Cagliari, il progetto del nuovo stadio fa sognare i tifosi. Consorzio Sportium pronto alla costruzione

Pubblicato il autore: Davide Visioli Segui
CAGLIARI, ITALY - DECEMBER 09: Leonardo Pavoletti of Cagliari celebrates his goal 2-2 during the Serie A match between Cagliari Calcio and UC Sampdoria at Stadio Sant'Elia on December 9, 2017 in Cagliari, Italy. (Photo by Enrico Locci/Getty Images)

Si avvicina per il Cagliari il grande salto di qualità. Getty Images ©

Era il 14 dicembre 2017, quando il Cagliari Calcio, poneva fine alla prima fase del lungo e difficile percorso, originato allo scopo di radunare e concentrare le idee, le visioni, gli orientamenti atti a costituire e garantire nel tempo la nuova casa alla città, opera che ormai si attende da oltre un decennio.
In questo contesto, già oltre 12 mesi fa, la società di Via Mameli guidata da Tommaso Giulini, istituì una “gara” tra grandi studi di ingegneria e architettura, con la partecipazione straordinaria di profili internazionali di grande rilievo del settore, per arrivare a determinare una base di progetto, sulla quale edificare le necessarie migliorie, con i relativi iter burocratici da seguire.

Restando all’epoca dei fatti, il concorso risultò vincente per 3 delle 25 proposte pervenute al sodalizio rossoblù.
Le migliori visioni che superarono la selezione furono quelle di Tractebel Energie, J+S con One Works e Sportium. Inizialmente i progetti basati sulle normative Uefa 4, prevedevano un impianto da soli 21000 posti tutti al coperto, sulla scia di modelli ispirati agli stadi inglesi e tedeschi.
A questo quadro fece da cornice, lo scenario mozzafiato quale la perla naturalistica del Mediterraneo, incastonata nell’intera area di Sant’Elia, dalla passeggiata a mare al porticciolo di Su Siccu, fino alla vista sul Golfo degli Angeli.
Un’intera area riqualificata da un’unico grosso progetto che prevedeva anche un museo della storia rossoblù, ristoranti e bar, aree dedicate a famiglie e tifosi, divertimenti e servizi di ogni genere, atti a rendere l’intera superficie fruibile 7 giorni su 7.

Tractebel Energie, società ingegneristica del gruppo Engie (meglio conosciuta nel settore dell’energia), aveva come partner del progetto lo studio di architettura polacco Jsk Architekci.
J+S e One Works, società di consulenza e progettazione, poteva contare sulla collaborazione dei portoghesi Gonçalo Byrne e João Nunes di Deerns e dello studio Majowiecki.
Infine Sportium, società consortile che raggruppava soci quali Progetto CMR, Ideas, B&L e David Manica, archistar americana specializzata nella progettazione di stadi e arene in tutto il mondo (come al tempo fu per gli amici cagliaritani Dan Meis, altra grande archistar, coinvolta maldestramente nel tentativo di progettazione della nuova casa rossoblù, ma fugace e sfuggente visione nelle narrazioni di una storia che tra pieghe e nodi irrisolti ancora oggi risulta difficile da comprendere e da mandar giù, nella calda primavera 2014, celebre per l’ormai storico passaggio di consegne tra Cellino e Giulini). Manica è anche al centro del progetto per la futura costruzione del nuovo Camp Nou di Barcellona.

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Venne poi il 16 aprile 2018, altra data importante per la recente storia rossoblù.
Un momento ed anche un monito, sulla strada tracciata e sulle ambizioni sognate, nel quale le 3 società prese in esame per aggiudicarsi l’appalto per la progettazione del nuovo stadio, secondo visioni innovative, ultramoderne ed ecocompatibili, si sono date “battaglia”, in una competizione ad alti livelli di idee e qualità, fino alla seguitissima diretta social media, della presentazione dei concept, una più suggestiva dell’altra.
La scelta del club di Via Mameli, come è ormai storia, cadde su Sportium, con la benedizione dei tifosi che sono stati sapientemente coinvolti sin dall’inizio (ma anche dei media e delle istituzioni), sulla decisione finale.
Il concept di Sportium, in quella circostanza esteso ai 24000 posti (su indicazione espressa da Mario Passetti dg rossoblù), non solo ottenne il favore del pubblico, che a larga maggioranza scelse questa avveniristica versione di stadio, ma ebbe anche il merito di farsi trovare “pronto”, rispetto ai suoi rivali, adattandosi perfettamente a tutte le esigenze tecniche e valutative sul piano dell’impatto ambientale.

E fu così che, nel corso di questa annata, culminata con una sofferta salvezza, la società di Tommaso Giulini rendendosi ancor più conto del grado di ambizione e di aspirazione dei tifosi che in larga misura risposero sempre presente, non facendo mancare il proprio attaccamento alla causa rossoblù nella Sardegna Arena (l’attuale impianto provvisorio), decise saggiamente di espandere la capienza prima dai 21000 ai 24000, per giungere in via del tutto eccezionale, come la cronaca di questi giorni ormai ci racconta, ai 25200, espandibili ufficialmente nei tanto agognati 30000 posti, sogno di una notte di mezza estate a tinte rossoblù.
E’ proprio di ieri infatti, la presa di posizione del Cagliari Calcio, che avendo precedentemente affidato già l’incarico al consorzio Sportium, per la progettazione del nuovo stadio, le affida un altro ulteriore compito non meno importante: revisionare il progetto per consentirne l’ampliamento fino alla quota di 30mila posti.
L’obiettivo principale è quello di adeguare la casa del Cagliari agli standard tipici previsti per grandi eventi (in primis gli Europei del 2028, su cui l’Italia punta). Ma appare del tutto evidente che l’obiettivo non sia solo quello di assecondare i propositi della FIGC.

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Alle ambizioni della Federazione Italiana Giuoco Calcio, si sommano quelle di una proprietà che dal suo massimo esponente in giù, ha intuito le potenzialità dell’investimento e le capacità di Cagliari.
L’intento è quello di restituire alla Sardegna un gioiello che in proiezione futura, al costo di uno sforzo economico superiore all’idea prevista inizialmente (si parla di 68 milioni di euro), potrà ripagare per i sacrifici economici sostenuti in questo periodo.
Il prossimo obiettivo è fissato per il 30 settembre 2018, data a cui farà seguito il progetto esecutivo dell’impianto.
E mentre il Cagliari cerca giustamente di fare le cose in grande, i tempi di consegna come inevitabile che sia, si allungano. Dall’iniziale ipotesi datata 2020, anno del centenario della storia rossoblù, si passerà con ogni probabilità tra 2021 e 2022.
Oggi il consorzio Sportium ha impresso ulteriore linfa al lavoro alacremente svolto finora, alimentando l’interesse degli appassionati. Si va dai materiali, ai colori che si abbinano con città, mare e aree verdi, ai servizi di ospitalità, divertimento e ristorazione.

Come illustrato all’Ansa, dal presidente di Sportium Giovanni Giacobone: “Il nostro obiettivo è quello di dare vita ad una vera e propria smart arena perfettamente integrata nell’ambiente esterno. Il progetto si caratterizza per il forte legame con il contesto, la flessibilità e la sostenibilità. L’impianto è prima di tutto uno stadio di calcio pensato per i tifosi, studiato per favorire la migliore visione del gioco e per creare un effetto muro di tifo di impatto. Il calcio non è però l’unico e solo grande protagonista: la nuova struttura includerà anche ampi spazi complementari e multifunzionali. Vogliamo che il nuovo stadio di Cagliari possa diventare l’orgoglio dei tifosi, della città e della squadra, un punto di eccellenza da ammirare e imitare”.
Tutte queste, ora sembrano solo parole, numeri e cifre, in realtà le parole, i numeri e le cifre possono raccontare solo una parte, una frazione della storia di questo club, che negli ultimi 25 anni è passato da un deciso ridimensionamento e da una passiva rassegnazione, disperdendo un grande patrimonio umano e di “tifo”, dal mondo del calcio.

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Questa grande opera architettonica e futuristica, rappresenta il tentativo di innalzarsi dall’iniquità, che per troppo tempo ha tenuto in scacco l’intero ambiente, collocandosi dunque su uno scenario che va ben al di là delle sole logiche matematiche, statistiche o economiche.
Nonostante l’impegno economico di 68 milioni di euro non sia certamente trascurabile, lo stadio che verrà si colloca come simbolo di riscatto sociale e identitario, foriero di vigore per la città e crescita per l’intero ambiente.
Una città, una società, una squadra, ed un pubblico che ritroverebbero nel solco della tradizione, una spinta ad affermarsi, un’autostima capace di rinnovare antiche ambizioni, di un club che ha segnato un’epoca in Italia e che fino a pochi anni fa vantava la 6° tifoseria in Italia.
Numeri, fatti, storia e considerazioni che forse anche il direttore generale del Cagliari Mario Passetti, ha finito per far proprie. Come anche il più scettico tra i tifosi.
Ci è voluto tempo, ci vorrà ancora qualcosa, ma alla fine la strada è tracciata. Tutto questo è il simbolo che verrà.

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