L’addio di Marchisio dopo 25 anni in bianconero. Gli uomini passano, la Juventus resta.

Pubblicato il autore: Alessio Prastano Segui
TURIN, ITALY - OCTOBER 25: Claudio Marchisio of Juventus in action during the Serie A match between Juventus and Spal on October 25, 2017 in Turin, Italy. (Photo by Tullio M. Puglia/Getty Images)

Claudio Marchisio – Foto originale Getty Images© scelta da SuperNews

Sembrava tutto pronto, forse anche un pò chiaramente scontato, che cominciasse un’altra, ennesima stagione con quella stessa maglia sulle spalle, con il bianconero cucito sulla pelle, con quello stesso numero a fare da scudo. Invece no. Claudio Marchisio lascia la Juventus, dopo aver dato tutto l’amore che aveva e che ha per quei colori. Proprio quell’immane sentimento l’ha spinto a lasciare, a rescindere il contratto, mettendo davanti a sé le priorità del club, di un’azienda all’interno della quale, posto per lui ce n’era ben poco.

E’ stato un fulmine a ciel sereno per tutti quei tifosi che sono nati con Marchisio, lo hanno sostenuto, hanno gioito con lui e sono rimasti pietrificati dopo quel fatidico Juventus – Palermo. Quel crociato saltato gli ha fatto perdere l’Europeo dell’ultima straordinaria Italia contiana e, di fatto, tutta la brillantezza in campo che il principino aveva mostrato fino a quel momento.
Oggi, i tifosi bianconeri restano impassibili, davanti ad un altro illustre addio, probabilmente il più doloroso dopo Del Piero. Per Buffon, in molti hanno versato lacrime, è vero. Ma un intero quarto di secolo in bianconero non equivale ad ingerire una caramella alla menta.
Nel corso della sua vita al servizio della Juventus, Claudio Marchisio è stato uno dei pochissimi ad incarnare quella juventinità, della quale bisogna concepirne il senso profondo, altrimenti è inutile parlarne. Mai una parola fuori posto, sempre a disposizione di Deshamps, Ranieri, Ferrara, Zaccheroni, Conte ed Allegri, per non trascurare gli altri allenatori delle squadre giovanili. Bianconero dentro e fuori.

Nella mente di tutti, più di ogni altro bagliore, resta quel 5 dicembre 2009, quando un controllo di destro-sinistro fece esplodere l’ex stadio Olimpico di Torino durante Juventus – Inter, terminata 2-1, grazie alla prodezza di Marchisio. Non solo, facendo un balzo in avanti, i ricordi possono fermarsi al 2 ottobre 2011: il primo anno dello Juventus Stadium, in cui il principino regalò una doppietta nel finale, che permise alla squadra del primo Antonio Conte di stendere il Milan campione d’Italia.
Queste, e tante altre ancora, sono le immagini che Claudio, e tutti i suoi tifosi, staranno ricordando in queste ore, dopo aver letto quel post su Instagram, in un risveglio che molti speravano avvenisse il più tardi possibile. In quella foto da bambino, c’è tutta l’essenza di un ragazzo, divenuto uomo, che non ha mai smesso di amare quella maglia; e proprio per la stessa maglia, per gli stessi colori, oggi lascia un mondo appartenutogli ben venticinque anni. Nel mezzo una stagione ad Empoli, per farsi le ossa e tornare a casa dal 2009, per essere il faro di un centrocampo che lo ha visto vincente, ma anche sconfitto in due finali di Champions League.

La Juventus è il simbolo di un calcio sempre più in evoluzione. E’ un’azienda che non può permettersi di restare aggrappata ai suoi stendardi. Juventus è un ciclo infinito, in costante evoluzione e rinnovamento. Per questo motivo, l’ormai ex numero 8 bianconero ha deciso di lasciare. Non c’era più posto per lui in mezzo al campo, dove quest’anno è arrivata gente di livello e in cui ci sono giovani pronti a crescere, raccogliendo l’eredità di Marchisio.
Oggi si chiude un libro e se ne riaprirà un altro, già da domani, prima gara del nuovo campionato, a Verona contro il Chievo. Gli uomini passano, la Juventus resta.

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