Milan, Elliott smentisce i contatti con Marotta. Il fondo Elliott, attraverso una nota affidata all’ANSA, ha tenuto a smentire alcune indiscrezioni di giornata secondo le quali avrebbe iniziato le manovre per un nuovo management del Milan e nega di: “Aver contattato manager del calcio per ruoli dirigenziali nel Milan”.  Elliott, secondo quando apprende riferisce l’agenzia, ha il massimo rispetto per l’attuale management del club rossonero a cui è affidata la guida della società. Il fondo Elliott, va ricordato, è il principale creditore del Milan vantando un credito di 303 milioni di euro più interessi che è stato elargito, attraverso un prestito-ponte, alla Rossoneri Sport di Yonghong Li che dovrà restituire la cifra entro il 15 ottobre.

Milan, l’indiscrezione sulla coppia Marotta-Maldini<7h2>

Milan, rivoluzione in vista? L’incertezza regna sovrana a Casa Milan. I rossoneri attendono la sentenza UEFA, prevista tra il 15 e il 20 giugno. L’esclusione dall’Europa League sembra inevitabile, così come il successivo ricorso al Tas di Losanna in cerca di clemenza. Ma la situazione societaria è decisamente magmatica. Yonghong Li avrebbe trovato un socio di minoranza, italiano, pronto a investire 50 milioni di euro nel club. L’identità di questo soggetto è sconosciuta, ma potrebbe venir fuori nei prossimi giorni. Parallelamente Elliott sta battendo piste alternative. Se Mister Li non dovesse onorare tutti gli impegni economici fino alla fine di giugno, allora gli americani avranno un ruolo di primissimo piano nel Milan. Tanto che il fondo di investimento a stelle e strisce starebbe già valutando dei profili per il nuovo management rossonero.

Elliott, secondo quanto rivela il Corriere dello Sport, avrebbe già preso contatti con Beppe Marotta e Paolo Maldini. Potrebbero essere loro a guidare il Milan dell’era post-cinese. Siamo chiaramente a livello di indiscrezioni, ma è altrettanto vero che gli americani si stanno guardando intorno. Il fondo di investimento non sarebbe soddisfatto dell’operato di Marco Fassone e Massimiliano Mirabelli. A rischiare sarebbe soprattutto l’attuale amministratore delegato rossonero, uomo di fiducia di Yonghong Li. Come detto la situazione a Casa Milan è magmatica. In costante movimento e pronta ad esplodere. Proprio come un vulcano. Sperando che la lava non bruci quanto di buono fatto negli ultimi 12 mesi.

Milan, un altro cambio di mano per i rossoneri?

L’era cinese è cominciata neanche 14 mesi fa. Il 13 aprile 2017 il Milan è passato dalle mani di Silvio Berlusconi a quelle di Yonghong Li. Il primo presidente cinese della storia milanista ha dovuto sempre confrontarsi con tanta ostilità, della stampa italiana e internazionale. Mister Li ha onorato tutto i suoi impegni economici, ma non ha convinto a pieno della sua solidità economica. I più diffidenti sono i signori della UEFA, che infatti hanno bocciato prima il Voluntary Agreement e poi anche il Settlement Agreement. Una situazione che mette rischio la partecipazione del Milan alla prossima Europa League.

L’ultima volta che i rossoneri sono stati esclusi dalle Coppe Europee è stato nel 1991, dopo la famosa notte dei riflettori al Velodrome di Marsiglia. Roba di quasi 30 anni fa e per ragioni totalmente diverse da quelle odierne. Ma se tra un mese Elliott diventa il padrone, temporaneo, del Milan cosa può davvero accadere? Saremo in pieno calciomercato e i rossoneri dovranno muoversi con dirigenti che magari saranno rimossi da lì a poco. I nomi di Marotta e Maldini potranno pesare sull’operato di Fassone e Mirabelli. La forza dell’epoca d’oro berlusconiana, almeno fino al 2011, è stata la continuità. Stessa proprietà, stesso amministratore delegato, stesso direttore sportivo, capitani e allenatori di lungo corso. Oggi a poco più di un anno dalla rivoluzione cinese può di nuovo cambiare tutto. In mezzo ci sono i tifosi, che sono sempre più disorientati davanti alla marea di chiacchiere intorno alla propria squadra del cuore. Loro non cambieranno mai, perché l’amore verso il Milan non si compra e non si vende. Mai.

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